la guerra è finita

Lucia Guarano e le storie “scomode” da raccontare

Lucia Guarano è una giornalista freelance, autrice de ''La guerra è finita'', romanzo-inchiesta sul movimento studentesco del 1977

MILANO – Lucia Guarano è una giornalista freelance, autrice deLa guerra è finita. Tra movimento studentesco e lotta armata: il ’77” (pubblicato da Round Robin Editrice), romanzo-inchiesta sul movimento studentesco del 1977. Una storia che racconta gli accadimenti di quegli anni difficili, un capitolo della storia recente spesso troppe volte archiviato, etichettato e censurato. Il romanzo tra inchieste e storie personali propone un punto di vista alternativo da quello che conosciamo per approfondire andando oltre.

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Come nasce l’idea di questo libro?

Nasce sicuramente dal mio interesse per gli anni di piombo e, in particolare, per i fatti legati al movimento studentesco del ’77. Inoltre desideravo raccontare una storia al femminile. Io nel ’77 non ero ancora nata e credo che sia fondamentale per la mia generazione e anche per gli studenti di oggi, conoscere e capire una pagina di storia italiana che ha segnato in maniera indelebile questo Paese.

 

Che ruolo hanno le donne in questa storia?

Mia e Anna sono il fulcro intorno a cui ruota l’intera storia. Sono due amiche, studentesse e militanti all’interno del Movimento studentesco del ’77. A un certo punto, proprio come capitato a tanti altri giovani in quegli anni, sono state costrette a decidere da che parte stare, con la violenza a fare da linea di demarcazione. Ti senti più vicino a Mia o Anna? Sicuramente Mia, l’io narrante della storia. Una giovane donna che viene travolta dalla rabbia sociale, divisa tra l’amicizia per l’amica di una vita, Anna, e il rifiuto della logica di violenza che stava prendendo il sopravvento.

 

Ti sei ispirata a qualcuno di reale per i personaggi principali?

Nessuna persona in particolare. Ho ricostruito come meglio ho potuto i fatti chiave di quell’anno, attingendo a documenti, testi e ispirandomi ai racconti di chi il ’77 lo ha vissuto in prima persona.

 

Si tratta di un romanzo giornalistico d’inchiesta, perché questa scelta stilistica?

Sicuramente, non una scelta facile, ma che è propria della mia vita professionale e mi ha consentito di ricostruire un anno chiave per la storia italiana, fondendo le vicende delle due protagoniste con fatti di cronaca realmente accaduti.

 

Perché la scelta degli anni Settanta?

Perché sono anni dai quali ci sono arrivate tante storie “scomode” da raccontare. E perché sugli anni Settanta e il ’77 in particolare ci sono immense rimozioni. Oggi se ne parla, secondo me, troppo poco. Per questo motivo non lo si conosce a fondo e non lo si capisce, precludendosi così anche una importante fetta di comprensione di quanto accaduto dopo.

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