Mostre

Da Pirandello a Guccione, a Noto la mostra dedicata agli artisti siciliani

A Noto, il 30 maggio, riaprirà la mostra curata da Vittorio Sgarbi e dedicata al genio e alla fantasia degli artisti siciliani del Novecento
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A noto riapre il 30 maggio la mostra “Novecento. Da Pirandello a Guccione“, curata da Vittorio Sgarbi. La mostra è allestita al Convitto delle Arti di Noto, fino al 30 ottobre 2020, dove sarà possibile ammirare le opere dei maggiori artisti siciliani del Novecento.

Un tributo alla Sicilia e agli artisti siciliani

Dopo la prima edizione del 2014, “Artisti di Sicilia” viene riproposta a Noto, per ribadire e sottolineare ancora una volta l’ampiezza, la varietà e la forza del genio artistico dell’isola. Sgarbi ha allargato al massimo, sia numericamente sia nelle generazioni, il panorama, offrendo al pubblico una rara occasione. Quella di vedere raccolte insieme opere significative sia dei più noti maestri sia di personalità defilate, sia dei più giovani artisti. La mostra “Novecento – Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Guccione”, a cura di Vittorio Sgarbi, è un tributo alla Sicilia, ai siciliani e alla sicilitudine e si innesta perfettamente nel ciclo quinquennale, che ha visto Noto diventare palcoscenico di grandi mostre d’arte. 

L’esposizione

L’obiettivo della mostra è una lettura pressoché unitaria, complessiva dell’arte siciliana, nel cui eclettismo predomina, quello il filone del realismo. Un realismo che perviene a interpretazioni sempre nuove, segnate dal sigillo delle singole personalità. Figura, Ritrattistica, Interni, Paesaggismo, Nature morte sono i maggiori ambiti di riferimento di questo realismo. Tra la fine degli anni Venti fino ai primi anni Quaranta, per la maggioranza degli artisti si era suggellata la fine del rapporto con l’Avanguardia.  Si assiste dunque a un ritorno alla poesia dell’intimo. Poi, dal dopo-guerra ad oggi, è stato tutto un susseguirsi di sperimentalismi e di ritorni figurali, di oscillazioni del gusto con soluzioni formali spesso sorprendenti. Oggi sembra che l’artista ondeggi in un mare agitato, senza direzioni sicure, senza poetiche meditate, senza mete. 

 

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