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Maturità 2022

“La sola colpa di essere nati”, il libro scritto da Liliana Segre e Gherardo Colombo

“La sola colpa di essere nati” è un libro scritto a 4 mani da Gherardo Colombo e Liliana Segre. Di cosa parla l’estratto uscito alla prima prova dell’esame di Maturità 2022?

Fra le tracce oggetto della prima prova di Maturità 2022 c’è un estratto di “La sola colpa di essere nati”, un libro, edito Garzanti, scritto a 4 mani dall’ex PM di “Mani Pulite” Gherardo Colombo e dalla Senatrice Liliana Segre.

L’estratto di “La sola colpa di essere nati” è stato inserito nella traccia d’esame di tipologia B, quella dedicata all’analisi e alla produzione di un testo argomentativo di carattere storico-politico. Nello specifico, compito dei maturandi era quello di esporre le proprie considerazioni sul tema delle leggi razziali promulgate in Italia nel periodo fascista, nonché di riflettere sulla società odierna, contestualizzando la traccia, e su coloro che vengono considerati “gli ultimi”. 

“La sola colpa di essere nati”, il testo oggetto della traccia d’esame

“Quando, per effetto delle leggi razziali, fui espulsa dalla scuola statale di via Ruffini, i miei pensarono di iscrivermi a una scuola ebraica non sapendo più da che parte voltarsi. Alla fine decisero di mandarmi a una scuola cattolica, quella delle Marcelline di piazza Tommaseo, dove mi sono trovata molto bene, perché le suore erano premurose e accudenti.

Una volta sfollati a Inverigo, invece, studiavo con una signora che veniva a darmi lezioni a casa. L’espulsione la trovai innanzitutto una cosa assurda, oltre che di una gravità enorme! Immaginate un bambino che non ha fatto niente, uno studente qualunque, mediocre come me, nel senso che non ero né brava né incapace; ero semplicemente una bambina che andava a scuola molto volentieri perché mi piaceva stare in compagnia, proprio come mi piace adesso. E da un giorno all’altro ti dicono: «Sei stata espulsa!». È qualcosa che ti resta dentro per sempre.

«Perché?» domandavo, e nessuno mi sapeva dare una risposta. Ai miei «Perché?» la famiglia scoppiava a piangere, chi si soffiava il naso, chi faceva finta di dover uscire dalla stanza. Insomma, non si affrontava l’argomento, lo si evitava. E io mi caricavo di sensi di colpa e di domande: «Ma cosa avrò fatto di male per non poter più andare a scuola? Qual è la mia colpa?». Non me ne capacitavo, non riuscivo a trovare una spiegazione, per quanto illogica, all’esclusione.

Sta di fatto che a un tratto mi sono ritrovata in un mondo in cui non potevo andare a scuola, e in cui contemporaneamente succedeva che i poliziotti cominciassero a presentarsi e a entrare in casa mia con un atteggiamento per nulla gentile. E anche per questo non riuscivo a trovare una ragione.

Insieme all’espulsione da scuola, ricordo l’improvviso silenzio del telefono. Anche quello è da considerare molto grave. Io avevo una passione per il telefono, passione che non ho mai perduto. Non appena squillava correvo nel lungo corridoio dalla mia camera di allora per andare a rispondere. A un tratto ha smesso di suonare.

E quando lo faceva, se non erano le rare voci di parenti o amici con cui conservavamo una certa intimità, ho addirittura incominciato a sentire che dall’altro capo del filo mi venivano indirizzate minacce: «Muori!», «Perché non muori?», «Vattene!» mi dicevano. Erano telefonate anonime, naturalmente. Dopo tre o quattro volte, ho riferito la cosa a mio papà: «Al telefono qualcuno mi ha detto “Muori!”». Da allora mi venne proibito di rispondere. Quelli che ci rimasero vicini furono davvero pochissimi.

Da allora riservo sempre grande considerazione agli amici veri, a quelli che in disgrazia non ti abbandonano. Perché i veri amici sono quelli che ti restano accanto nelle difficoltà, non gli altri che magari ti hanno riempito di regali e di lodi, ma che in effetti hanno approfittato della tua ospitalità. C’erano quelli che prima delle leggi razziali mi dicevano: «Più bella di te non c’è nessuno!».

Poi, dopo la guerra, li rincontravo e mi dicevano: «Ma dove sei finita? Che fine hai fatto? Perché non ti sei fatta più sentire?». Se uno è sulla cresta dell’onda, di amici ne ha quanti ne vuole. Quando invece le cose vanno male le persone non ti guardano più. Perché certo, fa male alzare la cornetta del telefono e sentirsi dire «Muori!» da un anonimo.

Ma quanto è doloroso scoprire a mano a mano tutti quelli che, anche senza nascondersi, non ti vedono più. È proprio come in quel terribile gioco tra bambini, in cui si decide, senza dirglielo, che uno di loro è invisibile. L’ho sempre trovato uno dei giochi più crudeli. Di solito lo si fa con il bambino più piccolo: il gruppo decide che non lo vede più, e lui inizia a piangere gridando: «Ma io sono qui!». Ecco, è quello che è successo a noi, ciascuno di noi era il bambino invisibile”.

La sola colpa di essere nati di Gherardo Colombo e Liliana Segre

Il testo tratto da “La sola colpa di essere nati” che abbiamo appena letto è struggente e a dir poco emozionante. Vediamo, con gli occhi di una bambina, la tragedia di chi è ritenuto invisibile nella nostra società. L’estratto racconta infatti uno stralcio dell’infanzia di Liliana Segre, costretta, all’improvviso, a confrontarsi con gli effetti delle leggi razziali da bambina ignara e innocente. Da qui dovevano partire gli studenti che hanno scelto di intraprendere la traccia storico-politica portando avanti una riflessione sulle parole scritte da Liliana Segre.

“La sola colpa di essere nati” è un libro uscito nel gennaio 2021. È stato scritto da Gherardo Colombo e Liliana Segre. Si tratta di un dialogo in cui i due autori pongono le basi per una riflessione sul divario che esiste fra giustizia e legalità, e trattano il tema della discriminazione e delle ingiustizie, che troppo spesso vengono ignorate dalla maggior parte di noi.

È più semplice ignorare e fingere di non sapere, piuttosto che guardare in faccia la realtà e rendersi conto di quanto male esista intorno a noi. È più comodo voltarsi e procedere con la nostra vita, tranquilla e abitudinaria, piuttosto che porsi domande su ciò che accade a pochi metri da noi.

“La sola colpa di essere nati”, che racconta la tragedia dell’Olocausto focalizzandosi sui fatti italiani a partire dal 1938 – anno in cui una piccola Liliana Segre viene espulsa dalla scuola – è un libro che nasce dal desiderio di voler ricordare i momenti bui della nostra storia perché questi non si ripresentino più, e dalla volontà di costruire una riflessione sul tema della Costituzione, caro ad entrambi gli autori, come spiegato da Gherardo Colombo:

“Il punto di contatto forte fra di noi è la nostra Costituzione, che rovescia i principi precedenti dello stare insieme. La discriminazione è stata una costante nel modo di organizzare la società. Il fascismo è stato una incredibile esasperazione di questa costante. Però anche prima le donne valevano molto meno degli uomini, e i cattolici valevano molto di più degli appartenenti a qualsiasi altra religione”.

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L’articolo 3 della Costituzione

Ecco perché “La colpa di essere nati” si focalizza sulla necessità di porre grande attenzione sulla Costituzione Italiana e, in particolare, sull’articolo 3, che pone l’accento sulle minoranze e sulla garanzia della loro tutela nel nostro Paese:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 

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