Se sei un lettore, devi conoscere i tuoi 10 diritti

Leggere non deve mai essere un'imposizione: come sostiene Pennac, non importa se leggi i classici, importante è che ami i tuoi libri
Se sei un lettore, devi conoscere i tuoi 10 diritti

MILANO – Ripercorriamo per un attimo gli anni scolastici in cui i nostri professori ci obbligavano a leggere dei libri classici per cui non provavamo alcuna forma di interesse, anzi parevano ai nostri occhi una tortura. Ecco questo modo di insegnare e di trasmettere la passione per la lettura è la forma più sbagliata perché se la lettura è un piacere, non può essere un’imposizione. Invece, per promuovere la lettura, bisogna trasmettere i diritti dei lettori, come li chiama Pennac nel suo libro Come un romanzo. I diritti dei lettori sono la cosa che permettono di vedere l’attività di leggere come la libertà assoluta.

I dieci diritti del lettore secondo Pennac

In Come un romanzo (1992) Daniel Pennac illustra i dieci diritti dei lettore per il quale il lettore si deve sentire libero di

  1. non leggere
  2. saltare pagine
  3. non finire un libro
  4. rileggere un libro
  5. leggere qualsiasi cosa
  6. rimanere affetto da bovarisimo (malattia testualmente contagiosa)
  7. leggere in qualsiasi luogo
  8. sfogliare le pagine di un libro
  9. leggere ad alta voce
  10. rimanere in silenzio

LEGGI QUI: I diritti del lettore secondo Daniel Pennac

Si trattano perciò di dieci diritti che assicurano la piena libertà della lettura, ma, come afferma Pennac, questi diritti vengono negati ai giovani che è meglio iniziare alla lettura. Pennac lavorò per molti anni come professore di lettere nelle scuole medie e si poneva come obiettivo quello che secondo cui i suoi alunni potessero fruire dei libri con piacere, che la prendessero come un’avventura personale, frutto della propria scelta. In conclusione: che smettessero di provare rifiuto verso la lettura. Con umorismo chiarezza, Pennac descrive in una scena quella paura dei giovani verso i libri:

E lì c’è un adolescente chiuso nella sua cameretta davanti a un libro che non legge. Non desidera altro che trovarsi altrove. È seduto davanti alla finestra, la porta chiusa alle sue spalle: pagina 48. Non osa contare le ore passate per arrivare a quella pagina. E il libro ha esattamente quattrocentoquarantasei pagine, praticamente cinquecento! 500 pagine! Pagine piene di righe compresse tra margini minuscoli, paragrafi neri ammassati tra di loro, e, qua e là, il favore di un dialogo (…) Ma segue un blocco di dodici pagine! 12 pagine piene di scritte nere!

Essere liberi di leggere

Il sito web TES ha stillato la lista dei cento libri che i giovani dovrebbero leggere: emergono alcune curiosità. Per esempio non compare Shakespeare, ma compaiono tutti i libri della saga di Harry Potter e per esempio Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne. Ma sono davvero delle curiosità? Non dovrebbe essere normale che i ragazzi leggano liberamente? In un passaggio di Come un romanzo, l’autore riproduce la discussione tra un insegnante di lettere e la moglie. Lui dice afferma di volere che i propri alunni si scollegassero dai loro walkman e si mettessero a leggere, ma la moglie lo rimprovera dicendogli che lui vorrebbe che leggessero ciò che lui impone a loro, che interpretassero bene i poemi che lui ha scelto.
Quello che Pennac vuole dire è che bisogna permettere ai giovani di costruirsi da soli un proprio cammino e di capire quali sono i propri interessi e valori. In altre parole l’obiettivo di un insegnante o di chi promuove la lettura è quello di formare i lettori senza però forzarli in determinate direzioni. In questo modo, i ragazzi magari finiscono la scuola media senza aver letto i classici che si-devono-leggere, ma si innamoreranno dei libri che loro in persona hanno scelto e, chissà, proveranno una certa invidia vedendo persone con in mano il loro libro preferito.

L’unico obbligo quando si legge

Se conoscono i propri diritti come lettori, si sentiranno liberi di abbandonare un volume in qualsiasi momento, qualora risultasse noioso, o di saltare pagine.
Come disse Borges, la “lettura obbligatoria” incorre in un controsenso: come il piacere e la felicità, la lettura non può essere forzata. Borges afferma infatti che la lettura debba essere una forma di felicità.
Esiste solo una regola d’obbligo nel campo della lettura, cioè che non deve essere vincolata da obblighi.

VIA: Letras Libres

 

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