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Cos’è la maternità secondo Sophie Adriansen, autrice de “La sostituta”

"La sostituta" è il racconto della lotta silenziosa di una donna alle prese con le difficoltà della maternità: il suo istinto materno è lento a manifestarsi e lei fatica a “rientrare” nel proprio corpo, che sente sempre più estraneo.

Marketa è la protagonista de La sostituta, un romanzo a fumetti (Il becco giallo) che tratta il tema della maternità e nato dalle esperienze di due mamme, la scrittrice francese Sophie Adriansen autrice di romanzi e letteratura per l’infanzia e l’illustratrice Mathou, autrice del diario Happy e conosciutissima sul web per il suo blog Crayon d’Humeur.

La maternità secondo Sophie Andersen

“La sostituta” è il racconto della lotta silenziosa di una donna alle prese con le difficoltà della maternità: il suo istinto materno è lento a manifestarsi e lei fatica a “rientrare” nel proprio corpo, che sente sempre più estraneo. Non sa come comportarsi con quel bambino così vulnerabile che le dorme accanto e di cui ora è responsabile. Il suo compagno Clovis rientra immediatamente al lavoro e la lascia cosi sola. Riuscirà Marketa a sentirsi mamma? Ad amare il suo bambino e smettere di desiderare di restituirlo? A pensare che un’altra donna, al suo posto, farebbe meglio di lei? L’edizione italiana è curata dalla dottoressa Chiara Gregori, ginecologa e sessuologa che da ventun anni accompagna le neomamme in tutte le fasi della gravidanza pre e post parto. Abbiamo intervistato l’autrice Sophie Andersen.

Il format Graphic novel fa pensare che il target del libro sia un pubblico giovanile, anche se, almeno in Italia, la prima maternità avviene intorno ai trent’anni. A quali madri si rivolge questo libro? Perché ha scelto il romanzo a fumetti ?

Sophie Adriansen: Il libro é rivolto a tutte le madri , ma non solo . E anche indirizzato agli uomini e alle donne senza figli perché, prima di tutto, é una storia: quella di Marketa e delle sue difficoltà ad affrontare la maternità. Negli anni recenti il format della graphic Novel é molto cambiato e offre molte opportunità, l’ ho scelto proprio perché la sensibilità e le emozioni di Marketa non hanno bisogno di parole ma si traducono più facilmente in immagini. Ne è risultato che, proprio per questo, é stato apprezzato da uomini e donne che hanno appena avuto un bambino e passano notti insonni e per questo motivo faticano ad affrontare un romanzo tradizionale ed invece più facilmente possono condividere una pagina della vita di Marketa.

Ci sono nel molti riferimenti a contesti socio culturali diversi da quelli diffusi nel mondo occidentale. In che modo la gravidanza e la maternità sono influenzati dal multiculturalismo?

Sophie Adriansen: La maternità è un argomento che mi ha affascinato da sempre e soprattutto negli ultimi vent’anni quando siamo venuti più a stretto contatto con altre culture ed allora mi sono chiesta come il periodo post partum sia affrontato in altre realtà. Nel contesto occidentale – Francia o Italia sono simili – le donne sono molto isolate , quando invece in altri paesi esse non sono mai lasciate sole, segno che hanno bisogno di sostegno e che dovremmo ripensare il nostro modello.

I dati della natività in Europa sono davvero bassi: ritiene che sia una connessione con la paura delle donne ad affrontare la maternità?

Sophie Adriansen: Penso che dovunque nella nostra società ci sia una spinta ad avere successo in tutto, soprattutto nel campo lavorativo. E i dati sono impietosi perché mostrano che le donna senza figli hanno più opportunità di far carriera in confronto a chi ha figli e quindi pare che alle donne sia chiesto di scegliere fra famiglia e carriera, opzione che invece non è richiesta agli uomini, segnando ancora una volta una società che discrimina le donne. Se ci fosse più equilibrio non solo tra uomini e donne, ma anche tra famiglie e società la scelta di avere o non avere figli sarebbe affrontata in modo diverso.

Che cosa pensa del fenomeno delle mamme pancine, cioè quelle donne che considerano la maternità e l’allattamento un momento speciale della loro vita tanto da pensare al sesso solo come mezzo di procreazione?

Sophie Adriansen: Penso che essere madre ed essere donne non sia incompatibile. Ritengo anzi che un figlio cresca meglio con una madre che é contenta della sua femminilità: essere madri é un’esperienza meravigliosa che cambia la vita della donna, il suo corpo, le sue relazioni, la sua sessualità tanto da esserci un prima e un dopo nella vita di copia

Maternità come ospitalità, maternità come gratitudine, maternità come creatività. Queste le definizioni della psicologa Silvia Vegetti Finzi, che si occupa di questo tema da lungo tempo. Come commenta queste definizioni?

Sophie Adriansen: L’esperienza del parto inizia con la maternità quando la madre sente che un essere sta crescendo dentro di lei , il che significa fare spazio al proprio figlio dentro il proprio corpo e dentro la propria vita, come una sorta di ospitalità quando si prepara la propria casa per una persona che entra a condividere le proprie abitudini. Ma la maternità é anche un’esperienza miracolosa, anche se scientificamente spiegata, relativa alla continuazione della specie: gratitudine insomma. La maternità, infine, é qualcosa che spinge a cercare inaspettate risorse dentro noi stessi e ad essere creativi ogni giorno, in quanto modifica le nostre abitudini

Perché le donne anziché chiedere aiuto sono più propense a risolvere da sole i loro problemi?

Sophie Adriansen: E’ un problema di considerazione sociale :chiedere aiuto é considerato un elemento di debolezza e la nostra società stigmatizza i deboli . I social network, per esempio, enfatizzano la figura delle super mamme che accudiscono i loro figli, fanno palestra con addominali tonici e riescono a fare la spesa sostenibile e a prepararsi la centrifuga con ingredienti freschi ogni giorno. Dobbiamo ribaltare questo stereotipo

Un ultima domanda sulla figura maschile del libro che è davvero positiva . Purtroppo, invece, nel mondo lo scenario della violenza contro le donna e le discriminazioni cui sono soggette sembra essere molto diverso. Lei è ottimista?

Sophie Adriansen: Volevo proprio rappresentare la famiglia allargata – un modello che sta sempre più prendendo piede – ne La sostituta quando Marketa incontra Clovis: lui ha già due figlie da una precedente relazione . Poi volevo parlare della depressione post partum e dire che può capitare a con un partner presente e attento , l’isolamento o meglio l’ autoisolamento può verificarsi anche all’ interno di una relazione che sta andando bene . E quello che è successo a Marketa ed anche a me. So che esistono uomini solidali e sensibili – ne ho sposato uno – e anche se i dati della violenza contro le donne stanno drammaticamente aumentando, gli uomini buoni esistono per fortuna.

Alessandra Pavan

 

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