Redazione Libreriamo
Dal diario di Dafne Hoffman ( paziente numero 626, park2) Dafne è Cresciuta. Eccomi Dafne, ciao. Con Tavor ? Niente. Sono cresciuta. E niente. Forse non necessariamente migliorata. Ho rischiato di perdere la vita per mano di chi me l’ha data, senza che se ne accorgesse, lei, Parsifal, mia madre. Lei è una parentesi. Non ritorna più. La rispetto, la ascolto, le presto attenzione, ma solo dopo di me. Lontana da me. Lontana dalle mie lotte. Non può capire. Parsifal non può capire. E non piango manco più mentre lo scrivo, ma sono rassegnata in maniera sterile pensando che quando Read more...
A volte mi chiedo cosa sarebbe successo se non fossi mai andata via e provo a immaginare una tua possibile reazione alla notizia che saresti diventato padre. Nessuno sapeva che non sarei partita da sola, forse avrei dovuto dirlo almeno a mia madre, ma non mi andava di sprecare troppe parole sull’argomento. Fin da piccola in me cresceva il seme della libertà, lo si deduceva anche dalla mia scarsa propensione a gareggiare, non volevo che una qualsiasi cosa che poteva essere fatta autonomamente potesse venire menomata dal tempo impiegato per eseguirla. A chi mi accusava di aver paura di perdere Read more...
I libri non possono mai essere troppi. O forse sì? Molti di noi amanti lettori vorrebbero poter tenere in casa tutti i libri che abbiano mai letto, non solo i preferiti. Per non parlare di quelli che ancora vorremmo leggere in futuro...
La spiaggia assopita scopriva le sue nude spalle, mentre la luna osservava l’eterno scialacquio del mare che pareva lambire ogni angolo della città. Quell’arcano connubio di quiete e purezza offriva sconfinate visioni di infinito: un dipinto animato solo dal venticello di una notte di primavera, da contemplare forse da una finestra. Ed io ero lì. C’era una casa accanto a quella distesa di sassi e sale, una palazzina bianca con tante finestre addormentate; solo una delle due rivolte al mare, quella notte emanava una flebile e pallida luce. Con le braccia immobili sul davanzale, osservavo il moto costante delle onde; Read more...
Mancava poco all'alba. Il cielo, violaceo, si preparava ad accogliere il sole in una nuova giornata. Il mare davanti ai nostri occhi danzava al tempo delle sue onde, accompagnato dalle note di un Fabrizio De Andrè strimpellato con arte e raucedine da una chitarra. E poi noi, sdraiati sulla sabbia, ad aspettare, con gli stessi occhi stremati dal buio della notte squarciato dalle fiamme di un falò improvvisato. In balia di quelle ballate, avevamo esaurito persino le parole: tra di noi, ingenui e maldestri ragazzi, solo sorrisi, carezze a sguardi assonnati. Anche il sole, quella mattina, era pigro; si fece Read more...
Il dottor Sapienza entrò nello studio claudicando e si appoggiò stancamente alla scrivania. « Olivieri? » borbottò, assestando sul naso gli occhiali appannati. « Olivieri Carolina? » La ragazza pallida sdraiata su un divanetto annuì. Sapienza brancolò fino a una poltrona malconcia e, prima di sedersi, ne sprimacciò risolutamente i cuscinetti. « Parli pure, signorina, » esordì frattanto, « io l’ascolto. » « Ecco, dottore, io... » Carolina respirò a fondo, mangiucchiandosi con frenesia le unghie. Lo psicologo schioccò teatralmente la lingua e si accomodò, fissando sulla paziente due occhietti vispi. « Continui, forza. » « Vede, il problema è Read more...
Quando si tratta di leggere, spesso non possiamo permetterci di fare gli schizzinosi: le occasioni sono poche, e vanno sfruttate al massimo delle possibilità
Durante l'estate egli era solito sedersi su di una panchina e guardare: guardava il cielo si, gli uccelli, le nubi, il sole ed anche gli alberi... quello che dentro però gli dava una sensazione diversa erano le donne! Le vedeva passare ed in prossimità della sua panchina le udiva accelerare il passo; alcune gli davano un rapido sguardo, altre proseguivano diritte come spade, certe ragazze sembravano guardarlo con aria di compatimento o di disprezzo, ma mai nessuna che si fermasse e si sedesse accanto a lui... eppure aveva preparato tutto con cura: si era seduto ad un lato della panchina, Read more...
“Lo sapevi che non era il momento adatto… è scritto che il momento giusto per piantarle è Marzo – Aprile!” Edward aveva segnato la propria condanna nel momento in cui aveva regalato il “Manuale del perfetto giardinaggio” ad Emma… A Maggio era entrata in possesso del cottage che la zia Maggie le aveva lasciato in eredità dopo la sua dipartita. Emma era stata la sua nipote prediletta da sempre… beh in effetti l’unica reale… visto che i figli di George – fratello di James, entrambi figli di Leopold fratello a sua volta di Margareth detta Maggie – non avevano mai Read more...
Bartolomeo Baciccia era un ragazzino con dei bellissimi occhi verdi che abitava nel mio quartiere. Dalle lettere tondeggianti del nome e da certe risonanze del cognome ci si può già fare un’idea di lui e del tipo di costituzione fisica che lo distingueva, suo malgrado, da tutti gli altri. In genere, in ogni comitiva di ragazzini che si rispetti, c’è sempre il tipo grassottello: quello che va in giro con pane e Nutella alle tre del pomeriggio e alle quattro tira fuori dalla tasca un’altra merendina. Beh, lui era proprio in tutto e per tutto nei canoni del suo personaggio. Read more...