Sei qui: Home » Libri » Autori » Il Premio Pultizer 2022 Joshua Cohen, un nuovo approccio per raccontare la storia
libri da leggere

Il Premio Pultizer 2022 Joshua Cohen, un nuovo approccio per raccontare la storia

Prima tappa di presentazione del tour italiano, Joshua Cohen è stato a Pordenonelegge per presentare "I Netanyahu" (Codice), vincitore del Premio Pulitzer 2022.

Prima tappa di presentazione del tour italiano, Joshua Cohen è stato a Pordenonelegge per presentare “I Netanyahu” (Codice), vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nel 2022.

La trama del libro di Joshua Cohen

Corbin College, Stato di New York, inverno del 1959. Ruben Blum, professore di storia, viene incaricato di guidare e accompagnare per un weekend uno studioso israeliano che l’università sta valutando di assumere: Ben-Zion Netanyahu, padre di quel Benjamin che alcuni decenni dopo diventerà primo ministro di Israele. L’incontro con la famiglia Netanyahu sconvolgerà la tranquilla esistenza di Ruben, costringendolo a tornare in contatto con le sue radici ebraiche più profonde, da cui per tutta la vita ha cercato di affrancarsi. Liberamente ispirato a una storia vera raccontata a Cohen dal famoso critico letterario Harold Bloom, “I Netanyahu” è un campus novel, una commedia dissacrante, una lezione di storia, una conferenza accademica, una polemica sul sionismo, una riflessione sui conflitti culturali e religiosi degli ebrei americani e sulle vulnerabilità dei discorsi identitari.

Un nuovo approccio per raccontare l’autocrazia

Nato in una famiglia ebraica a Somers Point, Joshua Cohen è cresciuto ad Atlantic City. Prolifico saggista, ha scritto per quotidiani e riviste di alto profilo, tra cui The New York Times, The London Review of Books e The New York Observer. Tra il 2005 e il 2018 ha pubblicato cinque raccolte di saggi e racconti.

“Sono partito – dice Cohen – da un aneddoto minore raccontato dal critico letterario Harold Bloom e per superare gli anni di Trump e poi quelli della pandemia avevo bisogno di leggerezza e di un dettaglio marginale ma con dei riflessi importanti. Non era intenzione di Bloom darmi informazioni circostanziati perché io facessi un libro: sono stato io poi a raccogliere i dati che ho ho trasformato in una intermediazione perché è brutale scrivere direttamente di una persona. Ho cambiato metodo: mi sono reso contro che il metodo giornalistico per descrivere persone autocratiche come Trump o Netanyahu finisce per dare loro una sorta di fascinazione, invece prendendo il tema alla lontana, per esempio qui partendo dalla famiglia si consegue un ritratto a tutto tondo e più efficace.”

“Sono andato alla ricerca di un approccio diverso – rivela ancora Cohen – perché, durante l’era Trump, non ero più partecipe di quello che stava succedendo negli Stati Uniti ed ero in una mia bolla protettiva, terminata la doppia emergenza ho preso atto che il lavoro del romanziere è creare un mondo parallelo rispetto alle violenze del mondo contemporaneo.”

Si è conclusa l’era Netanhayu? “Come per Trump – dice Cohen – aldilà del ritorno di lui o di Bibi al potere, è il loro metodo a piacere a milioni di persone e perciò a prescindere dal nome che assumono di volta in volta, l’agenda ideologica rimarrà. Ne è prova anche la sua reazione al libro, che ha sicuramente letto”.

Due ex premier israeliani Ehud Olmert e Benyamin ‘Bibi’ Netanyahu si sono infatti fronteggiati in tribunale in un processo che ha visto il primo accusato di diffamazione dal secondo che ha chiesto un risarcimento di oltre 200 mila euro. Olmert è stato portato alla sbarra per due sue interviste dell’aprile dello scorso anno nelle quali aveva definito la famiglia di Netanyahu “malata di mente”. “Tra le prove – conclude Cohen – c’è stato anche il mio libro che Bibi conosceva e di cui non ha voluto leggere il passo relativo alla madre che secondo lui ‘parlava un perfetto inglese’ ed invece, nel romanzo non è cosi. Un colpo di teatro, degno di lui. Certamente non gli è piaciuto che parlassi della sua famiglia e del padre che gli preferiva l’altro figlio Yoni, ucciso in azione durante l’operazione Entebbe in Uganda e così lui si è trovato a raccogliere la pesante eredità del figlio primogenito.”

Alessandra Pavan

© Riproduzione Riservata