Ruth Orkin e l’illusione del tempo: a Bologna la fotografa che sognava il cinema

11 Aprile 2026

Ruth Orkin a Bologna: la mostra "The Illusion of Time" celebra la fotografa che unì cinema e realtà, tra grandi divi e l'iconico viaggio dell'American Girl.

Ruth Orkin e l’illusione del tempo a Bologna la fotografa che sognava il cinema

Cinema e fotografia, racconto e fotografia, movimento e fotografia: questo il messaggio di Ruth Orkin a cui è dedicata a Bologna la mostra “The illusion of time” in programma a Palazzo Pallavicini fino al 19 luglio 2026.

Figlia di Mary Ruby, attrice del cinema muto, Ruth Orkin crebbe nei corridoi di Hollywood negli Anni ‘20 e ’30 sognando di diventare una regista, carriera preclusa alle donne negli Stati Uniti nel primo Novecento. Costretta a ridimensionare il suo sognom , Orkin riuscì a declinarlo in una forma originale coniando un linguaggio che amalgamasse immagini fissa e in movimento.

In mostra il primo reportage fotografico di Ruth Orkin

Grazie al regalo della sua prima macchina fotografica, una Univex dal costo di 39 centesimi, Orkin si avvicinò al mondo della fotografia, senza però abbandonare il fascino del cinema. A soli 17 anni intraprese un viaggio in bicicletta da Los Angeles a New York per visitare l’Esposizione Universale del 1939. Durante questo percorso tenne un diario che si trasformò in una sequenza visiva, un vero e proprio reportage. Ispirandosi ai taccuini e agli album con cui la madre documentava le riprese cinematografiche, l’artista iniziò così a integrare la fotografia in una narrazione strutturata secondo una progressione tipicamente filmica.

Nacque così il suo primo “lungometraggio fotografico”: Bike Trip: original scrapbook pages, una potente sequenza del viaggio che restituisce l’impressione di osservare un film in movimento e un racconto straordinario, capace di trasmettere il senso di libertà di due donne complici e solidali, tra viaggi notturni in seconda classe, accompagnamento della polizia nelle stazioni ferroviarie e un profondo desiderio di conoscenza. Il suo impegno a rappresentare le donne continuò: fu inviata infatti dalla rivista Life in Israele insieme alla Filarmonica Israeliana.

Successivamente si recò in Italia e, a Firenze, incontrò Nina Lee Craig, una studentessa d’arte americana che divenne il soggetto della celebre fotografia American Girl in Italy. Lo scatto fa parte della serie Don’t Be Afraid to Travel Alone, dedicata alle esperienze delle donne che viaggiavano da sole nell’Europa del dopoguerra. Realizzata nel 1951, l’immagine è diventata l’opera più celebre dell’artista: una scena accuratamente costruita, nata da una riflessione sul senso di vulnerabilità e autonomia nel muoversi da sole in una città straniera.

I ritratti dei divi e, finalmente, il film

L’esposizione di Palazzo Pallavicini presenta anche una ricca galleria di ritratti di importanti figure della cultura e dello spettacolo. Tra questi compaiono Alfred Hitchcock, Vittorio De Sica, Lauren Bacall, Humphrey Bogart e Marlon Brando. Particolarmente significativo è il ritratto di Robert Capa, figura centrale della fotografia del Novecento. Nel percorso espositivo spicca anche Albert Einstein At A Princeton Luncheon, New Jersey, 1955, che rivela la capacità di Orkin di muoversi con naturalezza tra ambienti sociali diversi. Albert Einstein non appare come un genio distante, ma come un uomo colto in un momento spontaneo e umano.

Lo sguardo della fotografa non costruisce artifici, ma porta alla luce la dimensione più autentica dei suoi soggetti, avvicinandoli allo spettatore. Un altro scatto significativo è quello dedicato a Vittorio De Sica, realizzato nel 1951 durante una pausa sul set di Umberto D., una delle opere più rigorose del Neorealismo italiano. L’immagine restituisce con sensibilità l’attenzione del regista per la fragilità umana. La mostra presenta inoltre i film realizzati insieme al fotografo e regista Morris Engel, che Orkin sposò dopo il ritorno negli Stati Uniti.

Tra questi spicca Il piccolo fuggitivo, grazie al quale fu tra le prime donne a vincere il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1953. Il film ebbe un ruolo fondamentale anche sul piano teorico e stilistico, influenzando profondamente i registi della Nouvelle Vague, tra cui François Truffaut e Jean-Luc Godard.

Foto in copertina: Ruth Orkin, Jinx and Justin on Scooter, Florence, Italy, 1951. Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive

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