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“Spencer”, il ritratto della Principessa Diana al cinema

“Spencer” è il nuovo film di Pablo Larraín e racconta della Principessa Diana e della sua personalità ribelle, emarginata ai lati della famiglia reale.

Presentato al Festival del Cinema di Venezia, con la protagonista Kristner Stuart candidata agli Oscar, “Spencer” è il nuovo film di Pablo Larraín e racconta della Principessa Diana e della sua personalità ribelle, emarginata ai lati della famiglia reale.

Le inquietudini di Diana Spencer

Così Pablo Larraín dopo il suo successo del 2016 con “Jackie”, con “Spencer” offre un ritratto audace e un po’ misterioso di una donna alla ricerca della propria identità, evocando “una favola da una vera tragedia” che, per tutta la sua invenzione drammatica, sembra notevolmente vera.

Vengono rappresentati e raccontati “solo tre giorni” strazianti a Sandringham – dalla vigilia di Natale a Santo Stefano – e realizzato a testa alta da una Kristen Stewart perfetta. Spencer (il cui titolo stesso sembra lanciare una sfida alla Casa di Windsor) danza tra un’eterea storia di fantasmi, un’arcaica satira sociale e uno psicodramma senza esclusione di colpi, pur rimanendo nel cuore un inno alla maternità.

Il dolore nascosto di Lady Diana

“Tieni il rumore al minimo: They Can Hear You” recita un inquietante cartello nelle cucine di Sandringham, dove vengono consegnate grandi quantità di cibo nella parte iniziale del film. Il fatto che questo cibo debba essere consegnato come forniture militari non fa che enfatizzare la condizione di minaccia agli occhi di Diana. Dalle bilance su cui gli ospiti in festa vengono pesati per entrare e uscire da Sandringham, alle feste da incubo in cui la cineasta, direttrice della fotografia, Claire Mathon, cattura nitidamente la claustrofobia degli sguardi reali, Spencer intrappola il suo soggetto bulimico in una rete di rituali reali che la spogliano di potere e identità.

Ogni mossa di Diana è monitorata dalla stampa, le cui lenti sono più simili a microscopi; dai sarti, che cuciono le tende di Diana come per preservare qualche eredità Vittoriana; e dal maggiore Alistair Gregory (Timothy Spall), lo scudiero della Regina, che una volta era nella Guardia Nera e che ora guarda in modo che “gli altri non vedano”.

In tutto ciò, notiamo che gli abiti di Diana sono etichettati “POW” – Principessa del Galles o prigioniera di guerra?

Diana e la sua corsa verso la libertà

“Passato e presente sono la stessa cosa”, dice Diana ai suoi amati giovani figli di questo mondo rigidamente tradizionale, in cui una coccola segreta a lume di candela fornisce un raro momento di calore, aggiungendo che in questa casa “non c’è futuro”. Non sorprende che Diana desideri tornare “a casa” nella vicina Park House, un idillio d’infanzia ora sigillato dietro il filo spinato, inquietantemente avvolto dalla luce della luna e dalla nebbia.

E non sorprende neanche, dopo lacrime e momenti di estrema tensione emotiva, vedere un toccante montaggio in cui la Stewart balla attraverso i capitoli della vita di Diana, con balletti e passi di danza che si trasformano in una corsa al galoppo quando si presenta il sentore della libertà.

Alla base di tutto c’è una magnifica colonna sonora di Jonny Greenwood che accompagna e amplifica brillantemente il dramma. Dai motivi luttuosi del tema principale, con le sue malinconiche modulazioni maggiore-minore, ai suoni di un quartetto d’archi barocco che crolla in un terrore stridente, o al free-form jazz striminzito del tumulto interiore di Diana.

In questo caso, la musica, non fa altro che sottolineare i cambiamenti di umore notevoli della protagonista.

Perché “Spencer” è un film da vedere

Delicato ma estremamente pungente, Spencer ci permette di empatizzare con una figura spesso ritratta attraverso stereotipi o freni.
Di Diana vediamo il suo autolesionismo, la sua bulimia, le sue stranezze, la sua camminata curva, il suo sorriso forzato e, così, riusciamo ad entrare nel suo dolore fino a comprenderlo.

Questo grazie anche alle magistrali interpretazioni di tutti gli attori, di una Kristen Stwart rivelatasi un vero talento sopraffino e di Sally Hawkins che aggiunge una tanto necessaria nota d’amore nel ruolo della sarta preferita di Diana, Maggie, dando vita a un ruolo che in altre mani sarebbe potuto cadere piatto, ma a cui la Hawkins dà le ali per volare.

Stella Grillo

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