Francesco Guccini, ”Occorre recuperare oggetti e situazioni di un tempo perduto”

E’ un boato quello che accoglie Francesco Guccini sul palco di Anteprime: il maestrone di Pavana ha da poco lasciato il palco e i palazzetti dello sport, ma il pubblico al suo arrivo scatta in piedi e gli tributa una ovazione degna di una star...

PIETRASANTA – E’ un boato quello che accoglie Francesco Guccini sul palco di Anteprime: il maestrone di Pavana ha da poco lasciato il palco e i palazzetti dello sport, ma il pubblico al suo arrivo scatta in piedi e gli tributa una ovazione degna di una star. Il fisico è provato tanto che non si concederà alla firma dei libri al termine dell’incontro e centellina le interviste, ma lo spirito è quello delle grandi occasioni. Ancora pochi giorni fa nel suo quartiere di Bologna, la Cirenaica, che festeggiava i suoi cento anni, sono apparsi sulle saracinesche le parole della sua “Via Paolo Fabbri, 43”, residenza di Guccini a Bologna, canzone nell’omonimo album datato 1976 dove si trovava tra le altre anche la leggendaria “Avvelenata”. Francesco Guccini avvelenato lo è un po’ meno, ma non si risparmia un “piove, governo ladro”, non appena cadono due gocce di pioggia che non spaventano gli affezionati che hanno affollato la piazza.

LA MEMORIA DELLE COSE – Guccini ha ben due libri in uscita: uno all’aggiornamento del “Dizionario delle cose perdute” del 2012 che sulla copertina portava l’imbarcazione presente poi sull’album “L’ultima Thule” che ha sancito l’addio di Guccini alla musica, poi il secondo episodio della saga che vede protagonista la guardia forestale Marco Gherardini, di cui Guccini racconta alcuni divertenti aneddoti. Ma è la memoria che interessa Francesco Guccini: la memoria delle cose che si stanno perdendo, come aveva già raccontato Mauro Corona dallo stesso palco. Oggetti che pazzeschi come il Fungo Cinese, le toppe al culo, l’idrolitina o le storie di bordelli o di ciclismo.
 
TEMPO PERDUTO – “Cerco di fare un recupero di oggetti e situazioni di un tempo perduto. Negli anni ’50 andava di moda aveva in casa il fungo cinese, una massa gelatinosa dal gusto non sgradevole, che si dava alle persone allungata con del the per curare un po’ tutto. Ed ogni casa ne aveva uno. Erano i tempi in cui il vestito veniva rivoltato più volte prima di essere buttato e si andava in giro con le “toppe al culo”. Ma la cosa più terribile era la maglia di lana di pecora. Solo chi l’ha indossata, può capire cosa si provasse. Allora non c’era la carta igienica dei “sei piani di morbidezza”, ma si sopperiva con la carta dei giornali. Una volta in una casa di contadini, usa una pagina dell’Unità su cui campeggiava l’Ode al trattore, di uno sconosciuto poeta russo. Nell’estate al Mulino si andava direttamente sul fiume così da avere un bidet naturale. Per merenda si mangiava una fetta di pane con il vino. Cerco anche di fare una operazione di recupero dei giochi che si usavano allora come il traforo che ha insegnato a generazioni bambini a bestemmiare o tante cose che adesso non ci sono più”.

IL PROSSIMO LIBRO – E sui giochi di un tempo uscirà un libro illustrato con le canzoni del Maestro a dicembre. Più che nostalgia, sembra vi sia la necessità di non perdere i frammenti di un passato inesorabilmente andato anche di tristezza, come la memoria dei bordelli: “Erano luoghi orribili e a Modena furono vietati otto prima che lo facesse la legge. Si narra che alla domenica vi fossero colonne di uomini che si dirigevano verso Bologna dove invece, erano ancora in uso”. Ma erano anche i tempi di Bartali e Coppi e delle grandi imprese, ma anche della maglia nera che spettava all’ultimo classificato. A dicembre sarà in edicola anche il nuovo episodio ambientato nell’Appennino Toscano che ha per protagonista la guardia forestale Marco Gherardini, dopo il successo di “Malastagione”, scritto con Loriano Machiavelli. “Marco Gherardini è un personaggio reale e possiede una ferramenta vicino a Pavana: quando gli andai a chiedere il permesso di utilizzare il suo nome, lui mi rispose “Ma tromba?” e allora abbiamo dovuto inventargli anche una bella fidanzata che non era prevista. Ha un fisico asciutto, ma gli ho visto mangiare dopo antipasto e primo, una fiorentina da 1,8 kg”.

IL SALUTO
– Guccini saluta: si avvicina alla firma dei libri, ma lo accoglie una fila infinita e stanco decide di andare. Fuori dai locali dell’ufficio stampa dove è andato a riposare, Guccini è atteso per un’ora da decine di giovani e non, che vogliono una foto con lui. Il Maestro va a cena a parlare di ciclismo con il giovane Fabio Genovesi, che ha seguito il giro d’Italia per il Corriere della Sera.  

11 giugno 2013

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