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“La stanza numero 30”, Ilda Boccassini racconta l’amore per Giovanni Falcone

Sta facendo discutere l'uscita dell'autobiografia di Ilda Boccassini, nella quale il magistrato racconta il suo amore per di Giovanni Falcone. Francesca Barra: "Mancanza di rispetto verso Francesca Morvillo"

E’ uscito in questi giorni La stanza numero 30, libro autobiografico di Ilda Boccassini, uno dei magistrati più noti in Italia. Nel libro l’autrice racconta le gioie e i dolori degli anni trascorsi nel lottare contro la mafia, buona parte dei quali al fianco di Giovanni Falcone. Proprio all’interno di questo libro, Ilda Bocassini racconta il suo amore platonico per il giudice antimafia ucciso il 23 maggio del 1993, nella Strage di Capaci, da Cosa nostra.

L’autobiografia di Ilda Boccassini

Arrivata nel 1979 alla Procura di Milano, Ilda Boccassini capisce da subito che la vita non sarà facile. Troppe donne, tuona l’allora procuratore. E il «Corriere della Sera» il giorno stesso scrive che «il lavoro inquirente poco si adatta alle donne: maternità e preoccupazioni familiari male si conciliano con un lavoro duro, stressante e anche pericoloso». Inizia così un corpo a corpo di Ilda “la rossa” dentro e fuori la Procura che durerà fino al giorno della pensione, nel 2019.

La lotta contro la mafia

Il lavoro duro ma entusiasmante del primo periodo, i successi con Giovanni Falcone nell’indagine Duomo Connection, che per la prima volta svela all’Italia l’esistenza della mafia a Milano. E poi il giorno in cui tutto finisce e tutto comincia: il 23 maggio 1992, lo squarcio sull’autostrada per Capaci. Si parte allora per la Sicilia, a indagare su quelle morti, sconsigliata da tutti, perseguitata dal senso di colpa per i figli lasciati a Milano, ma è necessario provare a capire e a dare giustizia. Il ritorno a Milano è già Seconda Repubblica e sarà segnato dai processi a Berlusconi, Imi-Sir, Lodo Mondadori, Toghe sporche. E con quei processi l’inizio di una campagna d’odio durata decenni, fino ai processi degli anni Duemila per il caso Ruby. In queste pagine gli avvenimenti si ripercorrono da uno straordinario punto di vista, quello di una donna libera dentro e fuori la Procura, con la forza di pochi e la fragilità di tutti.

L’amore per Giovanni Falcone

Conosciuto negli anni ’80, Ilda Bocassini racconta nel libro come fu da subito affascinata dalla figura di Giovanni Falcone. “Me ne innamorai. È molto complicato per me parlarne – scrive -. Sicuramente non si trattò dei sentimenti classici con cui siamo abituati a fare i conti nel corso della vita. No. Il mio sentimento era altro e più profondo, non prevedeva una condizione di vita quotidiana, il bisogno di vivere l’amore momento per momento. Ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia, che capivo essere più importante di tutto il resto. Sapevo di non poter condividere con lui un cinema o una gita in barca, pur desiderandolo, ma non ero gelosa della sua sfera privata, né poteva vacillare la mia. Temevo che quel sentimento potesse travolgermi. E così in effetti sarebbe stato, perché lo hanno ucciso”.

Le polemiche

Il racconto di Ilda Bocassini legato al suo rapporto così particolare con Giovanni Falcone sta facendo discutere non poco. Francesca Barra, giornalista che ha scritto la biografia del giudice Falcone, è voluta intervenire nel dibattito con diversi post sui social. “Giovanni Falcone era sposato con Francesca Morvillo che ha perso la vita perché era accanto a lui durante l’attentato – scrive sul suo profilo Facebook Francesca Barra – E non credo che la Boccassini, per vendere un libro, possa raccontare così liberamente della sua relazione con il Giudice, infangando la memoria di una moglie. Trovo così leggero il modo con cui stanno riportando i giornali alcuni suoi racconti e poco rispettoso. Come se fosse tutto normalizzato in questo cazzo di Paese, anche le corna fatte ad una vittima. Doppiamente vittima a questo punto, che nemmeno può tirarle una scarpa in faccia.”

Sempre la Barra a poche ore di distanza torna sull’argomento così. “Giovanni Falcone era un uomo così discreto che, come mi ricorda sua sorella Maria nella biografia che ho scritto con la sua testimonianza, non informò i familiari delle nozze con Francesca, se non tempo dopo. […] A me non interessa se sia vero che Ilda Boccassini sia stata avvinghiata al giudice tutta la notte ad ascoltare Gianna Nannini, se l’abbia amato corrisposta, se l’abbia tenuto per mano nuotando o leggere i commenti che le rivolgeva sui suoi capelli. Non mi interessa la risposta al suo interrogativo che oggi rimbalza sui giornali: “Cosa sarebbe successo fra noi se fosse ancora in vita?” Sei un giudice, chiedi cosa sarebbe successo al Paese se un Gigante come lui, le vittime che l’hanno protetto e i loro familiari, fossero ancora in vita! Mi interessa di più preservare l’onore di un uomo che in vita ha scelto con chi vivere. E di una donna, sua moglie Francesca Morvillo, che pur conoscendo l’altissimo rischio che rappresentava viaggiare e vivere accanto al marito, ha dato la vita per lui. Questo è sacrificio, è amore, è ciò che resta. Questo fa bene al Paese e alla loro memoria, alle vittime. […] Se rivesti un ruolo così delicato, se getti ombre su una relazione matrimoniale che nella memoria di questo Paese rappresenta un simbolo e lo sminuisci con racconti quasi adolescenziali, non meriti indulgenze: hai sbagliato.”

 

 

 
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