Avrei voluto essere chiamata mamma – racconto di Valeria Tartaglia

Avrei voluto essere chiamata mamma - racconto di Valeria Tartaglia

Quando si arriva alla mia età farsi un esame di coscienza è inevitabile, chiudi gli occhi e cerchi di ripercorrere a ritroso la tua vita, analizzi ogni anno da quando la memoria te lo consente.

Cerchi di essere imparziale, non è semplice fare autocritica, ma se vuoi fare un analisi di tutto cio che hai vissuto, degli sbagli fatti, devi cercare di guardarti indietro come fossi un critico cinematografico che dovrà fare una recensione sul giornale che scrive. Di me bambina ho dei ricordi passati in campagna a casa dei nonni circondata, più che da altri coetani, al mio paese quelli della mia età erano pochi, da animali, forse è per questo che ho un amore infinito verso di loro perché sono stati i miei compagni di gioco e quelli a cui confidavo i miei pensieri, non avevo bambole, non mi sono mai piaciute,ma erano loro che le sostituivano anche nei giochi di una bambina che giocava a fare la mamma.

Era il mio sogno, avere tanti bambini, ma come tutti i sogni a volte non si avverano, e ora ti domandi cosa è successo, perché non hai fatto il possibile perché ciò accadesse, ma non c’è una sola risposta, potresti incolpare altri per questo ma dentro di Te sai che la colpa è stata soltanto tua. I sogni andrebbero sempre rincorsi, costi quel che costi, perché poi il loro non avverarsi ti lascierà dentro un sapore amaro, ti farà sentire sconfitta e perdente per non aver combattuto fino in fondo.

Crescendo, poi, la vita ti avvolge, ti coinvolge e pensi va beh ho ancora tempo per i miei sogni, invece in men che non si dica ti accorgi che il tempo che pensavi di avere non c’è più, e che l’unica cosa che ti ha lasciato è un grande vuoto e un rammarico per non essere diventata Mamma, e allora cerchi di riempire quel vuoto con altri affetti, e torni bambina, quella bambina che si circondava di animaletti per giocare ora se ne circonda per dare quel l’amore che ha dentro e che non può più dare ad un esserino piccolo che gli assomiglia e che solo con il suo sorriso gli scalda il cuore.

E allora maledici te stessa, e il tempo che ti ha giocato uno scherzo così perfido, e ti accontenti di guardare le altre mamme e i lormo piccolini, che ha differenza di te hanno esaudito il loro sogno. Avrei voluto essere chiamata mamma, ma non sempre quello che si vuole si avvera.

 

Valeria Tartaglia

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