orgoglio italiano

50 buoni motivi per essere orgogliosi di essere italiani secondo Beppe Severgnini

Lo scrittore e giornalista racconta nel suo ultimo libro perché gli italiani sono un popolo eccezionale, che deve essere fiero della propria storia
50 buoni motivi per essere orgogliosi di essere italiani secondo Beppe Severgnini

Neoitaliani. Un manifesto“, ovvero i 50 motivi per essere italiani, edito da Rizzoli.  Appena uscito e già in classifica, secondo le parole dell’autore Beppe Severgnini a pordenonelegge costituiscono “un vademecum positivo di accompagnamento alla nostra vita nazionale”.  La gestazione del libro nasce durante il periodo di confinamento, ma l’autore ci tiene a sottolineare che non si tratta di un istant book sulla pandemia, ma nasce come completamento a La testa degli italiani uscito nel 2005.

Gli italiani e il cambiamento

Come sono cambiati gli italiani in questi anni? “Partendo da questa domanda – chiarisce il giornalista – ho capito che era venuto il momento di far venire fuori la verità. Questo è accaduto durante il lockdown, periodo che per me è stato molto proficuo e ricco in quanto a creatività ed organizzazione della scrittura al contrario di molti che hanno invece avuto una sorta di blocco.”  “Naturalmente, essendo stato pensato durante questo periodo, non poteva non esserne influenzato, ma – aggiunge Severgnini – pensavo di scrivere del passato prossimo ed invece è ancora il presente. Dopo due mesi di reclusione e di organizzazione che ha funzionato, ora siamo nella confusione totale.”

Dalla bufera siamo usciti diversi. Peggiori o migliori? “Non siamo andati indietro. A modo nostro, siamo andati avanti. Siamo stati costretti a trovare dentro di noi – nelle nostre città, nelle nostre famiglie, nelle nostre teste, nel nostro cuore – risorse che non sapevamo di possedere”. Un modo insolito per spiegare chi siamo, e capire chi potremmo essere.

Italiani e fieri di essere diversi

“Non sono un ottimista gratuito – dice ancora lo scrittore – conosco bene gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, di cui ho sempre ammirato l’understatement, ma questa volta hanno sottovalutato il pericolo e noi italiani siamo stati i migliori.  Come spesso ci succede siamo bravissimi nelle emergenze e facciamo fatica nella cosiddetta ordinaria amministrazione. Il virus ci ha messo con le spalle al muro. La posizione in cui noi italiani diamo tradizionalmente il meglio”.

Ma anche in tempi di normalità ci sono, come nel libro, ben cinquanta motivi per essere fieri di essere italiani. Tra gli altri “perché quando tutti si aspettano che ci agitiamo, restiamo calmi” o “perché sappiamo essere seri ma lo ammettiamo malvolentieri”. O ancora “perché il vino è un ‘educazione sentimentale e ci divertiamo senza ubriacarci” o “ perché il caffè è un armistizio”.

Nel libro le cinquanta motivazioni sono accompagnate da commenti e aneddoti, spesso personali e  tra aneddoti del passato familiare e nazionale. Si evidenzia tutta la passione e il fervore dell’autore, che non si nasconde le difficoltà del nostro Paese: “Non sappiamo estirpare le mafie – dice – perché non sappiamo applicare il codice Dostoevskij cioè al delitto il conseguente castigo e non sappiamo, al contrario di altri paesi, superare il divario tra Nord e Sud e questi sono fallimenti collettivi.”

Le nostre famiglie allargate producono meraviglie

Eppure non possiamo non riconoscere i nostri punti di forza che spesso però diventano dei narcotici. “Ma – aggiunge ancora Severgnini – ci salva la bellezza del nostro paese. Immaginate la nostra politica in un clima norvegese? Sarebbe un disastro. Invece le emozioni dei nostri paesaggi  e delle nostre città sono la linfa della nostra sconfinata creatività e delle nostre famiglie allargate, che non sono romantiche immagini da cartolina, ma sono uniche al mondo e sono state anche il fulcro attorno al quale positivamente è stato organizzato il lockdown.” 

Un periodo che ci ha cambiato, ma che ci ha appunto dimostrato nella convivenza forzata quanto importante e osmotico e complementare sia il rapporto tra le diverse generazioni: “un rapporto che – chiosa lo scrittore – produce meraviglie. E aggiunge: “Abbiamo dimostrato di saper essere disciplinati, ma ci scoccia ammetterlo. Temiamo di rovinarci la reputazione”.

Alessandra Pavan

 

 

 

 

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