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La scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen e la paura del futuro

L'autrice israeliana Jamal Ayelet Gundar-Goshen costruisce il suo nuovo romanzo "Dove si nasconde il lupo" intorno alla paura, anche verso chi ti sta più vicino e può rivelarsi estraneo, il lupo nella tua casa.

L’autrice israeliana Jamal Ayelet Gundar-Goshen costruisce il suo nuovo romanzo “Dove si nasconde il lupo” (Neri Pozza) intorno alla paura, la paura del futuro, la paura dell’altro, ma anche la paura di chi ti sta più vicino e può rivelarsi estraneo, il lupo nella tua casa. Un romanzo, presentato a Pordenonelegge, in cui non ci sono confini netti tra innocenza e colpa, sopruso e giustizia, e la verità appare complessa e inafferrabile come nella vita vera.

Il libro di Jamal Ayelet Gundar-Goshen

L’attentato di un afroamericano nella sinagoga di Palo Alto fa precipitare il mondo di Lilach Shuster: prima pensava di avere tutto: una casa con piscina nel cuore della Silicon Valley, un marito di successo, un impegno nel volontariato e la sensazione di vivere in un luogo dove non è necessario difendersi sempre, come nel loro paese d’ origine, Israele.

La vita sotto il sole carezzevole della California non aveva nulla a che vedere con quella condizione di allarme permanente in cui sono nati Lilach e suo marito Michael, ma in cui non volevano crescere il loro figlio Adam. Dopo i fatti di Palo Alto, quella sensazione di pericolo è tornata, come se fosse sempre stata lì. “E sta dentro – spiega la scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen – nella genitorialità: è una sfida avere un figlio perché, anche se come madre lo si porta dentro di sé, questo non vuol dire conoscerlo davvero.” Così succede alla protagonista del romanzo la cui ansia per Adam, un adolescente introverso e gracile, è diventata terrore per la sua incolumità.

Ebrei: vittime ma anche carnefici

Forse questo ha a che fare con le sue origini ebraiche? “Dopo la Shoah – spiega la scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen – abbiamo vissuto uno stress post traumatico dovuto alla nostra condizione di vittime, ma questo non vuol dire che non possiamo anche essere carnefici, così come in un figlio che come madri difendiamo sempre, anche se gracile e fragile, si può annidare un potenziale lupo.” Questo succede all’interno di una famiglia ebrea, ma potrebbe accadere dovunque, anche se – riconosce l’autrice – gli israeliani vedono tutto attraverso l’occhiale del timore e per questo diventano più xenofobi o razzisti.

Anche nella politica succede questo, soprattutto durante la campagna elettorale quando si demonizzano gli avversari e si crea un clima di paura.” La letteratura invece è altro perché cerca di indagare cosa succede nella mente di chi compie un atto violento. Ecco che la madre ogni sera scruta il volto del figlio in cerca di uno spiraglio in quel guscio che lo racchiude, con la domanda inespressa tra le labbra: cosa hai fatto.

Essere genitori cambia

Lilach non sa più chi è suo figlio e si trasforma in una sorta di detective, facendo virare la forma del romanzo in un thriller. Ma essere genitori, cosi come tante altre cose, è cambiato nel tempo: “Per la generazione dei miei nonni – spiega la scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen – allevare dei figli significava anche crescere dei buoni cittadini e dei buoni patrioti, quando invece oggi ci si interessa solo alla felicità e cioè alla dimensione privata. Un passaggio insomma dall’ideologia al narcisismo. Da israeliana vive a Tel Aviv e si vive bene ma non è normale sentisti tranquilli, abitando vicino alla striscia di Gaza e non mi piace pensare che sto crescendo un figlio che un giorno da soldato ucciderà un palestinese, per cui dico che in Israele stiamo vivendo una vita follemente normale.”

Alessandra Pavan

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