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Alessandro Barbero, la denuncia per salvare le biblioteche italiane

Alessandro Barbero, scrittore e storico di successo, si scaglia contro chi sta lasciando morire le nostre biblioteche comunali.

Alessandro Barbero è uno degli storici e divulgatori più noti del nostro paese. Un vero e proprio punto di riferimento. Ora però, Barbero ha qualcosa da dire ai ministri di cultura e università, Dario Franceschini e Gaetano Manfredi che, secondo lui, stanno abbandonando totalmente le nostre biblioteche comunali ad uno stato “comatoso”, a cui ormai è diventato impossibile accedervi. Lo storico è intervenuto su La Stampa per denunciare “il paradosso delle biblioteche proibite”.

Le parole e la denuncia di Alessandro Barbero

Usa parole schiette, sincere e non la manda proprio a dire. Alessandro Barbero è uno storico di enorme successo e così ha parlato riguardo la situazione delle biblioteche italiane: “La situazione delle biblioteche italiane è comatosa; e l’impressione di tutti coloro che ne avrebbero bisogno per poter fare il loro lavoro è che i ministri dei Beni culturali e dell’Università non se ne preoccupino affatto”. Con il Covid, accedere alle biblioteche è diventato impossibile e, soprattutto, non è stato dato alcun peso a questa cosa. Sono lasciate lì, chiuse, in coma. Con queste parole, il professore di storia più seguito d’Italia, scrive un articolo su La stampa.

Barbero e la difesa delle Biblioteche: una realtà da preservare

“Milioni di persone, tra cui i figli e i nipoti di molti di coloro che leggono questo articolo, sono nell’impossibilità di lavorare normalmente non a causa di restrizioni dolorose ma necessarie, bensì a causa di restrizioni cervellotiche, incomprensibili, che sembrano dovute al panico e al rifiuto di assumersi qualunque responsabilità- scrive Barbero nel suo articolo – Moltissime biblioteche sono aperte soltanto per il prestito. Si scrive richiedendo un libro, e si riceve un appuntamento per andarlo a ritirare. Temo che molti direttori di biblioteca possano avere la sensazione che così, in fondo, la biblioteca assolve alle sue funzioni; e non è così. La biblioteca che presta un libro su appuntamento è come un malato tenuto in vita dall’ossigeno e dalle flebo: tecnicamente non è morto, ma quella non è la vita vera.”

L’élite delle biblioteche

Altro nodo di questa faccenda è sicuramente la difficoltà che, molto spesso, si ha per entrare in una biblioteca. In particolare durante questa pandemia, l’accesso alle biblioteche, sembra rivolgersi solamente ad una Élite. Insomma, un luogo che dovrebbe essere per lo scambio e l’accrescimento culturale di chiunque, ora, sta diventando un luogo per i privilegiati.

Le parole di Barbero: “E poi ci sono le biblioteche nelle quali non si entra se non si appartiene agli eletti. Molte biblioteche universitarie italiane hanno deciso che i loro servizi finché dura l’emergenza sono riservati ai loro docenti e studenti. Il risultato è che una mia dottoranda, laureata a Bologna e abitante a Bologna, non può lavorare nelle biblioteche dell’università di Bologna, perché il suo dottorato è all’Università del Piemonte Orientale”.

Termina scrivendo: “La verità è che per effetto combinato di tutte le restrizioni, le biblioteche sono inutilizzabili e di conseguenza deserte” ma “la sensazione di tutti, ricercatori e studenti, è, come dicevo, che non importi niente a nessuno. Io sarò felicissimo di essere smentito dai ministri dei Beni culturali e dell’Università, non a parole, che non costano niente, ma con provvedimenti concreti per far sì che in questo tempo di epidemia le biblioteche italiane attuino provvedimenti coerenti, motivati, per combattere il contagio, evitando i provvedimenti indiscriminati e immotivati che colpiscono a morte un altro settore, vastissimo, strategico e vitale, della società e dell’economia italiana.”

Stella Grillo

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