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Conversazione con Costanza Savini

Conversazione con Costanza Savini

Costanza Savini è autrice delle favole per adulti Le saponette magiche (Campanotto Editore 2002), Il sesso dell’angelo. Racconti al femminile (Campanotto Editore, 2011), Sette Storie per l’Anima. Parole come Rimedi (Il Ciliegio, 2014), dei romanzi editi da Mursia Il lago in soffitta (2007) e Morte nei boschi (2011), della raccolta di racconti Destini (Mursia, 2009). Quest’anno ha pubblicato Ismail e il Grande Coccodrillo del Mare  –  edito da Euno Edizioni – e La Storia d’Amore di Acqua e Roccia. E la magia dei sedici Rimedi (Il Ciliegio).

 

 

Ciao, Costanza. La tua scrittura ha preso molte direzioni: racconti, favole per adulti, romanzi, teatro. Cosa è venuto per prima? Come sei arrivata dalla prima ispirazione alla pubblicazione di un’opera?

Ho cominciato con lo scrivere favole sin da bambina. Le scrivevo a me stessa e poi me le raccontavo leggendole a voce alta. Ero una bambina piuttosto solitaria, aspetto che si accentuò ancor più quando una estate, giocando coi miei cugini in campagna, al lago di Garda, precipitai giù da un edificio. In seguito, fui così costretta, per un bel po’ di anni, a non “strapazzarmi” nei giochi con gli altri bambini. Fu a quel punto, io credo, che cominciai a dedicai completamente, anima e corpo, al gran Mondo della Immaginazione.

 

 

Ismail e il Grande Coccodrillo del Mare è, appunto, una favola per adulti. Un genere particolare e affascinante, che meglio di altri consente di leggere poeticamente la realtà. Tu sei una lettrice di favole? E cos’altro ti piace leggere?

Certo sono rimasta tutt’oggi una divoratrice di favole, ma non soltanto di quelle. Leggere per me è un esercizio spirituale un po’ come pregare. Significa poter accedere a molti mondi che, invece, una sola vita, non ci consentirebbe.

 

 

Il tema dell’immigrazione è di grande attualità. Inevitabile che la letteratura se ne interessi, che gli autori si misurino con esso. Per te com’è andata, c’è stato un incontro, un episodio a muovere la tua penna?

Ismail è un ragazzo che ho conosciuto in una comunità di minori poco meno di una decina di anni fa. Ma al tempo stesso è l’essenza delle storie di tutti quegli uomini, donne e bambini che intraprendono il Viaggio. Mi sono sfilati davanti tanti volti, nelle scuole e comunità che ho frequentato in questi anni, che non potevo non scrivere “Ismail”. In particolare, ho sentito di dover parlare di quello strano incanto che alcuni emanano, nonostante le loro storie. Ismail, ad esempio, era certo un ragazzo dal “sangue facile” come si definiva lui stesso, eppure quell’incanto lo aveva.

 

 

Mi piacerebbe che tu parlassi ai lettori di Libreriamo della tua esperienza teatrale,  delle emozioni che hai provato nel vedere i tuoi personaggi che prendono corpo e la storia da te immaginata che diventa viva.

La Parola è un essere vivente, diceva Victor Hugo. È una bella affermazione, anche se non è sempre vera. Forse meglio così però, altrimenti avremmo l’etere “sovraffollata” di presenze e di personaggi.

Questo a significare che io credo che valga la pena scrivere ciò che è quasi indicibile dire a voce alta. Altrimenti perché scrivere? Ecco  che quando uno dei miei personaggi ci riesce, specie in teatro, ho l’idea o l’illusione che possa cambiare qualcosa intorno. Un po’ come dire che “nominare una cosa a voce alta” la fa esistere ancor più.

 

 

A cosa stai lavorando adesso?

Be’! Scrivere non è che un modo di vivere.

Ho parecchi lavori in corso… il primo uscirà a fine aprile per le Edizioni Il Ciliegio, è una favola d’amore e al tempo stesso una specie di giallo metafisico sul maschile e il femminile… La storia d’amore di acqua e roccia.

 

Grazie, Costanza, per il tuo tempo e le tue risposte.

 

Lia Messina

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