Curiosità letterarie

I 9 romanzi tratti dalle storie vere più incredibili – parte 1

La realtà a volte è più bizzarra delle storie contenute nei romanzi. Niente di strano, dunque, che vicende effettivamente accadute siano da sempre fonte di ispirazione per il mondo letterario...

Da ”The man who walked away” di Maud Casey a ”Ufficiale e spia” di Robert Harris, ecco 5 romanzi ispirati a storie incredibili realmente accadute

MILANO – La realtà a volte è più bizzarra delle storie contenute nei romanzi. Niente di strano, dunque, che vicende effettivamente accadute siano da sempre fonte di ispirazione per il mondo letterario. Dal canto suo, la finzione può aiutare a rendere comprensibile una verità che inizialmente ci appare oscura. Un romanziere dotato può riuscire a trasformare in una storia strappalacrime quella che, inizialmente, poteva sembrare nulla più che mangime per giornaletti contenenti notizie insolite. Ecco dunque una lista di libri, selezionata dall’Huffington Post in un articolo, che rielaborano storie vere talmente incredibili da essere degne di diventare soggetto di un romanzo. Un uomo che gira a piedi tutto il continente europeo, il processo del serial killer Harry Powers, un giallo dove ha un ruolo importante proprio il creatore di Sherlock Holmes, Arthur Conan Doyle: di questo, e di molto altro ancora, parlano i romanzi di cui ci andremo a occupare. Oggi vi presentiamo i primi 5, per gli altri dovrete attendere domani.

1.    “The man who walked away” di Maud Casey: l’autrice romanza la storia vera della vita di Albert Dadas, un uomo vissuto alla fine del diciannovesimo secolo che, a causa di una strana patologia, sente il bisogno irrefrenabile di camminare continuamente. Questo lo porta a essere internato in manicomio – e poi a camminare via anche da lì.
Seppur Albert sia l’incontestato protagonista del romanzo, un altro personaggio importante è quello del Dottore (mai chiamato con il suo nome proprio ma sempre scritto con la maiuscola), che lavora al manicomio e che sviluppa una vera e propria ossessione per Albert. Durante lo svolgersi del romanzo incontriamo altri personaggi, tra cui un veterano che soffre di un disturbo post traumatico da stress ed Elizabeth, la quale crede che tutti gli accadimenti della vita, anche quelli più semplici e quotidiani, siano un miracolo divino. La figura più enigmatica rimane comunque quella di Albert, portato al manicomio da un lampionaio. Prima del suo internamento Albert viaggia per tutto il continente europeo, ma le sue memorie di questi viaggi sono ora deboli e frammentate. Il Dottore prova ad aiutare il recupero della sua memoria tramite varie strategie, tra cui l’ascolto continuo di una serie di domande. Quella che gli viene rivolta più spesso è “Verso dove stai camminando? Perché non riesci a fermarti?”, ma tutto quello che ottiene in risposta dal suo paziente sono delle frasi sconnesse. Mentre Albert ha dei vaghi accenni di memoria a proposito di un presunto disertamento dell’esercito o sulla relazione problematica con il padre, la sua storia passata rimane criptica e senza alcuna spiegazione. Lirico nello stile e affascinante nella dimensione psicologica, il romanzo di Casey, purtroppo non ancora esistente in edizione italiana, ritrae il Dottore mentre cerca di scalfire il mistero di Albert tramite l’uso di un numero infinito di domande, alle quali l’autrice è abbastanza saggia da non fornire una facile risposta.

