Max Ernst, l’artista del Surrealismo psicoanalitico

Considerato uno dei maggiori esponenti del Surrealismo, Max Ernst colpisce con le sue opere densamente simboliche
Le 5 opere più celebri di Max Ernst

MILANO – “Dipingere non è per me un divertimento decorativo, oppure l’invenzione di plastica di una realtà ambigua; ogni volta la pittura deve essere invenzione, scoperta, rivelazione.” afferma Max Ernst a proposito dell’arte della pittura. Considerato uno dei maggiori esponenti del Surrealismo, Ernst colpisce con le sue opere densamente simboliche: un repertorio di immagini oniriche che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Tra le altre sue opere ricordiamo ‘Aquis sommerso‘ (1919), ‘Piccola macchina costruita da minimax dadamax in persona‘ (1919-1920), ‘La Vergine picchia Gesù davanti a tre testimoni‘ (1926), ‘La Vestizione della Sposa‘ (1940), ‘Immortel‘ (1966).

Gli inizi

Maximilien Ernst, pittore e scrittore tedesco è nato a Brûl, Colonia il 2 Aprile 1891. Iscrittosi nel 1909 presso la facoltà di Filosofia dell’università di Bonn, dove inizia a studiare filosofia, storia dell’arte e psichiatria, inizia, dopo poco tempo, a disegnare scoprendo la sua vocazione per l’arte. Nel 1913 espone i suoi primi quadri a Berlino, dove ha modo di conoscere Guillaume Apollinaire. Nel corso degli anni successivi entrerà a contatto con altri personaggi di spicco, tra cui Robert Delaunay.

L’esordio

Nel 1914 Max Ernst – in questo periodo utilizza lo pseudonimo di Dadamax – inizia a lavorare con Hans Jean Arp e Johannes Baargelded: i tre aderiscono al movimento del Blaue Reiter (Il cavaliere blu) di Monaco, cioè uno dei primi gruppi artistici di impronta espressionista, e alla rivista berlinese espressionista Der Sturm. Convinto sostenitore delle avanguardie, l’esordio di Max Ernst avviene appunto con quadri espressionisti; passa poi al dadaismo e sotto l’influsso della pittura di Giorgio De Chirico crea quadri e collages, nei quali convivono oggetti e figure eterogenee, che creano situazioni ambigue, surreali e oniriche

De Chirico, Freud e il collage

La scoperta e la conoscenza di De Chirico, gli studi su Freud e sulla psicoanalisi e l’esperienza diretta avuta da studente negli ospedali psichiatrici contribuiscono in modo importante alla definizione del particolare dadaismo di Ernst, che si esprime soprattutto nei citati collage. Nel 1920 assieme ad altri pittori, Ernst realizza uno dei più scandalosi happening, ossia forma d’arte che si incentra sull’evento e non sul singolo oggetto, come se fosse una performance, mai realizzati dai dadaisti. La sua prima esposizione è del 1921, presso la ‘Galerie au Sans Pareil’ di Parigi.

A Parigi: il Surrealismo

Nel 1922 si trasferisce nella capitale francese, dove sarà tra i fondatori del ‘Manifesto del surrealismo’: due anni più tardi pubblica il ‘Traité de la peinture surrealiste‘ (1924). Nel 1926 lascia il movimento dadaista per dedicarsi al surrealismo, cui si appassiona in modo crescente, dando al termine surrealismo un’interpretazione estremamente personale. Nel 1929 pubblica il primo dei suoi romanzi-collage La Femme 100 têtes, mentre nel 1930 collabora con Salvador Dalí e Luis Buñuel al film L’âge d’or, un film che racconta i tentativi di una coppia di amanti di “consumare” la propria relazione romantica. Sono però continuamente ostacolati dai valori borghesi e dai tabù sessuali imposti dalla famiglia, la chiesa e la società.

Nel 1934 è la volta di Une semaine de bonté, ultimo dei suoi tre romanzi-collages. Le tavole di questi romanzi-collages venivano realizzate da Ernst con collages di immagini ricavate da opere scientifiche, enciclopedie mediche, cataloghi e racconti illustrati.
In questo contesto artistico raggiunge i punti più alti della sua arte con le opere L’oeil du silence, dipinto nel 1943 negli Stati Uniti, dove si era rifugiato fuggendo nel 1941 – allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale – da un campo di detenzione francese. Nel 1942 divorzia dalla prima moglie Peggy Guggenheim per sposare Dorothea Tanning. Torna a Parigi solo nel 1954, per continuare la sua ricerca nel campo dell’arte surrealista. Nello stesso anno, alla Biennale di Venezia, gli viene assegnato il primo premio. Nel dopoguerra Max Ernst continua la sua produzione di dipinti, di sculture e lavori grafici con un ritmo molto intenso utilizzando e inventando nuove tecniche come le colature di colore del drapping e l’utilizzo della fotografia.

EUROPA DOPO LA PIOGGIA (1940)
L’oeil du silence

Il Frottage

La tecnica più importante inventata da Max Ernst è il frottage, che consiste nell’appoggiare il foglio su una qualunque superficie ruvida (legno, foglia, pietra) e strofinare con una matita per far apparire il disegno grazie allo sfregamento che avviene contro le asperità sottostanti.

Max Ernst | Le Silence á travers les âges | 1968, © Albertina, Wien
Le Silence á travers les âges

Gli ultimi anni

Negli ultimi anni della sua vita Max Ernst lavora quasi unicamente con la scultura; uno degli ultimi suoi affascinanti lavori è tuttavia un omaggio alle scoperte ed ai misteri intravisti nella stagione del surrealismo: Maximiliana ou l’exercise illegal de l’astronomie (1964), un libro interamente composto di segni astratti che simulano linee di scrittura e sequenze di immagini.
Max Ernst muore il giorno 1 aprile 1976 a Parigi.

 

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