Ada Murolo, ”Con questo libro lascio in eredità a mia figlia i ricordi degli anni 50”

''Regredire all'infanzia'' come unico modo per fare una lettura incontaminata della realtà. E’ il percorso effettuato dall’insegnante e scrittrice Ada Murolo, autrice del libro ”Il mare di Palizzi”...

L’autrice de “Il mare di Palizzi” spiega il processo che l’ha portata alla composizione di questo romanzo, un affresco indimenticabile di storie e personaggi di un paesino della Calabria degli anni ’50

MILANO – “Regredire all’infanzia’ come unico modo per fare una lettura incontaminata della realtà. E’ il percorso effettuato dall’insegnante e scrittrice Ada Murolo, autrice del libro ”Il mare di Palizzi”, un affresco indimenticabile di storie e personaggi di un paesino della Calabria degli anni ’50. L’autrice, tra i finalisti del Premio Porta D’Oriente, spiega il processo che l’ha portata alla composizione di questo romanzo.

Come nasce l’idea del suo primo romanzo “Il mare di Palizzi”?

L’idea di ‘comporre’ un romanzo, è abbastanza recente. Ho cominciato a scrivere per lasciare in eredità a mia figlia i ricordi dei miei anni 50. Ma il materiale autobiografico, man mano che scrivevo, veniva trasfigurato dalla memoria, che sempre seleziona, e dalla carica simbolica che si attribuisce a ogni evento che risalga all’infanzia. Quando mi è stato chiaro che lo spirito che animava queste pagine aveva superato la mia storia individuale, e che potevo portare alla
luce la realtà di un paesino del Sud, ho deciso che quelle pagine potevano diventare un romanzo.

Tema centrale del libro è il tempo dell’infanzia. Quali sono le differenze e le nostalgie che gli anni ’50 rievocano rispetto ai tempi attuali?

Ho voluto, per dirla con Bruno Schulz, ‘regredire all’infanzia’, perché ritengo che essa sola sia in grado di fare una lettura incontaminata della realtà.
Allo sguardo della piccola protagonista si offre lo scorrere della vita nelle sue arcaiche e dure necessità. Ma la povertà di quella vita non si identifica mai con la miseria: è una vita retta da dignità e moralità e libera da necessità indotte. E la nostalgia, adesso che si assiste alla reificazione della persona e alla cementificazione delle antiche ‘virtù’, adesso che l’Ideale si identifica con successo economico e prepotere individuale, la Nostalgia è cocente.

Cosa rappresenta per lei essere tra i finalisti del Premio Porta D’Oriente?
L’essere tra i finalisti rappresenta un grande onore e soprattutto un gratificante riconoscimento: la conferma che la mia scrittura, nata in solitudine, come un fatto privato, nel timore legittimo che potesse non essere compresa, sia stata ascoltata e abbia potuto comunicare un messaggio insieme a emozioni che evidentemente appartengono a tutti.

12 dicembre 2013

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