Musica

L’elogio della solitudine di Fabrizio De André ai tempi del Coronavirus

Era il 1998 quando Fabrizio De André tenne, prima di un concerto, uno straordinario discorso sulla solitudine. Le sue parole si confermano, oggi più che mai, come una grande verità
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“Quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante”. Con queste parole, un vero e proprio elogio della solitudine, Fabrizio De André presentava “Anima Salve“, il tredicesimo e ultimo album d’inediti del cantautore italiano, pubblicato il 19 settembre 1996 e realizzato con Ivano Fossati, compositore di gran parte della musica.

Elogio della solitudine

Anime salve trae il suo significato dall’origine, dall’etimologia delle due parole “anime” e “salve”, vuol dire spiriti solitari. È una specie di elogio della solitudine. Si sa, non tutti se la possono permettere. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo, dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.
Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell’anacoretismo né dell’eremitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti. E’ che l’ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura.

 

 

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