2.    “Il fiore azzurro” di Penelope Fitzgerald: il vero nome del poeta tedesco Novalis (1772-1801) è in realtà Friedrich Leopold von Hardenberg. Nel suo romanzo, Penelope Fitzgerald ritrae lui, la sua famiglia, la sua innamorata giovane e dannata, Sophie von Kühn, e la numerosa famiglia di Sophie – per non parlare dell’epoca storica in cui tutti loro vivono – nel modo più umano e intellettualmente brillante che un lettore potrebbe mai desiderare di trovare in un romanzo. I tempi sono stati migliori in passato per gli Hardenbergs, che hanno già venduto due delle loro tenute e probabilmente saranno costretti a venderne un’altra, oltre a cercare una casa meno costosa in città. Il pio e anziano padre di sessantacinque anni, capofamiglia con tanti figli, ricopre l’incarico di Direttore dell’Amministrazione delle Miniere di Sale di Saxony: si tratta di una delle vocazioni, oltre a quella militare, che sono permesse anche ai membri dell’alta società. Il suo primogenito, Fritz, che sta terminando i suoi studi presso le università di Jena, Leipzig e Wittenberg, ha le sue stesse vocazioni. Affermare che anche lui sia un ispettore delle miniere sale, tuttavia, sarebbe un po’ come dire che Shakespeare è stato un attore: non solo durante i suoi studi spazia tra le più varie e diverse facoltà delle università che l’hanno ospitato, ma sin dal principio si dimostra un poeta visionario, uno di quelli che si lasciano andare ad affermazioni come: “l’universo, dopotutto, è tra di noi. La strada per scoprirlo è dentro di noi, bisogna guardarsi dentro». Che cosa trapela, però, da questo universo interno, quando Fritz è ancora dodicenne e vede la piccola Sophie assorta a scrutare fuori dalla sua finestra? Lui afferma: “mi è successo qualcosa”. Questa allegra, senza preoccupazioni, ridente donna-bambina diventa per lui la sua stella polare, la sua guida, la sua “Filosofia”. A dispetto delle umili origini di Sophie, e a conferma che i tempi stanno ormai cambiando (in Francia c’era appena stata la Rivoluzione), Fritz riesce ad ottenere dal padre il permesso di sposarla – ma un’orrenda tristezza li attende acquattata nell’ombra. Un romanzo storico capace di commuovere, divertire, di essere tragico ma al tempo stesso intoccabile nell’accuratezza che ha nel descrivere i dettagli di quell’epoca. Un libro che riesce a infondere la vita nei suoi personaggi e a cui nulla sembra capace di sfuggire.

3.    “Burial Rites” di Hannah Kent: con un linguaggio tremolante, luminoso e intermittente come l’aurora boreale, il romanzo di debutto di Hannah Kent racconta la vicenda di Anges Magnúsdóttir, una domestica islandese accusata di due omicidi nel 1828. L’assassinio avviene in maniera incredibilmente brutale: due uomini uccisi a bastonate, pugnalati e infine bruciati. Del delitto sono accusati Agnes e altri due uomini, ma le sentenze – quella di Agnes è una condanna a morte – devono aspettare la conferma del governo reale della Danimarca prima di essere ritenute valide. L’autrice comincia il racconto con l’immagine di Agnes, malnutrita e sporca, che viene trasferita dalla prigione di stato a Kornsá, una colonia in campagna. Lo stoico, coscienzioso Jón e sua moglie Margrét, malata di tubercolosi, sono obbligati dalle circostanze ad accettare la sua presenza nella loro proprietà e a prendersi cura di lei. Al vice del reverendo, Thorvardur, è stato assegnato il compito di “riportare quest’assassina sulla strada della verità e della contrizione”, ma egli stesso è più un giovane inesperto che un maturo consigliere. Durante i suoi incontri con Agnes finisce per innamorarsi di lei. L’autrice abilmente rivela allora l’esistenza di una misteriosa relazione passata tra Agnes, una serva che dalla gente delle valli è ritenuta “una povera bastarda con un’anima crudele”, e l’ormai defunto Natan Ketilsson, un guaritore, per alcuni addirittura uno stregone, preso il quale ha prestato servizio anni addietro. Il racconto mostra chiaramente i tentativi di seduzione di Natan, la sua crudele manipolazione e infine lo spietato rifiuto.
Basandosi su delle accurate ricerche, questo romanzo ripercorre lo spaventoso scenario del diciottesimo secolo in Islanda. È un mondo primitivo, dove fattorie che praticano un’economia di sussistenza vivono le une attaccate alle altre – prive del pavimento e con il solo muschio a fare da tetto. La vita delle famiglie che le abitano si svolge nelle badstofa, l’unica stanza comune nella quale si dorme e si vive.
La vicenda ha luogo in una comunità desiderosa di vendetta che però mostra anche la capacità di comprendere. Nelle pagine finali si raggiunge un culmine inevitabile e pieno di pathos. Il libro, romanzo d’esordio dell’autrice, verrà pubblicato quest’anno in Italia da Piemme.

