A Cagliari fino a domenica

Parte oggi il “Marina Cafè Noir – Festival di Letterature Applicate”

Quattordicesima edizione per il festival cagliaritano. Tra gli ospiti Alan Pauls, Rita Indiana, Sam Millar, Wu Ming, Karim Franceschi, Marco Missiroli, Paco Roca, Elena Varvello e altri
Parte oggi il "Marina Cafè Noir - Festival di Letterature Applicate"

MILANO – Da oggi fino a domenica 4 settembre torna a Cagliari il Marina Cafè Noir – Festival di Letterature Applicate: Sconfinate Utopie è il tema della rassegna che taglia quest’anno il traguardo della quattordicesima edizione. La formula del Festival, la sua attitudine, rimane quella di una manifestazione popolare e gratuita, stradaiola e libertaria, che animerà il cuore della città, tra il Terrapieno e il Giardino sotto le mura, con incontri, dibattiti, reading e concerti. Ospiti internazionali, gli autori italiani più interessanti, gli scrittori sardi più apprezzati e quelli emergenti compongono il cast dell’edizione 2016 del Festival.

 

IL FESTIVAL – La quattordicesima edizione del Marina Cafè Noir si apre all’insegna dell’utopia, del futuro che ci aspetta, di una donchisciottesca visione delle cose che è ancora, a distanza di tanti anni dalle prime, pionieristiche edizioni, la bussola che guida le scelte e orienta le direzioni del gruppo dell’Associazione Chourmo, storico organizzatore del MCN, il decano dei Festival di Letteratura sardi. Il Festival avrà declinati, nelle varie fasce giornaliere, i suoi tanti appuntamenti per oltre cinquanta eventi complessivi. Si comincerà con gli incontri per i più giovani e le famiglie quindi il via agli appuntamenti con i tanti ospiti, alle conversazioni a tema e alle tavole rotonde informali, sino ai momenti più spettacolari in seconda serata con i reading, le sonorizzazioni dei libri, i concerti sempre sul solco di un preciso filone letterario.

 

GLI OSPITI – Non mancheranno, come sempre, gli ospiti internazionali: dal grande scrittore argentino per la prima volta in Sardegna Alan Pauls (da molti considerato l’erede più autorevole della grande letteratura sudamericana), all’astro nascente della graphic novel spagnola Paco Roca; da uno degli autori di noir più acclamati in Francia, Hervè Le Corre, che sta raccontando la parte nera della sua Bordeaux come l’amato Jean-Claude Izzo fece per Marsiglia, alla santodomingana Rita Indiana, figura chiave della letteratura caraibica, leader di una pop-band alternativa e attivista del movimento per i diritti LGBT; da Sam Millar, crime novelist di Belfast che dopo la lunga militanza nell’IRA e una leggendaria rapina a New York, è diventato uno degli autori irlandesi più apprezzati nel genere, al giovane sudamericano Andreas Neuman, per il quale il grande Roberto Bolaño spese parole entusiaste e memorabili. Spazio importante avranno gli autori italiani, portatori di una letteratura capace di confrontarsi con i grandi temi e con le trasformazioni del nostro tempo, da Marco Missiroli ai Wu Ming, da Gianna Coletti a Alessandro Bertante, dai grandi autori isolani di statura internazionale come Michela Murgia, Marcello Fois e Francesco Abate alle nuove voci della letteratura isolana come Cristian Mannu e Mauro Tetti.

 

SCONFINATE UTOPIE – “‘A cosa serve l’utopia? A camminare’. Così, citando il mai troppo compianto Eduardo Galeano, scrivevamo a conclusione dell’editoriale di presentazione dello scorso MCN. E così apriamo quello dell’edizione 2016, la quattordicesima, ribadendo e allargando il concetto, sino a farle diventare sconfinate, le utopie di cui sappiamo e sentiamo di non poter fare a meno, delle utopie che ancora ci spronano al cammino, pena l’immobilità più sventurata. Sì, sono sconfinate le utopie che ci riguardano, che ci riempiono, ma sono sconfinate anche le utopie altrui, quelle, per essere chiari, di milioni di persone in fuga dalla guerra, dalla povertà, da una vita chiusa dalla cappa dell’avidità umana e proiettate verso un diritto di felicità che è di tutti, ma che non tutti possono esercitare. È a loro, spostando l’aggettivo ‘sconfinate’ al verbo imperativo, che verrebbe da suggerire l’oltrepasso di confine, lo sconfinamento necessario che fa diventare il mondo un po’ più giusto, un po’ più bello, quando e perchè in ballo c’è la vita stessa.

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