Pordenonelegge

Andrea Spinelli, “La malattia mi ha insegnato che la vita è un dono”

Andrea Spinelli a Pordenonelegge racconta la sua particolare storia e spiega perché ha scelto "Il Caminante" come titolo del suo secondo libro
Andrea Spinelli, "La malattia mi ha insegnato che la vita è un dono"

Camminatore, viandante, pellegrino. Nessuna di queste parole può completamente descrivere la vicenda di Andrea Spinelli che a Pordenonelegge spiega perché ha scelto Il Caminante (Ediciclo editore) come titolo del suo secondo libro. “Mi piaceva il suono – spiega lo scrittore – che dà l’idea di un percorso dinamico e non statico: sono un uomo in  perenne cammino. Mi sono lasciato catturare dal suo suono, una musica nomade come l’origine siciliana dei caminanti: loro si spostavano a piedi e poi si sono modernizzati.”

Una storia particolare

Il suo è un caso unico al mondo. Nel 2013 gli è stato diagnosticato un tumore inoperabile al  pancreas e da quel giorno ha percorso a piedi 18000 km, chilometri che gli hanno salvato la vita. La spiegazione clinica c’è. “Ho un sistema immunitario forte – spiega Andrea Spinelli –  che resiste e in qualche modo è sollecitato positivamente con il movimento”. Ha scelto non la competizione o il gesto sportivo, ma il passo lento del viandante. Dopo il successo d’esordio con “Se cammino vivo“, con cui ha raccontato la convivenza con la malattia, nel suo secondo libro “Il caminante” narra le conquiste ottenute attraverso un fragile equilibrio, da cui ricava consapevolezza e serenità, che hanno senso solo se condivisi. “Scappo dalle grandi città – confessa Andrea – dove incrocio solo occhi bassi e sguardi sfuggenti. Forse solo con lo sconosciuto ritrovo la magia dell’incontro e l’opportunità di sorridere nella tempesta in cui sono.”

Un’esperienza di vita ha valore solo se condivisa

“Ma la mia non è l’unica tempesta – dice Spinelli – ce ne sono altre come perdere il lavoro o un proprio congiunto. La mia malattia,  che ovviamente mi fa ancora paura,  mi ha insegnato a non perdere nessun momento e a considerare la vita un dono da non sprecare. Spesso ci limitiamo ad esistere quando invece dovremmo dare una sferzata a ogni nostro momento.”

Sono i passi del caminante, parola spagnola il cui sinonimo è viandante a dare valore a questa nuova dimensione dove per essere contenti non serve rincorrere la felicità, ma apprezzare quello che si ha. Non da soli ma insieme agli altri. L’incontro è un momento che accende il fuoco della condivisione. Perché è importante è cercare relazioni e aprire dialoghi. “Il mio percorso – spiega Andrea – si avvicina alla fede più che alla religione nel senso che non ho l’esigenza di maturare  una riflessione religiosa piuttosto di aprire alla riflessione e, poi, percorsi di questo tipo dovrebbero restare intimi.”

Reagire alle difficoltà

Andrea Sperelli non si nasconde le difficoltà e la paura che, dietro l’angolo, qualcosa possa cambiare. “Da quando mi è stata diagnosticata la malattia – spiega – la ricerca scientifica è andata avanti e io mi affido positivamente alle cure tradizionali, come la chemioterapia”.  Il lockdown l’ha sorpreso proprio durante un ciclo di chemioterapia, ma, finito il ciclo e riprese le forze, il suo fisico esigeva il movimento e il cammino. “Cosi, munito di certificato e di tutte le analisi che lo provavano – spiega Andrea – ho ripreso a camminare anche durante il lockdown.” Momento delicato ma, ancora una volta, la difficoltà è stato il pungolo per reagire ed essere di esempio positivo a tutti, malati e non.

 Alessandra Pavan

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