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Film su storie vere

“Ma Rainey’s Black Bottom”, la vera storia della musicista con Viola Davis

Ma Rainey's Black Bottom, su Netflix, racconta la vera storia della "Madre del Blues" Ma Rainey, tra le prime cantanti blues a registrare dischi.

Se avete sentito parlare di Ma Rainey’s Black Bottom, in programmazione su Netflix, avrete probabilmente sentito parlare delle stupende interpretazioni che hanno portato questo film alle nomination degli Oscar.  Quello che forse non sapete è la vera storia dietro la pellicola, che riguarda una musicista, Ma Rainey, interpretata dalla sublime Viola Davis,  appartenente ad una generazione rivoluzionaria. Una donna determinata a controllare la sua arte e la sua vita.

Il film candidato all’Oscar 

Basato sull’omonima opera teatrale di August Wilson, nominata al Tony nel 1982, Ma Rainey’s Black Bottom trae ispirazione dalla vita di Getrude “Ma” Rainey, la cantante pioniera del blues ampiamente conosciuta come “The Mother of the Blues”. Rainey è stata tra le prime cantanti blues a registrare musica in uno studio musicale; ha anche aperto la strada a generazioni di cantanti blues a venire, fondendo il vaudeville con il blues del sud. L’opera di Wilson descrive un solo pomeriggio della vita della Rainey, ambientato in una soffocante giornata estiva a Chicago nel 1927 circa, con la Rainey pronta a registrare una canzone intitolata “Ma Rainey’s Black Bottom”. La Rainey, ritardataria, viene attesa dalla sua band nera, il suo manager bianco e il proprietario bianco della casa discografica. Quando Rainey finalmente arriva, scoppia un acceso conflitto tra tutti i presenti, che lotta con le complessità del razzismo e dello sfruttamento artistico.

 

La storia vera della Rainey

Nata Gertrude Pridgett a Columbus, Georgia, nel 1886, seconda di cinque figli, la Rainey iniziò a cantare da adolescente, esibendosi per la prima volta a Columbus nel 1900.  Nel 1902, approcciò per la prima volta alla musica blues e se ne innamorò così tanto che iniziò a inserirlo nelle sue performance. Nel 1904, sposò il comico, ballerino e cantante Will Rainey; insieme girarono il Sud con una varietà di gruppi di menestrelli, facendosi chiamare Ma e Pa Rainey. Nel 1906, si unirono ai Rabbit Foot Minstrels, allora la troupe di menestrelli itinerante più stimata della nazione. Nel 1914, si misero in proprio, andando in tour con il nome di “Rainey and Rainey, Assassini del Blues”. 

Nel 1916, la Rainey si separò dal marito e cominciò ad andare in tournée con il proprio spettacolo, “Madam Gertrude Ma Rainey and Her Georgia Smart Set”,  che includeva un coro di ballerini uomini e donne. Arrivata a New Orleans, fece amicizia con musicisti jazz come Louis Armstrong, Sidney Bechet e Joe “King” Oliver. Fece conoscenza anche con una giovane Bessie Smith, che più tardi sarebbe diventata nota come “l’imperatrice del blues”. Rainey divenne un mentore per Smith, tanto che tra loro nacque una forte passione amorosa. Nel 1925, quando Rainey fu imprigionata a Chicago (venne arrestata per aver organizzato una festa con tutte donne che si trasformò in orgia), fu Smith a pagarle la cauzione. 

Le difficoltà di una donna bisessuale negli anni venni

Essere una donna nera apertamente bisessuale, anche durante la fioritura della vita LGBTQ che avvenne durante gli anni venti, significava vivere “in pericolo”. Eppure Rainey non lasciò che i costumi sociali conservatori dell’epoca la limitassero; infatti, nel 1928, registrò una canzone chiamata “Prove It On Me Blues”, che includeva nel testo: “Sono uscita ieri sera con una folla di miei amici, devono essere state donne, perché non mi piace nessun uomo”. Anche se alcune delle sue canzoni descrivono intrecci romantici con gli uomini, altre fanno riferimento al lesbismo o alla bisessualità. 

Il razzismo e la musica Black

Dagli anni ’20 agli anni ’40, il grande business emergente della musica vide aumentare la domanda di quelli che allora erano chiamati “race records” (più tardi sarebbero stati rinominati “rhythm and blues”): album da e per il pubblico nero. Sebbene i musicisti innovassero profondamente il jazz, il gospel e il blues, erano spesso poco riconosciuti e sottopagati. Avevano anche poco – o nessun – terreno legale su cui fare affidamento, dato che le etichette discografiche stipulavano pochissimi accordi di royalty con gli artisti neri. Smith, per esempio, fece milioni di dollari per la Columbia Records, ma non sapeva leggere e non ricevette alcuna royalty. Il film “Ma Rainey’s Black Bottom” ritrae  anche questa struttura razzista nell’industria musicale, con la Rainey che inveisce contro lo sfruttamento finanziario e il controllo creativo dei suoi manager bianchi. 

 

 

 

Stella Grillo

 

 

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