Di cosa ridiamo quando ridiamo di Checco Zalone

Gianni Canova, “Vi svelo i segreti del successo delle commedie di Checco Zalone”

Scopriamo attraverso il critico cinematografico i segreti del successo di pubblico del comico Luca Medici, alias Checco Zalone
Gianni Canova, “Vi svelo i segreti del successo delle commedie di Checco Zalone”

MILANO – “Di fronte a Checco Zalone mi lascio travolgere da ondate di ilarità irrefrenabile”. Parola di Gianni Canova, famoso critico cinematografico, giornalista, scrittore, saggista e accademico italiano, autore di “Quo chi?“, un pamphlet che analizza il fenomeno comico di Luca Medici, alias Checco Zalone, definito dallo stesso Canova “la terza maschera comica italiana dopo Totò negli anni ’50 e Fantozzi negli anni ’70, in bilico tra comico e grottesco e capace di raccontare agli italiani i loro tanti vizi e le loro poche ma importanti virtù”. Scopriamo attraverso le parole di Gianni Canova i segreti del successo di pubblico del fenomeno Checco Zalone, ed il perché di tanto snobismo da parte della critica.

 

Come nasce l’idea di scrivere questo pamphlet?

Nasce dalla necessità di andare un po’ più a fondo circa un fenomeno che nei primi mesi di quest’anno aveva riempito l’universo mediatico, coinvolgendo oltre 10 milioni di italiani: il successo di Checco Zalone. Ne parlavano tutti i giornali, se lo contendevano un po’ tutti. “Checco è di Destra!”, “No, è di sinistra!”. “Checco è la fine del cinepanettone”, “No, è il nuovo inizio del cinepanettone”. Mi sembrava che nessuno si ponesse la domanda chiave: “Perché ridiamo quando vediamo un film di Checco Zalone? Di cosa ridiamo di fronte alle sue disavventure?”. Il libro nasce dall’esigenza mia di capire un po’ di più: io stesso non amo particolarmente la commedia, ma di fronte a Checco mi lascio travolgere da ondate di ilarità irrefrenabile.

 

Qual è il segreto del successo di Checco Zalone?

Ci sono vari ingredienti. Il primo è la passione artigianale con cui lui e Gennaro Nunziante, il suo regista-sceneggiatore, preparano i loro film impiegandoci due anni, restando su una battuta anche per una settimana se serve, con una passione ed una cura rara, d’altri tempi. Ciò dimostra che occorre voler bene al prodotto che stai realizzando se vuoi che piaccia anche agli altri. Il secondo elemento è il fatto che Luca Medici prima di essere un attore comico è un musicista, un raffinatissimo jazzista, uno che conosce bene il ritmo, ed io credo che il segreto di ogni comicità sia nel ritmo: una battuta detta tre secondi troppo presto o troppo tardi non fa più ridere nessuno. Il segreto delle commedie di Checco Zalone consiste nella scansione ritmica perfetta, che derivano dal suo essere musicista. Terzo ed ultimo elemento è la capacità di offrire agli italiani una rivisitazione ironica del mondo in cui viviamo fatta da un comico che non si trova al di sopra di quel mondo, ma si inserisce al suo interno: ci fa ridere del mondo facendoci ridere prima di tutto di lui.

 

E’ possibile paragonare il personaggio di Luca Medici con un altro esponente del cinema italiano del passato?

So che lui amerebbe molto essere paragonato ad Alberto Sordi, con cui indubbiamente presenta alcuni tratti di affinità, se non altro per la precisione con cui hanno caratterizzato figure indimenticabili di italiani tipo. A differenza di Sordi, che di volta in volta incarnava personaggi diversi, Checco è più della genia di Totò e Fantozzi, tant’è vero che in tutti i suoi film si chiama “Checco Zalone” , cambiando il personaggio ma mantenendo la maschera.

 

Amato dalla gente, ma non dall’ “Intellighenzia culturale”. Come se lo spiega?

Lo snobismo e la miopia dell’intellighenzia culturale. Esiste un pregiudizio radicato tra gli intellettuali italiani verso tutto ciò che fa ridere: da noi si ritiene che tutto ciò che fa ridere sia di serie B, non degno di essere ammesso ai piani alti della cultura. Il comico è spesso ritenuto un genere inferiore, dimenticando che siamo tutti figli di una tradizione letteraria che nasce con un’opera che si chiama “Commedia”, ancorché “Divina”. Gli intellettuali italiani si vergognano di ridere e soprattutto non amano il successo, o ne sono invidiosi. Il più grande pregiudizio è ritenere che qualità e quantità non possono andar d’accordo. Checco Zalone è l’esempio lampante che ciò non è assolutamente vero.

 

Un ultima domanda: qual è lo stato del cinema italiano oggi?

Molto buono. Un po’ per trascinamento dovuto al successo di Checco, quest’anno gli incassi del cinema italiano sono stati molto buoni: oltre a Zalone hanno avuto successo al botteghino altri film come “Perfetti sconosciuti” e “Lo chiamavano Jeeg Robot”. E’ rinato un cinema italiano di genere che non si vedeva più da molti anni, penso ad un film come “Veloce come il vento”, una sorta di action movie su quattro ruote, o allo stesso “Jeeg Robot”, rappresentante del cinema dei supereroi che in Italia non si era mai visto. Il cinema d’autore sta attraversando una stagione decisamente importante con film come “Youth, la giovinezza” di Sorrentino e “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone. Una situazione, quella del cinema italiano, che io valuto molto positiva, effervescente, piena di creatività e voglia di innovazione, dimostrando di essere capace di riallacciare i rapporti con il pubblico.

 

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