Una frase di Zygmunt Bauman ci spiega perché imparare a stare soli ci rende più liberi

7 Aprile 2026

Leggiamo una frase di Zygmunt Bauman che invita a riflettere sulla solitudine come occasione di arricchimento

Una frase di Zygmunt Bauman ci spiega perché imparare a stare soli ci rende più liberi

07Anche la solitudine può essere occasione di arricchimento e crescita personale: è questa una delle tante lezioni di vita che possiamo apprendere da una bellissima riflessione di Zygmunt Bauman, tratta dal volume “Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido” (Bari, Laterza 2012).

“Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione. Certo, chi non ne ha mai gustato il sapore non saprà mai ciò che ha perso, ha lasciato indietro, a cosa ha rinunciato”

La solitudine come conquista, non come punizione

Per Bauman, esiste una differenza abissale tra l’essere soli (isolamento subito) e il saper stare soli (solitudine scelta). In una società che ci vuole costantemente “visibili” e “performanti”, il tempo passato con noi stessi è spesso percepito come un fallimento sociale o un vuoto da colmare.

Ma è proprio in quel vuoto che avviene la magia. La solitudine è il laboratorio dell’anima: è il momento in cui riordiniamo i pensieri, in cui prendiamo coscienza di chi siamo al di là dei ruoli che recitiamo ogni giorno. Senza questa consapevolezza, le nostre relazioni diventano “liquide”: cerchiamo gli altri non per il piacere della loro compagnia, ma per il terrore del nostro silenzio.

Quando siamo soli, ci troviamo a fare i conti con noi stessi. Una situazione a cui siamo stati abituati gli scorsi anni, durante i vari lockdown a cui siamo stati costretti causa pandemia: confinati fra le mura delle nostre case, ci siamo trovati a fare i conti con una nuova solitudine. Una benefica solitudine, direbbe Bauman. Non avevamo più scuse per scappare da noi stessi. Niente palestra, né aperitivi con gli amici, nessuna chiamata urgente, nessun treno da prendere al volo.

Sembrava che non avessimo davvero più possibilità di evadere da noi stessi. Dai nostri pensieri, dai nostri desideri reconditi, dalle nostre paure, da tutto quello che sedimenta nelle profondità del nostro io. Se fosse stato con noi, Bauman ci avrebbe detto di cogliere questa occasione per scoprire l’immensa ricchezza che abbiamo dentro, per viaggiare con la mente e creare universi nuovi e meravigliosi.

La pandemia, fortunatamente, oggi è un lontano ricordo, ma uno degli insegnamenti che ci ha lasciato è stato proprio quello che il filosofo Bauman affermava in questo suo celebre passo:  nella solitudine è possibile raccogliere i propri pensieri, riflettere e “dare senso e sostanza alla comunicazione”. Prendiamoci, quindi, il tempo necessario per noi stessi, senza isolarci dal mondo; anzi, proprio per essere più protagonisti nella società, occorre riflettere su di sé e prendere coscienza di ciò che siamo e cosa vogliamo, per poi poterci imporre e contribuire alla collettività.

Il paradosso dei social network

Oggi la Rete ci offre un’illusione di compagnia costante. Bauman lo aveva previsto: abbiamo sostituito la comunità con il network. Nel network siamo noi a decidere chi far entrare e chi “bloccare”, eliminando il confronto con il diverso. Questo ci rende fragili. Se non sappiamo stare soli con i nostri dubbi, cercheremo negli altri solo conferme ai nostri pregiudizi, trasformando l’incontro in un atto di narcisismo.

In un’intervista realizzata per l’Espresso il 15 febbraio 2016 a firma Alessandro Gilioli, il grande sociologo affermava quanto riportato di seguito:

Internet rende possibili cose che prima erano impossibili. Potenzialmente, dà a tutti un comodo accesso a una sterminata quantità di informazioni: oggi abbiamo il mondo a portata di un dito. In più la Rete permette a chiunque di pubblicare un suo pensiero senza chiedere il permesso a nessuno: ciascuno è editore di se stesso, una cosa impensabile fino a pochi anni fa.

Ma tutto questo – la facilità, la rapidità, la disintermediazione – porta con sé anche dei problemi. Ad esempio, quando lei esce di casa e si trova per strada, in un bar o su un autobus, interagisce volente o nolente con le persone più diverse, quelle che le piacciono e quelle che non le piacciono, quelle che la pensano come lei e quelle che la pensano in modo diverso: non può evitare il contatto e la contaminazione, è esposto alla necessità di affrontare la complessità del mondo.

La complessità spesso non e un’esperienza piacevole e costringe a uno sforzo. Internet è il contrario: ti permette di non vedere e non incontrare chiunque sia diverso da te. Ecco perché la Rete è allo stesso tempo una medicina contro la solitudine – ci si sente connessi con il mondo – e un luogo di “confortevole solitudine”, dove ciascuno è chiuso nel suo network da cui può escludere chi è diverso ed eliminare tutto ciò che è meno piacevole.

Perché leggere Zygmunt Bauman oggi

Fra i più grandi sociologi del nostro tempo, il polacco Zygmunt Bauman ha descritto e raccontato le dinamiche della società contemporanea attraverso un’immagine di notevole efficacia, che si può riassumere nella “teoria della società liquida”. Secondo Bauman, infatti, oggi siamo immersi e travolti da una liquidità che rende il mondo mutevole, effimero e privo di qualsiasi stabilità. E in questa società liquida nulla può consolidarsi, ogni cosa è destinata a liquefarsi nel grande mare dell’incertezza. Così anche l’amore, da solida struttura della società moderna, diventa liquido. Le relazioni diventano connessioni, l’amore si riduce a desiderio e, nel rincorrere la libertà a tutti i costi, finiamo per rimanere soli.

Innamorato della cultura e dell’essere umano, Bauman ci invita a una forma di resistenza gentile. Imparare a godere di un pomeriggio di lettura in solitudine, di una passeggiata senza smartphone o semplicemente del proprio respiro, non è un atto di egoismo. Al contrario, è il presupposto per l’amore vero.

Come amava ricordare il sociologo, solo chi è in pace con la propria solitudine può offrire all’altro un volto autentico, non una maschera bisognosa di attenzioni.

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