Alessia Gazzola, ”Nei miei romanzi tratto temi della vita comune di una ragazza”

A volte le nostre decisioni sono condizionate dal caso, ma alla fine tutti i tasselli della nostra vita vanno al loro posto. Ne è convinta Alessia Gazzola, già autrice de ''L'allieva'' e di ''Un segreto non è per sempre'', incentrati sul personaggio di Alice che come lei è specializzanda in medicina legale. La scrittrice parla dell'ultimo romanzo della serie, ''Sindrome da cuore in sospeso''. Al termine dell'articolo, il terzo capitolo del libro in anteprima..

L’autrice presenta il suo ultimo libro, “Sindrome da cuore in sospeso”, ultimo romanzo della serie incentrata sul personaggio di Alice

MILANO – A volte le nostre decisioni sono condizionate dal caso, ma alla fine tutti i tasselli della nostra vita vanno al loro posto. Ne è convinta Alessia Gazzola, già autrice de “L’allieva” e di “Un segreto non è per sempre”, incentrati sul personaggio di Alice che come lei è specializzanda in medicina legale. La scrittrice parla dell’ultimo libro della serie, “Sindrome da cuore in sospeso”, dove spiega perché la protagonista abbia scelto di seguire questa strada.

Com’è nata l’idea del libro?
Ho scritto questo terzo libro della serie perché mi ero accorta di non aver esplorato adeguatamente alcuni aspetti del personaggio di Alice che potevano essere di interesse per il lettore e diventare l’oggetto di un nuovo romanzo: mi riferisco alla scelta, da parte di una ragazza poco più che ventenne, di una specializzazione particolare come la medicina legale. Ne ho parlato con l’editore e abbiamo pensato che potesse essere un libro gradito a chi già conosceva il personaggio e anche a chi non aveva ancora avuto modo di incontrarlo.

Lei affronta tematiche universali come l’amicizia, l’amore, il rapporto con la famiglia, il confronto con le aspettative dei genitori. Una domanda che rivolgiamo spesso alle autrici: crede che la declinazione al femminile di queste tematiche possa far emergere un punto di vista nuovo in letteratura?
In realtà credo che sia la letteratura alta in quest’ultimo secolo sia soprattutto la letteratura di intrattenimento negli ultimi decenni siano state declinate quasi più al femminile che al maschile. Io non credo dunque di offrire sotto questo aspetto qualcosa di veramente inedito: tratto temi della vita comune di una ragazza, da quando è studentessa fino a quando, nei miei progetti, non sarà una professionista capace di risolvere un caso. Il punto di vista femminile su queste tematiche è stato già abbondantemente esplorato dalla chick lit, cui mi sento apparentata.
Il mio punto di vista poi è senz’altro inedito in quanto singolare, individuale, a prescindere dal sesso: in questo senso il punto di vista di ciascuno di noi è inedito, inedita è la creatività personale di ognuno che dà vita a nuovi contesti e situazioni.

La scelta della medicina legale da parte di Alice arriva sotto la spinta dell’incontro con Claudio Conforti. Se Alice fosse stata un uomo, avrebbe fatto la stessa scelta mossa dalle stesse ragioni?
Alice riceve l’input a voler frequentare l’istituto dal fascino che esercita su di lei questo ragazzo, incontrato casualmente durante un sopralluogo. Lei si trova in un momento di crisi personale, perché non riesce a capire quale sia la strada, all’interno della medicina, per cui possa essere portata, e quest’occasione è come l’aprirsi di una possibilità che lei non aveva mai considerato. Certamente questa le viene offerta da un incontro, per così dire, “fulminante”, ma in un secondo  momento sceglie di proseguire su questa strada spinta dalla passione, l’interesse per Claudio Conforti diventa un elemento di contorno. Non è una scelta che lei fa solo ed esclusivamente sulla scia dell’entusiasmo per questo innamoramento.
Credo che anche un ragazzo avrebbe potuto seguire questo stesso percorso vissuto da Alice: certo, un ragazzo meno probabilmente sarebbe stato attratto dal personaggio in questione, ma avrebbe comunque potuto rimanere “fulminato” dall’aprirsi improvviso e casuale di una via su cui non aveva riflettuto.

 

Quindi è il caso che a volte direziona in maniera assolutamente propizia per la nostra vita il percorso che questa deve prendere?
Sì. Io sono sempre più dell’avviso che in qualche modo tutte le nostre scelte siano condizionate da incontri e circostanze casuali, ma che nella vita tutti i tasselli finiscano con l’andare al proprio posto: credo in un “grande disegno” per cui le cose prendono una forma determinata per ognuno di noi, anche quando siamo convinti di essere nel caos.

Quali sono i maestri a cui si ispira nella sua scrittura, e quali gli autori e i libri che preferisce?
Non mi ispiro a nessuno in particolare, scrivo in maniera assolutamente spontanea, senza mirare a uno stile preciso. A volte dico che i romanzi si scrivono praticamente da soli, non ho un controllo né un progetto, né dal punto di vista della trama né da quello della scrittura. Penso che sia assolutamente normale se l’influenza dei libri che più amo filtra nei miei romanzi, ma io non  ne sono consapevole.
Quanto alle mie letture, io mi definisco una lettrice onnivora: se un libro mi attrae e mi offre il tipo di esperienza che vado cercando in un determinato momento, sono in grado di leggere di tutto. La scelta è strettamente legata all’umore. A casa ho una libreria piena di libri che non ho ancora letto: li accumulo in modo che al momento giusto possa trovare ciò di cui ho bisogno. Adoro Tolstoj come la Kinsella – certo, con le dovute proporzioni. In senso assoluto amo molto Murakami e Banana Yoshimoto, tra i classici Tolstoj e Jane Austen. Ci sono poi Marcela Serrano e Alicia Giménez-Bartlett. Mi piace molto anche Emily Giffin, un’autrice americana che fa un tipo di letteratura vicina al genere rosa. Insomma, non c’è assolutamente omogeneità.

 

Da dove è arrivata la scelta di dedicarsi alla scrittura?

Anche qui, non si è trattato tanto di una scelta: lo faccio da quando ero bambina. Già alle elementari scrivevo favolette, poi alle superiori mi sono cimentata con il romanzo. Non è stata una decisione che ho preso in un determinato momento, ma un percorso continuativo negli anni. La serie su Alice in particolare è nata quando sono diventata specializzanda in medicina legale: la mia scrittura è sempre legata a quello che vivo, e visto che la medicina legale ha un aspetto intrigante, piace alle masse, il caso ha voluto che questi romanzi trovassero il loro posto nel mondo dell’editoria. Visto? Le cose nella vita vanno sempre al loro posto!

 

14 novembre 2012

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