4.    Quiet Dell” di Jayne Anne Philips: dalla stessa autrice abbiamo anche “L’allodola e la termite”, del 2009. In questo suo ultimo romanzo, la Phillips fonde i fatti reali derivati dalla cronaca di una serie di omicidi del 1931 e compiuti da Harry Powers, con la sua versione romanzata di quella che sarebbe potuta essere la vita delle vittime, prima che il loro destino fosse unito dall’orrendo crimine. La finanziariamente distrutta Asta Eicher vive con i suoi tre figli in una grande casa alla periferie di Chicago, che ha trasformato in una locanda per turisti. L’affezionato ospite della struttura, Charles O’ Boyle, il quale è stato al tempo della sua giovinezza un uomo d’affari di successo, le chiede di sposarlo durante un felice Natale del 1930. Consapevole del fatto che lui è gay, Asta rifiuta la sua proposta e ritiene invece che potrebbe risolvere i suoi problemi sposando Cornelius Person, con il quale ha instaurato una corrispondenza segreta da tempo, grazie alla Società Americana per l’Amicizia. Nel mese di luglio del 1931, Asta affida i suoi bambini a una babysitter e si mette in viaggio per raggiungere Cornelius e organizzare quella che sarebbe stata la loro nuova casa. Una settimana dopo Cornelius torna, da solo, per prendere i bambini con sé.
La Phillips sa descrivere la famiglia Eicher con una vividezza che contribuisce a renderli reali – la colpa di Asta, l’innocenza della quattordicenne Grete, la protettività del dodicenne Hart, lo spirito della piccola Annabel, di appena nove anni – e saggiamente sorvola sugli agghiaccianti particolari della loro morte. Mesi dopo questi avvenimenti, la polizia scopre i loro resti in un garage intestato a Harry Powers che si trova a Quiet Dell, nel West Virginia. Incolpato per l’omicidio della famiglia Eicher, Powers è anche indicato come il presunto assassino di Dorothy Lemke, il cui corpo è ritrovato nel garage. Le poche scene che ci vengono descritte del processo sono strazianti. Mentre si sforza di portare alla luce i crimini commessi da Powers, la reporter del Chicago Tribune Emily Thornhill si innamora perdutamente del banchiere di Asta, oltre a decidere di adottare un orfanello di strada. In conclusione, all’indomani della distruzione di un’intera famiglia, Emily è in grado di dare vita a un’altra, molto più anticonvenzionale, fatta di persone che ama.
Lo stile di scrittura della Phillips è tanto potente quanto le domande esistenziali che riesce a far nascere nel lettore sul bene, il male e la giustizia. Il libro non è per ora uscito in italiano.

5.    “Ufficiale e spia” di Robert Harris: il romanzo è costruito sulle complesse macchinazioni nate dall’affare Dreyfus, l’ufficiale di artiglieria ebreo francese accusato nel 1894 di spionaggio a favore dell’impero tedesco. Questo libro porta allo scoperto l’antisemitismo latente presente nella cultura francese di fine Ottocento. Il personaggio principale, oltre che voce narrante, è il colonnello Georges Picquart, professore di topografia presso l’Accademia di guerra di Parigi. Dopo essere stato messo a capo di un’agenzia di controspionaggio che ha come obiettivo quello di indagare sui crimini commessi da Dreyfus, in poco tempo Picquart viene premiato per i suoi successi e sembra sempre più fermamente convinto della colpevolezza di Dreyfus. Durante il corso delle indagini, però, Picquart comincia a scoprire elementi che lo fanno dubitare delle sue convinzioni relative all’identità del colpevole, e per andare a fondo dei fatti comincia a servirsi di una spia tedesca, il maggiore Esterhazy. Gli ufficiali militari non sono affatto contenti del fatto che Picquart stia scoprendo particolari che potrebbero portare a scagionare Dreyfus, dato che ormai è stato da tempo condannato e portato sull’Isola del Diavolo, un carcere che è stato riaperto solo per lui. Il Generale Gonse, tra gli altri, consiglia Picquart di non mostrarsi troppo entusiasta dei suoi sospetti, dato che ormai Dreyfus è stato condannato e quindi è certo che sia colpevole dei fatti che gli vengono imputati. La pubblica opinione appoggia Gonse, dato che la maggior parte della popolazione è stata ormai infervorata dalla stampa popolare e vede quindi Dreyfus come un traditore ed è deliziata al pensiero di poter sfogare il proprio antisemitismo represso.
Una storia di spionaggio, controspionaggio, un processo ricco di scandali, una copertura e di un uomo che cerca di fare la cosa giusta, tutti elementi che concorrono a formare un complesso e attraente thriller. Il libro sarà pubblicato in Italia da Mondadori.

Gloria Somaini

16 marzo 2014

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