Andrea Kerbaker, ”Fondare biblioteche rappresenta un argine contro la mediocrità del presente”

''Lo scaffale infinito'' non si rivolge solo agli addetti ai lavori, ai collezionisti librari, ma è un libro per tutti, racconta storie di persone vere che hanno vissuto nel mondo e hanno fondato biblioteche per erigere una diga contro la mediocrità del loro tempo. Così ce lo presenta l'autore, il giornalista Andrea Kerbaker. Al termine dell'articolo è possibile leggere un estratto del libro..

L’autore, giornalista e collezionista librario ci parla del suo “Lo scaffale infinito”. Il libro sarà al centro di cinque incontri che si terranno domani a Milano nel corso di un’intera giornata

MILANO – “Lo scaffale infinito” non si rivolge solo agli addetti ai lavori, ai collezionisti librari, ma è un libro per tutti, racconta storie di persone vere che hanno vissuto nel mondo e hanno fondato biblioteche per erigere una diga contro la mediocrità del loro tempo. Così ce lo presenta l’autore, il giornalista Andrea Kerbaker. Il volume sarà protagonista, nella giornata di domani, di una “presentazione infinita”: cinque incontri che si terranno a Milano in cinque diversi luoghi della catena libraria. Alle 11.00 presso la sede del Gruppo GeMS, alle 14.30 presso la sede centrale dell’Università Cattolica, alle 16.30 alla Biblioteca Parco Sempione, alle 18.00 alla Libreria Centofiori e alle 21.00 alla Casa del Libro in Largo De Benedetti 4. Accompagneranno l’autore ospiti d’eccezione, tra cui Giacomo Poretti, grande appassionato di libri antichi, che sarà presente all’incontro in libreria.

Come ha visto la luce questo libro?
Come racconto nell’Introduzione, leggendo una frase di Chatwin mentre mi trovavo in Patagonia mi è venuta l’idea di tornare agli anni della mia formazione, quelli dell’adolescenza, per cercare di capire quale fosse il tema che più di altri in quel periodo muoveva le mie passioni profonde. Certamente questo era legato al libro, e più ancora che alla scrittura, all’iniziativa di raccogliere testi per fondare biblioteche: è un argomento questo che mi ha sempre entusiasmato, fin da ragazzino. Ho pensato allora di raccontare la storia di alcuni degli uomini che nella vita si sono dedicati a questa attività.

Su quali fonti e documentazioni si è basato per costruire questo lavoro?
Il libro è organizzato in capitoli monografici, ciascuno dei quali è dedicato a un singolo autore. La stesura è stata un libero percorso di visite fisiche ai luoghi. Nella maggior parte dei casi infatti sono andato sul posto per raccontarlo, quindi la prima fonte è stata l’occhio, insieme alle impressioni che quei luoghi mi hanno suscitato. Per il resto ho utilizzato varie documentazioni. A seconda delle disponibilità e anche della profondità degli argomenti, in alcuni casi mi sono rifatto a testi più canonici, come storie delle biblioteche, dei loro fondatori, dei bibliotecari, in altri casi ho utilizzato racconti o epistolari.  Nel caso di Monaldo Leopardi per esempio ho attinto più che altro all’epistolario. Alcuni, che sono stati anche autori, hanno scritto di questa loro passione di collezionisti. Il mondo delle fonti insomma è molto variegato, come si può constatare dalla bibliografia in fondo al libro, divisa anche questa per argomenti.

Ci può riportare qualche racconto divertente, qualche curiosità che l’ha particolarmente colpita?
Ce ne sono diverse. Ci sono per esempio delle storie raccontate marginalmente rispetto al percorso del libro, come alcune divagazioni sul rapporto che i collezionisti in questione avevano con le loro consorti. Tra questi un episodio riguardante Luigi Einaudi, il nostro ex Presidente della Repubblica, accusato dalla moglie di “buttare i soldi dalla finestra”. Siccome invece era un noto economo, attento alle spese, quando una volta in Inghilterra comprò un libro molto antico, un pezzo raro e molto costoso per l’epoca – 16 sterline – si fece rilasciare una ricevuta in cui si attestava  che qualunque altro libraio avrebbe riacquistato quel volume in qualsiasi momento per 18 sterline. Tornato in Italia poté così esibire alla moglie quella ricevuta, ancora conservata nella Fondazione Einaudi, dove sono raccolti i libri del professore, per dimostrarle che non era vero che lui buttasse via i soldi, che anzi faceva buoni investimenti. Ci sono poi altri aneddoti di questo tipo, tra cui una storia riguardante l’imprenditore americano Andrew Carnegie, che non era un collezionista di libri, ma un uomo ricchissimo che ha fondato numerose biblioteche, intese proprio come edifici fisici: ben 2.500 in tutto il mondo.


