Ci sono frasi capaci di squarciare il velo delle convenzioni sociali, obbligandoci a guardare dentro noi stessi e a mettere in discussione certezze acquisite. Una di queste appartiene a una delle voci più graffianti e libere del Novecento italiano: Oriana Fallaci.
Nel suo celebre libro del 1975, “Lettera a un bambino mai nato“, la scrittrice affronta il tema della maternità non come un destino ineluttabile, ma come una scelta consapevole e, soprattutto, come un atto di libertà.
“Essere mamma non è un mestiere; non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti diritti.”
Ma cosa ci insegna davvero, oggi, questa riflessione così netta e priva di compromessi?
La maternità come scelta, non come destino
Per secoli, la società ha guardato alla donna esclusivamente attraverso la lente della procreazione. Essere madre era considerato il “compito” naturale, un mestiere a tempo pieno o, peggio, un dovere morale nei confronti della famiglia e dello Stato.
Oriana Fallaci scardina questa visione. Dicendo che la maternità non è un mestiere, ci ricorda che l’essere madre non dovrebbe essere una funzione meccanica o una prestazione richiesta dalla società. Non ci sono manuali perfetti, non ci sono “stipendi” emotivi dovuti: è un legame che nasce dal profondo dell’essere.
Un diritto tra tanti diritti
L’insegnamento più prezioso di questa frase risiede nell’equilibrio della parola “diritto”. La Fallaci non nega l’importanza della maternità, ma la ricolloca in una costellazione più ampia di possibilità. Per l’autrice la libertà è sacra: il diritto di essere madre è importante quanto il diritto di non esserlo, di essere una professionista, una viaggiatrice, o semplicemente una donna padrona del proprio tempo.
Secondo Oriana Fallaci, se la maternità è un diritto e non un dovere, allora cade il peso del senso di colpa per chi non sente questa vocazione o per chi decide di dare priorità ad altri aspetti della propria esistenza.
In questo passaggio tratto dal suo celebre libro, Oriana Fallaci ci insegna l’autenticità del legame: quando un figlio nasce da un diritto esercitato per scelta, e non da un obbligo subito, il rapporto che ne deriva è più autentico, libero dalle catene del risentimento.
“Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci
Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l’età né l’indirizzo: l’unico riferimento che viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora.
Il monologo comincia nell’attimo in cui essa avverte d’essere incinta e si pone l’interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la Fallaci spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l’amore una parola dal significato non chiaro.
Il coraggio di essere se stesse
La più grande giornalista italiana di sempre e una delle scrittrici italiane più apprezzate del XX secolo. È questa Oriana Fallaci, scrittrice, giornalista e attivista italiana, personaggio che unisce o divide, che ancora oggi fa discutere. Una donna che per la sua forza e la tenacia con cui ha portato avanti le proprie idee rappresenta un esempio per tutte le donne, e non solo.
La vita di Oriana Fallaci è, secondo molti, un vero e proprio manifesto del coraggio delle donne. Con la sua scrittura tagliente e sincera, l’autrice ci invita a un esame di coscienza per riappropriarsi della propria identità al di là dei ruoli imposti.
Ma cosa ci insegna, in definitiva, questa frase? Ci insegna che la vita è un’avventura che richiede coraggio, come amava dire la stessa scrittrice. Il coraggio di decidere per sé, di proteggere i propri desideri e di intendere la maternità come un atto d’amore supremo proprio perché libero, consapevole e profondamente umano.
In un’epoca in cui le pressioni sociali sono ancora forti, rileggere Oriana Fallaci è un atto di resistenza. È un promemoria necessario: siamo persone prima di essere ruoli, e la nostra dignità risiede nella possibilità di scegliere chi vogliamo diventare.
