Erri De Luca, “Sono più lettore che scrittore”

Cosa fa quando non è impegnato nella scrittura? Quali sono le sue passioni? Abbiamo chiesto allo scrittore napoletano le sue abitudini quotidiane oltre la letteratura
Erri De Luca,

MILANO – Spesso è possibile conoscere uno scrittore attraverso i suoi libri e gli incontri aperti al pubblico. Di molto autori si sa poco oltre alla loro produzione letteraria. Noi di Libreriamo, da sempre, cerchiamo di portare più vicino il lettore allo scrittore rivelando le sue abitudini e idee, cose non sempre emergono all’interno dei libri. Abbiamo chiesto allo scrittore Erri De Luca, molto amato dai lettori, di raccontarci le sue abitudini quotidiane e le sue passioni, che vanno oltre la sua attività di scrittore.

 

Qual è la giornata-tipo di Erri De Luca?

Se non sono in giro per spostamenti vari, mi alzo molto presto, mi rianimo con caffè e qualche pagina di lettura dalle scritture sacre. In questi giorni ripasso sul Levitico/Vaikrà, sui riti di purificazione, una complessa sequenza di mosse concrete.

Poi mi informo sui fatti del giorno dai giornali in rete, rispondo alla corrispondenza. Se ho una storia in corso di scrittura la continuo, altrimenti non scrivo niente. Non mi considero un impiegato della mia scrittura, da dovermici applicare comunque. Per me scrivere resta un tempo festivo. Poi mi occupo della casa e del campo. Sgombero la cenere della sera precedente dal camino, lo preparo. Ho abbastanza legna dagli alberi del campo, l’anno scorso un albero di mimosa si è abbattuto e il suo legno è ottimo. Vado poi a comprarmi qualcosa da mangiare. Il mio frigorifero è vuoto, non ci accumulo cibo che poi non uso.

Faccio un po’ di allenamento fisico utile a scalare.

Quanto tempo durante la giornata dedica alla lettura ed alla scrittura?

Leggo molto di più di quanto scrivo. Sono più lettore che scrittore. Come dicevo, mi capita spesso di non avere niente da scrivere e non mi manca di farlo. Una volta alla settimana comunque scrivo una pagina per il blog della fondazione che porta il mio nome.

Quando non è impegnato nella scrittura, quali sono le sue passioni?

Vado in montagna. Siccome non abito vicino, mi sposto, viaggio.

Da cosa trae ispirazione per le sue opere?

Da episodi vissuti, capitati a me, nei miei dintorni. Dimentico tutto, ma quando per caso ricordo qualcosa, ecco che mi metto a scriverne per stare un poco con quella storia e con quelle persone. Per chi legge sono dei personaggi, per me che ne scrivo sono invece persone.

Le è mai capitato il cosiddetto “blocco dello scrittore”? Se si, come si supera?

Non conosco quest’esperienza. Scrivo solo quando mi scappa di farlo.

Cosa consiglierebbe a chi ha una storia da raccontare ed è alla ricerca di un’opportunità?

Di raccontarla prima di tutto a se stesso, scriverla lentamente ( io lo faccio a penna su quaderni) per tenersi compagnia. La scrittura postula una distanza di spazio e di tempo di chi la sta facendo.

Oggi non c’è bisogno di un editore per far leggere le proprie pagine. Si possono affidare alla circolazione di una corrente generale che garantisce la più capillare delle distribuzioni.

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