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Classifica delle università mondiali, ecco le migliori italiane

La classifica di QS World University Rankings 2022: il Politecnico di Milano (142°) primo ateneo italiano. Alma Mater di Bologna e La Sapienza di Roma le più stimate

Per il settimo anno consecutivo, il Politecnico di Milano (142°) si conferma la migliore università italiana nella classifica delle migliori al mondo di QS World University Rankings 2022. Nel ranking pubblicato quest’anno, QS elenca le migliori 1300 università del mondo, 145 in più rispetto all’edizione dello scorso anno – situate in 97 paesi/località. 6415 atenei sono risultati eleggibili per l’analisi del sondaggio e 1705 sono stati valutati per la classifica finale. 

Le prime 5 università al mondo

Le prime cinque subiscono la riconfigurazione più significativa da mezzo decennio: l’Università di Harvard (5°) esce dalle prime tre – il suo rango più basso di sempre – per essere sostituita dall’Università di Oxford (2°, in aumento dal 5°) e l’Università di Cambridge (3°condiviso con la Stanford University).

Tra gli indicatori utilizzati per la realizzazione della classifica di quest’anno, troviamo la reputazione secondo i datori di lavoro: una variabile basata sulle risposte al sondaggio di oltre 75.000 datori di lavoro sul rapporto tra università e occupazione dei laureati.

Le migliori italiane

Questa edizione include 41 atenei italiani, cinque in più rispetto alla precedente. Tredici istituti hanno mantenuto la stessa posizione, tredici sono scese in classifica e dieci sono salite. Dopo il Politecnico di Milano troviamo Alma Mater Studiorum – Università di Bologna (166°) che scende sei punti in classifica, mentre il risultato per La Sapienza – Università di Roma (171°) rimane invariato rispetto allo scorso anno. 

L’Università degli Studi di Milano-Bicocca è l’ateneo italiano che registra la maggior crescita: lo scorso anno era classificato nella fascia 521-530, mentre ora occupa il 450° posto; ottiene inoltre il miglior risultato italiano (95°) nel criterio ‘Citations per Faculty’ che misura l’impatto della ricerca prodotta. Il secondo miglior risultato in questo indicatore lo ottiene l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (191°). L’Università Vita-Salute San Raffaele si distingue nel criterio ‘Faculty Student ratio’ che misura la proporzione tra docenti e studenti, posizionandosi al 36° posto al mondo. Le università italiane non sono competitive in questo indicatore, che le penalizza in questa classifica. Il secondo miglior risultato in questo aspetto è ottenuto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (393°).

Il commento

Ben Sowter, Direttore del Dipartimento di Ricerca di QS ha commentato: “Quest’anno abbiamo ulteriormente perfezionato la mappatura tra università e ricerche pubblicate. Questa attribuzione granulare ci permette di includere la ricerca condotta presso diversi tipi di istituti. Laddove era analiticamente sensato mantenere la distinzione, come per i campus all’estero e alcuni istituti di medicina, lo abbiamo fatto. Per alcuni atenei, inclusi alcuni italiani, il movimento dell’ indicatore “Citations per Faculty” è stato parzialmente influenzato da questo miglioramento.”

Sowter ha aggiunto: “Le migliori università italiane, nonostante la loro indiscussa eccellenza, faticano a competere globalmente in alcuni indicatori, specialmente quelli che valutano il livello di internazionalizzazione del corpo docente e discente – misurato con dati precedenti la pandemia – e per la proporzione tra docenti e studenti. Quest’anno, si aggiunge anche una performance sottotono nell’indicatore che misura la popolarità tra la comunità accademica e dei datori di lavoro internazionali, con alcune positive eccezioni. Alla luce di un mondo profondamente segnato dall’emergenza sanitaria, il risultato complessivo dell’Italia in questa classifica, è soddisfacente”.

 

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