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Una frase di Esopo sulle offese non dimenticate

Analizziamo una celebre frase dell scrittore greco antico Esopo, che ben spiega come un'offesa ricevuta non venga mai dimenticata dalla persona che l'ha subita, la quale spesso attende poi il momento giusto per vendicarsi.

Analizziamo una celebre frase dello scrittore greco antico Esopo, che ben interpreta come un’offesa ricevuta, una cattiva frase detta, non venga mai dimenticata dalla persona che l’ha subita, la quale spesso attende poi il momento giusto per “ricambiare la cortesia”.

“Le offese possono essere perdonate, ma non dimenticate.”

Si tratta di una frase che possiamo legare ad un curioso fatto di cronaca, legato allo scambio di battute “poco cordiali” tra il primo ministro Giorgia Meloni ed il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

La memoria delle offese (e della parolaccia)

In generale, le persone tendono a ricordare più facilmente le cose negative, come le offese o gli insulti ricevuti, rispetto ai complimenti o alle parole belle dedicate a loro. E’ un po’ la “legge della notizia”: desta maggior interesse un albero che cade piuttosto che 100 che crescono.

Se a questo aggiungiamo l’istinto vendicativo che molte persone hanno, ovvero di attendere il momento giusto per ricambiare l’offesa ricevuta, ecco che troviamo nella frase di Esopo riassunta quella che è la natura intrinseca dell’uomo, o almeno per la maggior parte delle persone, caratterizzate da uno spirito di vendetta che riemerge sempre al momento giusto perché, come diceva un altro famoso detto “la vendetta è un piatto che va servito freddo”.

Il caso De Luca-Meloni

A volte, quello di ricambiare l’offesa ricevuta o la parolaccia può rappresentare un modo ironico per ritornare su un episodio passato che si è perdonato, ma che è rimasto nella memoria e, quando arriva l’occasione giusta, quella parola viene riconsegnata al mittente. magari con gli interessi, suscitando ancor più scalpore dell’episodio originario. E’ questo quanto accaduto nelle ultime ore, con lo scambio di battute diventato virale tra il primo ministro Giorgia Meloni ed il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

“Presidente De Luca, quella stronza della Meloni. Come sta?”. Così la premier si è rivolta ieri mattina al presidente della Regione Campania, prima di stringergli la mano a margine dell’inaugurazione del centro sportivo a Caivano. “Benvenuta”, le ha detto De Luca, rispondendo: “Bene di salute”.

Il governatore lo scorso 16 febbraio usò il termine “stronza” riferendosi alla presidente del Consiglio, mentre parlava con i giornalisti in Transatlantico alla Camera. Il video dello scambio a Caivano è stato rilanciato dal profilo social di Atreju, la kermesse di FdI, con il messaggio: “Giorgia, insegnaci la vita”.

Di certo non si tratta di un episodio, ne da una ne dall’altra parte, che nobilita le rispettive figure istituzionali, ma la vicenda è diventata così virale da far quasi empatizzare alcuni verso i due contendenti, portando a constatare come anche gli esponenti politici siano persone con le nostre debolezze e le nostre facili irascibilità, che possono portare all’uso di parole poco gradevoli e alla voglia di rivalsa al momento giusto.

Esopo 

La frase che abbiamo scelto appartiene allo scrittore greco antico Esopo, vissuto a cavallo tra il VII e VI secolo a.C. Le sue opere, così come i suoi proverbi e modi di dire, hanno ancora oggi una grandissima influenza sulla cultura occidentale: le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note.

Della sua vita si conosce pochissimo, e alcuni studiosi hanno persino messo in dubbio che il corpus di favole che gli viene attribuito sia opera di un unico autore. I primi racconti in forma di favola che ci sono stati tramandati sono i suoi.

Esopo è considerato l’iniziatore della favola come forma letteraria scritta. Per “Favole di Esopo” si intende la raccolta di 358 favole contenute nell’edizione critica curata da Émile Chambry costituite probabilmente da un nucleo primario di favole a cui, nel corso dei secoli, se ne sono aggiunte altre di varia origine.

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