A chi si rivolge il libro?

Non è un libro per addetti ai lavori, per “ammuffiti” collezionisti, ma per tutti. È un libro vivo, racconta storie di persone vere, che hanno avuto le loro passioni e pulsioni e hanno vissuto nel mondo: non sono stati solo dei collezionisti, ma anche molto altro. Vorrei inoltre sottolineare che non ho parlato genericamente di “bibliofili”, ma di persone che hanno fondato delle biblioteche. A me questo sembra importante di tali personaggi, che non si sono arresi alla mediocrità del loro presente. Fondare biblioteche, infatti, è condurre una battaglia, mettere una diga a questa mediocrità.

Com’è nato il suo amore per i libri? E come secondo lei scocca la scintilla della passione?
È nato nell’adolescenza, tutt’a un tratto. A un certo punto ho iniziato a leggere in maniera più ampia di quanto non facessi prima e in quel momento ho iniziato a voler possedere i libri che leggevo, e a volerne avere anche molti altri come “riserva di lettura”. Ho cominciato così a comprare libri, assecondando le mie personali curiosità – quello che faccio ancora oggi. Non c’è una ragione particolare che faccia scoccare la passione, è qualcosa che appartiene al DNA, credo, che non si può trasmettere in alcun modo.


In cosa consisterà la giornata di “presentazione infinita” di domani?

Abbiamo scelto cinque luoghi diversi per la presentazione de "Lo scaffale infinito", per rendere omaggio ai vari luoghi e ruoli della catena libraria, a partire dall’editore. Si inizia con l’incontro di domattina, presso la sede del gruppo GeMS. Una curiosità: finiti gli studi, per un certo periodo ricoprii il ruolo di lettore di testi stranieri presso Longanesi, dove fui introdotto da un amico, Marco Vigevani. Lui lavorava lì e condivideva l’ufficio con Stefano Mauri e Luigi Spagnol. Il primo è oggi il mio agente, il secondo è il presidente del gruppo GeMS, il terzo è il presidente di Ponte alla Grazie, tutti invitati per l’occasione. Si ricostituisce dunque un quartetto che già a quei tempi "faceva danni", e a noi si aggiunge la mia bravissima editor, Cristina Palomba. Il secondo luogo prescelto è un’università, altro punto di riferimento fondamentale per la catena libraria. Si è scelta l’Università Cattolica perché l’ho frequentata da giovane e ora insegno lì. Parlerà insieme a me Luigi Mascheroni, giornalista e bibliofilo, che tiene anche lui un corso alla Cattolica. Come biblioteca, luogo e tema centralissimo nella costruzione di questo libro, non ne ho scelta una tra quelle centrali di Milano, ma ne ho preferita una nuova e diversa: la Biblioteca Parco Sempione, luogo molto piacevole e vivace, frequentata da numerosi giovani. Qui interviene Stefano Parise, presidente dell’AIB oltre che amico. Alla Libreria Centofiori abbiamo invitato Stefano Salis, giornalista del Sole 24 Ore che si occupa di questi argomenti, e Giacomo Poretti, che oltre a essere una persona simpatica e di grande qualità coltiva una forte passione per i libri e ha grandi capacità critiche nel giudicare il valore dei volumi antichi. Io l’ho conosciuto proprio attraverso la mia libraia antiquaria. Da ultimo la Casa dei Libri, che è la struttura dove conservo la mia collezione e che apro occasionalmente al pubblico per incontri e progetti culturali.

20 marzo 2013

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