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L'opinione

Notte degli Oscar 2017, il commento di Gianni Canova su vincitori e vinti

A poche ore dalla cerimonia 2017 della Notte degli Oscar, abbiamo chiesto al celebre critico cinematografico di commentare l'assegnazione delle prestigiose statuette

MILANO – A poche ore dalla cerimonia 2017 della Notte degli Oscar, abbiamo chiesto al celebre critico cinematografico Gianni Canova di commentare in esclusiva per i lettori di Libreriamo l’assegnazione delle prestigiose statuette, sottolineando cosa ha funzionato e cosa no, chi sono stati i vincitori, i vinti e gli incompresi di questa 89a edizione degli Oscar.

IL FILM CHE PASSERA’ ALLA STORIA – In questa edizione 2017 degli Oscar c’è un film che passerà alla storia del cinema: sarà “La La Land”, per come sa rinnovare la tradizione del musical, per come riesce a “succhiare” l’anima e la memoria di alcuni grandi capolavori della storia del cinema e usarli come materiale di costruzione di nuove forme d’intrattenimento. Un film che passerà alla storia anche per la perfezione tecnica, la leggerezza, la bravura degli attori.

POLITICAMENTE CORRETTO VS CHARME – Il verdetto emerso questa notte dalla cerimonia di Los Angeles va in una direzione un po’ diversa dal solito, nel senso che pare configurare più un verdetto di tipo politico-diplomatico, piuttosto che un verdetto che va a premiare il valore oggettivo dei film. Detto questo, trovo legittima questa scelta, con una vertenza: cerchiamo di fare in modo che il “politicamente corretto” non finisca per privare un grande evento spettacolare come “La notte degli Oscar” di ogni residua possibilità di charme, fascino e seduzione. Il rischio è quello di premiare film ben fatti, ma che hanno meno appeal sul grande pubblico di massa, rispetto ad altri che avrebbero potuto vincere. La battaglia dei neri americani è sacrosanta, la rivendicazione che ad Hollywood non ci sia più nessuna forma di Apartheid è legittima, dall’altro lato occorre stigmatizzare un eccessivo peso dato a perfomance di cineasti di colore, forse quest’anno non meritevoli di alcuni dei riconoscimenti che sono stati loro dati.

LA PROTESTA – Dal punto di vista politico, è più forte il gesto di un grande cineasta come il regista iraniano Asghar Farhadi, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, il quale ha scelto di non andare a ritirare il premio per protesta contro le discriminazioni che l’amministrazione Trump ha posto nei confronti dei cittadini del suo Paese e degli altri a prevalenza islamica. Un gesto forte che trovo pregevole, più del buonismo diplomatico di spalmare premi qua e là non individuando il talento vero dove c’è.

L’ARTIGIANALITA’ ITALIANA – Il premio dato per il miglior trucco ai make-up artist Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini per “Suicide Squad” conferma la bravura e l’eccellenza artigiana delle grandi botteghe italiane. Mi piace pensare che gli italiani che hanno vinto ieri l’Oscar siano gli ultimi eredi di una tradizione del lavorare con le mani, che viene dalle botteghe rinascimentali del nostro Paese. Come italiani, possiamo essere comunque contenti che un film come “Fuocoammare” sia arrivato a Los Angeles e sia stato visto dal pubblico americano, raccontando un problema, quello dell’immigrazione, non scontato in America.

L’INCOMPRESO – Il mio rammarico più grosso è per un grande film che partiva con 8 nomination e che invece torna a casa di fatto sconfitto: parlo di “Arrival” di Denis Villeneuve, film che colloco in quel filone di fantascienza filosofico che va da “2001 Odissea nello spazio” fino a “Interstellar”. Un filone molto suggestivo, purtroppo “Arrival” non è stato capito, ma mi sento di consigliare la visione di questo film a tutti: è un film importante, tutto giocato sulla comunicazione e sul linguaggio, su cosa significa comunicare con chi è diverso da noi, e come fare ad imparare ad acquisire il suo linguaggio.

 

 

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