Claudia De Lillo, “E’ difficile oggi essere madri e donne senza rinunce”

Intervista alla giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica, alias Elasti, in libreria con "Nina sente", romanzo con protagonista Nina Forte, intrepida driver che porta su di sé i segni del proprio tempo
Claudia De Lillo,

MILANO – Essere madre e donna senza dover rinunciare alle proprie ambizioni ed alla propria femminilità è difficile, è faticoso e richiede compromessi e rinunce continue. La società deve ancora cambiare moltissimo prima che sia possibile essere comode e felici in ruoli molteplici. E’ questa l’opinione di Claudia De Lillo, alias Elasti, giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica, in libreria con “Nina sente“, romanzo con protagonista Nina Forte, intrepida driver che porta su di sé i segni del proprio tempo, delle proprie illusioni, delle proprie ossessioni. Abbiamo chiesto a Claudia De Lillo, responsabile del blog Nonsolomamma, quali sono le difficolta che incontra l’universo femminile oggi nel doppio (a volte anche triplo) ruolo di madri/donne.

 

Come nasce la trama di “Nina sente” e come hai costruito il giallo su cui è incentrato il libro?

In origine volevo parlare di quello che accade in un luogo di lavoro quando viene travolto da un evento traumatico. Mi interessava capire le dinamiche tra le persone che tirano fuori il meglio e il peggio di sé. Così, avendo per tanti anni frequentato il mondo della finanza come giornalista, ho deciso di ambientare la parte gialla del libro in una banca che improvvisamente è nel mirino della finanza cinese. Desideravo poi che le indagini fossero condotte da un personaggio femminile che fosse rappresentativo di un universo ma anche unico nella sua specificità. Così è nata Nina che fa l’autista per la banca ma è anche, come ognuno di noi, moltissime altre cose.

 

Quanto c’è di tuo nel personaggio di Nina?

Molto poco. Nina è più giovane di me, è tormentata, impulsiva e molto più rock. Ha alcune manie che sono anche mie ma per il resto è diversissima.

 

Secondo te, perché quando si è in taxi o su un mezzo guidato da altri, solitamente i passeggeri si sentono libri di parlare e confidarsi?

Perché l’abitacolo crea intimità. È una specie di zona franca in cui si pensa che le parole restino intrappolate al sicuro. In più solitamente l’autista è un estraneo e l’estraneità concede una libertà inconsueta nell’aprirsi.

 

Nel prologo fai dire ad Ada “Le cose diventano vere quando qualcuno le vede e le racconta”. E’ giusto ritenere tutto vero ciò che viene raccontato, alla luce anche delle opportunità fornite dai nuovi mezzi di comunicazione?

Non è assolutamente giusto e bisogna restare ancorati alla realtà per non perdere la Trebisonda. Eppure, nella mia esperienza di giornalista, ho incontrato spesso questa idea arrogante secondo cui se un fatto non viene raccontato, non esiste. O peggio, se viene manipolato nel racconto, quella versione manipolata si trasforma in realtà.

 

Hai un blog dedicato alle mamme, all’interno del quale sottolinei gli impegni quotidiani che una mamma deve affrontare. E’ possibile per una donna essere madre e donna senza dover rinunciare alle proprie ambizioni ed alla propria femminilità?

È difficile, è faticoso e richiede compromessi e rinunce continue. Il prezzo da pagare per conciliare famiglia e lavoro è sempre altissimo. La società deve ancora cambiare moltissimo prima che sia possibile essere comode e felici in ruoli molteplici.

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