Robert Capa, il fotografo di guerra che sperava di rimanere disoccupato

Morto a 41 anni in Vietnam per aver poggiato il piede su una mina, Robert Capa ha vissuto l’intera sua vita sui campi di battaglia a fotografare volti e luoghi segnati dalla guerra, e non avrebbe voluto farlo: ''Come fotografo di guerra, spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita'' diceva...

Due mostre, una a Udine e l’altra a Roma, per ricordare il padre del fotogiornalismo a 100 anni dalla sua nascita

MILANO – Morto a 41 anni in Vietnam per aver poggiato il piede su una mina, Robert Capa ha vissuto l’intera sua vita sui campi di battaglia a fotografare volti e luoghi segnati dalla guerra, e non avrebbe voluto farlo: ‘Come fotografo di guerra, spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita’ diceva. Eppure ci ha lasciato 70mila straordinarie fotografie e tra queste molte visibili in due mostre italiane. La prima, con 180 scatti è a Villa Manin a Passariano di Codroipo a Udine, “La realtà di fronte” fino al 19 gennaio. La seconda al Museo di Roma Palazzo Braschi dal titolo “Robert Capa in Italia 1943-1944” in esposizione fino al 6 gennaio.

LA REALTÀ DI FRONTE, VILLA MANIN – La mostra, voluta dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzata dall’Azienda Speciale Villa Manin con catalogo Silvana Editoriale, è curata da Marco Minuz, grazie alla collaborazione dell’agenzia Magnum Photos di Parigi e dell’International Center of Photography di New York, con le sue 180 fotografie, oltre a garantire un percorso antologico completo, permetterà di conoscere ed approfondire un aspetto poco noto del lavoro di Capa, quello di cineasta e di fotografo di scena.

FOTO DI GUERRA – Saranno presenti in mostra tutte le principali esperienze che caratterizzano il lavoro del fotografo ungherese, naturalizzato statunitense: gli anni parigini, la Guerra civile spagnola, quella fra Cina e Giappone, la Seconda guerra mondiale con lo sbarco in Normandia, la Russia del secondo dopoguerra, la nascita dello stato di Israele e, infine, il conflitto in Indocina, dove Capa morirà prematuramente nel 1954.

IL MONDO DEL CINEMA –Presente anche una ricca sezione di fotografie dedicate al mondo del cinema. Robert Capa, fin dal 1936, ha modo di cimentarsi dietro la macchina da presa. In quell’anno, infatti, mentre si trova in Spagna per documentare la Guerra civile, gira assieme al cameraman russo Roman Karmen alcune sequenze per il film di montaggio ‘Spagna 36’ diretto da Jean Paul Le Chanois e prodotto da Luis Bunuel. Attività testimoniata anche dalla celebre fotografia, che sarà presente in mostra, realizzata da Gerda Taro, in cui Capa ha in mano una macchina da presa 16 mm.

RITRATTI DI ROBERT CAPA – Nel 1938 è impegnato in Cina, come assistente del regista Joris Ivens, per realizzare il documentario “I 400 milioni”, sulla guerra cino-giapponese. Ma è l’incontro con l’attrice Ingrid Bergman, nel giugno del 1945 a Parigi, ad avvicinare ancor di più Capa al mondo del cinema. Con la fine della guerra nasce anche l’Agenzia fotografica Magnum nel 1947 fondata da Capa assieme ad Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodgers. La mostra verrà arricchita da un’ulteriore sezione di ritratti di Robert Capa, realizzati da grandi fotografi come Henry Cartier-Bresson e Gerda Taro; immagini che riprendono il fotografo in alcuni momenti del suo lavoro di fotoreporter e della sua vita privata.

 

ROBERT CAPA IN ITALIA 1943-1944, PALAZZO BRASCHI – Settantamila foto scattate in quasi quarant’anni di vita. Questa è l’eredità custodita a New York, all’International Center of Photography. Da questo enorme patrimonio il fratello Cornell e il biografo di Capa Whelan hanno selezionato 937 foto, tra le più caratteristiche ed importanti che hanno dato vita a tre serie identiche – le master Selection I, II e III – ognuna completa di tutte le immagini, conservate a New York, Tokyo e Budapest. Una selezione di 78 fotografie saranno ospitate fino al 6 gennaio 2014 nel Museo di Roma Palazzo Braschi nella mostra “Robert Capa in Italia 1943-1944”.

 

CORRISPONDENTE DI GUERRA IN ITALIA – Esiliato dall’Ungheria nel 1931, inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola dal 1936 al 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno da luglio 1943 a febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto. Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune foto di Robert Capa “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.

UN FOTOGRAFO CORAGGIOSO – Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la distruzione della posta centrale di Napoli o il funerale delle giovanissime vittime delle Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove infuriano i combattimenti. E i soldati alleati, accolti a Monreale dalla gente, o in perlustrazione in campi opachi di fumo. Settantotto fotografie nelle quali l’obiettivo di Capa mostra una guerra subita dalla gente comune, piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, soldati e civili vittime della stessa strage. Così Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo: “È stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”. Foto, famose in tutto il mondo, che raccontano a modo loro la vita.

 

5 dicembre 2013

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