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Quentin Tarantino

Quentin Tarantino: i film e la storia del genio indiscusso del cinema

Il 27 Marzo 1963 Nasceva un genio del cinema contemporaneo: Quentin Tarantino. Dagli anni ‘90 a oggi, ecco i suoi film migliori.

Oggi festeggiamo il compleanno di Quentin Tarantino, uno dei registi più controversi e amati di sempre. Con i grandi successi come Pulp Fiction, Kill Bill, Django Unchained e altri, Tarantino ha affermato il suo stile cinematografico unico, in cui unisce ironia, violenza e profonda riflessione morale e filosofica. Scopriamo insieme il suo percorso da regista, sceneggiatore e i film più importanti della sua carriera.

Un genio indiscusso

Da quando ha fatto irruzione sulla scena nel 1992 con Reservoir Dogs, Quentin Tarantino è stato uno dei registi più noti e originali d’America. Attingendo da un sorprendente pozzo di conoscenza, Tarantino è passato da sceneggiatore a regista con una voce e uno stile tutto suo. Mentre alcuni vedevano i film di Tarantino come nient’altro che battute ciniche e violenza, i suoi film si basano spesso su riflessioni profonde e filosofiche. Ha ricevuto un ampio consenso critico e commerciale con Pulp Fiction (1994), per il quale ha vinto un Academy Award per la migliore sceneggiatura. I film successivi sono stati Jackie Brown (1997), Kill Bill: Vol. 1 (2003) e Vol. 2 (2004) e Grindhouse (2007). Tarantino ha ottenuto diverse nomination per Inglourious Basterds (2009) e Django Unchained (2012), quest’ultimo gli ha fatto vincere un secondo Oscar per la migliore sceneggiatura, e ha continuato a scrivere e dirigere The Hateful Eight (2015) e Once Upon a Time… in Hollywood (2019).

 

Kill Bill Vol.1 (2003)

Qui, Tarantino usa ogni strumento del suo arsenale cinematografico per costruire un mondo irreale che si attiene alle proprie regole ma non si lascia mai trasportare da se stesso – e il risultato è ultra-fresco, ultra-divertente e ultra-Quentin Tarantino. Uma Thurman è a dir poco iconica nel ruolo della Sposa, in cerca di vendetta contro la squadra di sicari che le ha voltato le spalle, assolutamente convincente come un esercito di una donna sola, quasi inarrestabile. 

Pulp Fiction (1994)

Pulp fiction: una narrazione che procede attraverso una serie di racconti che si intrecciano, una serie di sicari, rapinatori a mano armata, faccendieri, pugili, impigliati in storie di morte, droga e fughe fortunate nella Los Angeles degli anni ’90. Il tutto intervallato da conversazioni auto-consapevoli sulla cultura pop, la religione e la natura del crimine stesso. Un esercizio di puro stile cin  dialoghi così memorabili che interi pezzi sono entrati nella “coscienza” culturale in generale. Pulp Fiction incarna tutto ciò che ha reso il cinema indipendente dei primi anni ’90 (e Tarantino stesso) così eccitante e fresco – giocoso e inaspettato, con interpretazioni veramente iconiche di John Travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Harvey Keitel, Bruce Willis e altri. Oltre 25 anni dopo rimane senza tempo.

Le Iene (1992)

In questo film c’è tutto: le svolte di genere, la narrazione non cronologica, le scelte musicali strabilianti, le conversazioni apparentemente incongrue su minuzie culturali, la violenza (non più tale) scioccante, e soprattutto, un senso di pura, infallibile freddezza. Al centro del film c’è una rapina di cui si assiste alla preparazione e alle caotiche conseguenze, con criminali di colore – interpretati da artisti del calibro di Harvey Keitel, Tim Roth, Michael Madsen e Steve Buscemi –  che si mettono l’uno contro l’altro. È brillante, divertente, intelligente e super elegante, un innegabile classico del crimine. La ‘Little Green Bag’ di George Baker e ‘Like A Virgin’ di Madonna non hanno più suonato allo stesso modo.

Django Unchained (2012)

 Django Unchained: il dramma di un uomo del Sud, che crea una vera e propria icona nera nello schiavo liberato Django (un eccellente Jamie Foxx) e che, per tutta la sua indulgenza nel rivivere il peggio della schiavitù nelle piantagioni, si diverte anche a rappresentare la violenta vendetta contro una serie di razzisti veramente spregevoli. Oltre ad essere uno dei film più lunghi del regista, è anche probabilmente più divertente di quanto un film che rappresenta la schiavitù dovrebbe essere, ma la sua sparatoria cartoonesca al culmine rimane un’esplosione intrisa di sangue.

C’era una volta a… Hollywood (2019)

Nel 2019 è arrivato uno dei suoi più solari; un’ode ai giorni morenti dell’età dell’oro di Hollywood, che permette al regista di ricreare la Tinseltown della sua giovinezza. Così abbiamo l’attore insicuro Rick Dalton di Leonardo DiCaprio e la sua controfigura scanzonata, Cliff Booth di Brad Pitt. Dalton e Booth sono i personaggi più cool di QT degli ultimi anni, e sono un duo meraviglioso con cui rilassarsi per oltre 150 minuti. Quando l’ultra-violenza tipica di Tarantino entra in gioco, è al servizio di una riscrittura stranamente dolce di una tragedia brutale che ha segnato la fine degli swinging ’60, che rivela la verità del titolo del film: questa è, in realtà, una favola di Tarantino. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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