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Dacia Maraini, “Nel mio libro parlo al mio bimbo perduto”

Bookcity, Dacia Maraini presenta “Corpo felice”, una lettera al bimbo perduto in gravidanza che diventa riflessione sulle ingiustizie sul corpo delle donne
Dacia Maraini, "parlo al mio bimbo perduto"

MILANO – Bookcity 218: la Sala Viscontea del Castello Sforzesco è colma di persone, riunite ad ascoltare Dacia Maraini e Nadia Terranova dialogare sull’ultimo libro di Dacia, Corpo felice.

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Ingiustizie, perché non denunciamo?

L’incipit del libro dice tutto: una Dacia Maraini di sei anni scappa di casa furente con il padre, che l’ha ingiustamente accusata di aver macchiato d’inchiostro il suo libro. Ore dopo, i genitori ritrovano la figlia alla questura di Kyoto, mentre racconta con fierezza l’ingiustizia subita ai poliziotti, divertiti e vagamente increduli. Questo è l’attacco di Corpo felice, un libro che intreccia storia personale e storia del mondo, riflettendo sulle numerose ingiustizie subite dalle donne nel corso dei secoli. «Tutti i casi che citi fanno venire fuori un gran senso di rabbia. Come è possibile che per millenni metà della popolazione mondiale si sia lasciata dominare e reprimere?» chiede Nadia Terranova. «È la cultura che educa le donne a stare zitte di fronte alle ingiustizie. Gli animali, ad esempio, se vengono trattati ingiustamente, si ribellano. Anche i bambini fanno così. Gli adulti, invece, spesso tacciono: quante donne non denunciano le violenze? Quante donne temono ad aprire bocca? Non è un fatto naturale, ma culturale. Soprattutto quando c’è di mezzo la religione: contro la legge, forse, ti puoi ribellare, ma contro Dio no».

Lettera a un bimbo perduto

Il fil rouge del romanzo è una drammatica vicenda personale. Dacia Maraini ha perso un figlio al settimo mese di gravidanza, a causa di una rara complicazione che ha fatto sì che il feto si ingarbugliasse nella placenta fino a morirne. Lei stessa ha rischiato la vita in quell’occasione. E il romanzo è una lunga lettera a questo bambino perduto, che nell’immaginazione romanzesca nasce e cresce, accompagnato dalle riflessioni della madre sulle grandi donne della storia. C’è Artemisia Gentileschi, violentata a 14 anni e messa sotto processo per non essere stata vergine al momento dello stupro. C’è la scultrice Camille Claudel, sorella del celebre scrittore, rinchiusa in manicomio dalla famiglia per aver osato denunciare il sessismo della Mostra Internazionale dell’Arte di Parigi. Eppure il libro di Dacia Maraini non è solo una livida denuncia delle ingiustizie subite dalle donne in millenni di patriarcato. Il titolo del libro è “Corpo felice”, un titolo con cui l’autrice vuole dare speranza. Da un lato per una maggiore collaborazione tra i sessi, perché finisca la prevaricazione maschile sul femminile. Dall’altro lato perché le donne possano loro stesse accorgersi e riappropriarsi di ciò che è loro, a partire da proprio corpo.

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