Le borse dei lettori

Gli oggetti che non possono mancare nella borsa di un lettore

Vi abbiamo domandato quali fossero gli oggetti che proprio non possono mancare nella borsa di un lettore: il quaderno è indispensabile
Gli oggetti che non possono mancare nella borsa di un lettore

MILANO – Ogni lettore che si rispetti è innamorato, geloso dei propri libri, tanto che a fatica se ne separa: nello zaino che porta con sé per andare al lavoro, nella valigia per andare in vacanza, nella borsetta per andare dal dottore, è sempre presente almeno un libro, che per ogni evenienza ci possa salvare dai momenti morti, o ci possa far evadere dalla situazione che si sta vivendo, suggerendoci spunti di riflessione o punti di vista differenti. Ma quali sono gli oggetti che proprio non possono mancare nella borsa di una lettrice, oltre ai libri? Ve l’abbiamo dunque domandato ed ecco quali sono stati i vostri riscontri.

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Cosa non può mancare nella borsa di un lettore?

Ponendovi il quesito “cosa non può mancare nella borsa di una lettrice?“, avete risposto in modo curioso e divertente, menzionando gli indispensabili occhiali ( “…Gli occhiali, per continuare appena si può la nostra lettura!..una persona che legge lo fa in qualunque luogo!“, risponde Vicky D.), che permettono di leggere in ogni situazione, o ai segnalibri, i soldi necessari per comprare, un po’ alla volta, i libri che abbiamo inserito nella nostra lista dei desideri, e, per i più avventurosi la torcia o una lucina portatile per leggere nelle situazioni più estreme ( “lucina…per leggere anche al buio“, scrive Stefania T.). Ma ciò che più spesso compare sono la matita, un quadernino, che funge anche da diario, o un pezzetto di carta per annotare i pensieri e le ispirazioni (“Una matita e un pezzetto di carta. Uno che legge può capitare che scriva dovunque…” scrive Antonella G.). Cosa avrà di così speciale dunque un semplice quaderno?

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Perché è importante annotare i propri pensieri in un diario o su un quaderno

Portare con sé un quaderno su cui annotare tutto ciò che desideriamo, sui cui riportare le frasi che ci piacciono di più o che meglio ci ispirano tratte dai nostri amati libri, su cui scrivere i nostri pensieri più segreti e personali è molto comune tra gli appassionati di lettere: colorati, piccoli, grandi, simpatici, seri, i quaderni diventano con il tempo dei compagni inseparabili dei lettori. Certo perché anche coloro che non hanno un romanzo da pubblicare nel cassetto della scrivania trovano rilassante e quasi terapeutico scrivere le proprie memorie su un diario personale. Quando il mittente e il destinatario coincidono, scrivere si libera da formalismi e da attenzioni stilistiche, per essere semplicemente istintivo e autentico. Molti scrivono il proprio diario o quaderno per rileggere le proprie memorie e poter essere finalmente oggettivi nei confronti della propria vita: leggere le proprie riflessioni ci aiuta a metabolizzarle e considerarle con maggiore logica. Ma anche possedere una personale collezione di frasi o considerazioni scritte da altri ci aiuta a superare momenti difficili, avendo la possibilità di consultarle quando siamo in difficoltà o quando vogliamo essere ispirati. Un modo pratico di avere i propri scrittori preferiti a portata di mano.

Il diario di Virginia Woolf

Uno dei diari più belli della letteratura è quello di Virginia Woolf: dopo che la scrittrice si tolse la vita, il marito Leonard Woolf decise di raccogliere alcune delle pagine dei vari diari della moglie e il risultato è sorprendente. Aneddoti sulla sua vita, riflessioni, sfoghi, considerazioni sul proprio lavoro, che contribuiscono a farci conoscere in profondità la grande scrittrice inglese. Cosa significava per la scrittrice avere un diario?

Che tipo di diario vorrei fosse il mio? Un tessuto a maglie lente, ma non sciatto: tanto elastico da contenere qualunque cosa mi venga in mente, solenne, lieve o bellissima. Vorrei che somigliasse a una scrivania vecchia e profonda o a un ripostiglio spazioso, in cui si butta un cumulo di oggetti disparati senza nemmeno guardarli bene. Mi piacerebbe tornare indietro, dopo un anno o due, e trovare che quel guazzabuglio si è selezionato e raffinato da sé, coagulandosi, come fanno misteriosamente i depositi di questo genere, in una forma; abbastanza trasparente da trasmettere la luce della nostra vita, eppure ferma, un tranquillo composto che abbia il distacco di un’opera d’arte. Il requisito principale (ho pensato rileggendo i miei vecchi diari) non è fare la parte del censore, ma scrivere come detta l’umore, e di qualunque cosa…” (da Diario di una scrittrice, Virginia Woolf)

 

 

 

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