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De Bortoli e Della Loggia, “L’Europa assicura la pace”

I due personaggi si sono interrogati a Pordenonelegge su "Raccontare il mondo, commentare la politica: un buon uso pubblico della storia"
De Bortoli e Della Loggia, “L’Europa assicura la pace”

PORDENONE – Ferruccio de Bortoli ed Ernesto Galli Della Loggia, si sono interrogati a Pordenonelegge su “Raccontare il mondo, commentare la politica: un buon uso pubblico della storia”. Naturalmente si parla della storia recente e in particolare si inizia dalla constatazione che in Italia è mancata la costruzione di una grande forza socialdemocratica.

NOSTAGIA DEL PASSATO – La guerra fredda – dice Della Loggia è stato un lungo periodo di immobilità e di congelamento delle dinamiche politiche soprattutto da noi, a cui è seguito, nel resto d’Europa, un’accelerazione che ha portato un nuovo quadro politico”. “ In Italia c’è stato invece – continua – un lungo Non possumus, come una paura recondita, all’interno delle forze di sinistra, di un cambiamento troppo forte. Non dimentichiamo che il primo leader post – comunista, Massimo D’Alema, è diventato premier con i voti di Mastella.” “C’è sempre nella sinistra una sorta di nostalgia del passato: lo dimostra il successo del film di Veltroni su Berlinguer che ha suscitato una reazione emotiva fortissima”. Renzi? Renzi ha spazzato via quel che rimaneva del passato e dei vent’anni di opposizione al berlusconismo.

VENT’ANNI DI BERLUSCONI: UN TEMPO PERSO PER LA SINISTRA? – “Un ventennio – dice de Bortoli – sul quale gli storici daranno giudizi più obiettivi dei cronisti. Non è stato tempo perso, come dice Renzi, né da una parte, né dall’altra, ma si è trattato di una divisione artefatta con errori ideologici comuni , poi degenerata”. “All’inizio – spiega – Berlusconi ha proposto una rivoluzione liberale alla piccola e media imprenditoria che non aveva mai avuto rappresentanza. Il paese si è fidato e gli si è affidato. Poi invece è prevalsa l’attenzione al contingente e soprattutto, gravissima, la costruzione di leggi ad personam”.

IL PERICOLO – “Il pericolo oggi come allora, in Italia, è quello del trasformismo e di un calderone, Che si chiami Partito della Nazione o diversamente non importa, in cui rientra qualsiasi cosa”. “ Ci dovrebbe essere una dialettica costruttiva tra governo ed opposizione , la cui esistenza è una necessità della democrazia. Speriamo che la presenza di una sola Camera, grazie all’Italicum favorisca questo passaggio”.

LA DEBOLEZZA DELLA COMMISSIONE, LA FORZA DELL’EUROPA – Dall’Italia si passa alla crisi delle istituzioni europee: “Ci si dimentica – commenta de Bortoli – che grazie alla nascita dell’Europa c’è stato il più lungo periodo di pace della storia. Ne è simbolo la stretta di mano fra Mitterand e Kohl a suggellare il superamento dei conflitti tra i due paese e l’inizio di un ‘epoca nuova. “ Certo, ora si avverte un momento di stanchezza e la Commissione sembra contare meno degli accordi tra i governi. Ma i paesi che appaiono in diversa sintonia come Polonia e Ungheria appaiono caratterizzati da una perdita colossale della memoria. Perché le loro condizioni economiche senza Europa e sotto lo zoccolo comunista non erano certo quelle attuali. Ma l’opinione pubblica è più attenta ai problemi economici che ai diritti umani: c’è stata più attenzione al default della Grecia che alla politica xenofoba ungherese”. “ La perdita di rappresentatività della Commissione – conclude della Loggia- è avvenuta quando si è cominciato a parlare di confini, luoghi di incrocio dove a contare sono la forza militare e una politica estera unitaria che all’Europa ancora manca. Ma la prospettiva di un ritorno ai singoli stati è anacronistica”.

Alessandra Pavan

27 settembre 2015

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