Il poeta e scrittore milanese Nanni Balestrini è morto

Si spento lo scrittore e poeta Nanni Balestrini, una delle voci milanesi di maggiore impatto, a causa del suo impegno politico
Il poeta e scrittore milanese Nanni Balestrini è morto

MILANO – Si è spento all’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, dopo un periodo di malattia, uno degli autori milanesi più spiazzanti del nostro tempo, come lo ha definito il Sindaco Beppe Sala, Nanni Balestrini. Nato il 2 luglio 1935 a Milano scrisse numerose poesie sperimentali e romanzi di successo, spesso impegnati a proposito delle lotte degli anni Sessanta e degli anni di piombo, come per esempio Vogliamo tutto, che è diventato il libro manifesto di un intero periodo. Infatti è la storia di un operaio del Sud Italia che migra al Nord per cercare nuove opportunità di lavoro e che, dopo varie vicissitudini, verrà assunto tra gli operai della Fiat e comincerà a partecipare alle lotte operaie.

Oggi se ne è andato Nanni Balestrini, uno degli autori e scrittori milanesi più spiazzanti del nostro tempo. Una voce indipendente, coraggiosa e spesso fuori dal coro che ci mancherà molto

Vi proponiamo qua di seguito, per commemorarlo, alcune delle sue poesie più belle.

Apologo dell’evaso (da I Novissimi. Poesie per gli anni ’60)
La massima della mia azione difforme,
infausto al popolo il fiume
che al cinema videro spopolare

il delta, i fertilissimi campi
e i più nocivi insetti (chiara
minaccia ai vizi dei governanti!)

Fra i pampini ovunque liberi testi poetici
galleggiavano, gonfi – e si fa vano
l’ufficio dello storicò. Ma saremo

a lungo preservati dal morso
del tafano azzurro, da iniezioni
di calciobromo, dall’unghie della zarina?

Lucenti strani corpi
violano il cielo; sbanda
il filo di formiche diagonale

nel cortile riemerso; ancora
il sole sorge dietro
la Punta Campanella incustodita

dai finanzieri corrotti e un argine
ultimo crolla. Lode
a un’estate di foco. S’io fossi

la piccola borghesia colata
nelle piazze fiorite e nei dì
di festa che salvi c’ignora

dalla droga e dalla noia per un po’
d’uva lavata in mare
presso la marcia catapulta; rifugiati

al primo tuono nelle gelaterie – chi fuggirei?
Passato il temporalaccio d’agosto
i graspi giungono a riva

fra i remi ai contrabbandieri salpati
nel novilunio e anzitutto conviene
(usciti dal vico cieco chiamammo

e orme erano ovunque
dell’abominevole uomo delle nevi)
fare l’amore intanto

che sui porti la Via Lattea dilata.
Il Po nasce dal Monviso;
nuvole… ma di ciò, altra volta.

43. (da Blackout e altro)
sugli spalti si accendono migliaia di fiammelle
tutti ti guardano tutti guardano tutti
la sua musica la sentivamo come nostra una rottura delle regole del gioco
ma forse si rompeva gia` prima all’interno di ciascuno
la sua voce irriducibile come la tua alla rassegnazione per tutto cio` che di disumano ti circonda
passando tra i corpi inquieti percorrendo quasi di corsa tutto lo spazio tornando indietro
se una nuova vocalita` puo` esistere deve essere vissuta da tutti e non da uno solo
con tanta rabbia
dentro di me sale la rabbia sorda che mi hai svegliato tu un mondo che non ho
alzandomi in piedi mi raggiungevano folate di vento e di musica che sembravano arrivare direttamente dal centro del cielo
noi inadeguati senza armi senza trappole con le candeline accese
ora si sta avvicinando un gran temporale lampi all’orizzonte sul mare e sulla linea del bosco

Prologo Epico (da Il pubblico del Labirinto)
Eccomi qua ancora una volta
seduto di fronte al pubblico della poesia
che seduto di fronte a me benevolmente
mi guarda e si aspetta la poesia

come sempre io non ho niente da dirgli
come sempre il pubblico della poesia lo sa benissimo
certamente non si aspetta da me un poema epico
visto anche che non ha fatto niente per ispirarmelo

l’antico poeta epico infatti come tutti sappiamo
non era il responsabile della sua poesia
il suo pubblico ne era il vero responsabile
perché aveva un rapporto diretto

con il suo poeta
che dipendeva dal suo pubblico
per la sua ispirazione
e per la sua remunerazione

la sua poesia si sviluppava dunque
secondo le intenzioni del suo pubblico
il poeta non era che l’interprete individuale
di una voce collettiva che narrava e giudicava

questo non è certamente il nostro caso
non è per questo che siete qui oggi in questa sala
purtroppo quello che state ascoltando non è
il vostro poeta epico

e questo perché da tanti secoli
come tutti sappiamo
la scrittura prima
e successivamente la stampa

hanno separato con un muro di carta e di piombo
il produttore e
il consumatore della poesia scritta
che si trovano così irrimediabilmente separati

e perciò oggi il poeta moderno
non ha più un suo pubblico da cui dipendere
da cui essere ispirato e remunerato
solo pubblici anonimi e occasionali

come voi qui ora di fronte a me
non più una voce collettiva
che attraverso la sua voce individuale
racconta e giudica

il suo rapporto col pubblico ha perso ogni valore dicono
non gli rimane che concentrare il suo interesse
sui problemi dell’individuo singolo
sui suoi comportamenti particolari

il poeta moderno è autosufficiente
praticamente mai remunerato
non pronuncia alcun giudizio
ciò che conta per lui ci dicono

è soltanto il suo
immaginario
le sue ossessioni consce
e inconsce

perché per lui non esiste ci dicono
che l’individuo come singolo
irriducibilmente diverso
e separato dagli altri

e così il poeta moderno
solo
o anche davanti al pubblico della poesia
dialoga individualmente con la sua poesia

la immagina naturalmente come un’affascinante signorina
e vorrebbe che anche voi la immaginaste così
che si trova in questo momento qui di fianco a lui
cioè a me e cioè dunque lì di fronte a voi.

© Riproduzione Riservata