L’asta è annullata e forse la Giuditta di Caravaggio è un falso

Ritrovato nel 2014, esposto a Brera nel 2016 il quadro di Caravaggio "Giuditta decapita Oloferne" non è più all'asta e forse è un falso

MILANO – Ancora una volta il mistero si aggira tra le opere d’arte e ora avvolge in una nebbia di ambiguità la verità sull’autenticità del dipinto Giuditta decapita Oloferne attribuito a Michelangelo Merisi, detto Caravaggio. L’asta per la vendita del quadro è stata annullata, un compratore anonimo si è aggiudicato l’opera e un fantomatico museo (forse) un giorno la ospiterà ad una sola condizione: che il dipinto sia veramente un’originale.

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L’asta è annullata e il mistero si infittisce

Il 27 giugno doveva essere battuto all’asta il dipinto Giuditta decapita Oloferne di Michelangelo Merisi; un evento unico per cui era stato persino preparato un apposito sito web. Bene, due giorni fa è stato tutto annullato e il quadro è stato venduto a un’acquirente anonimo, per un prezzo che non è dato sapersi. È stato il mercante d’arte Marc Labarbe che, dopo aver seguito il restauro dell’opera, ha concluso la vendita segreta.

 

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Sull’identità dell’acquirente si sa poco; l’unica ipotesi è che sia uno straniero pronto a concedere il quadro in prestito a lungo termine a un museo (di cui ancora non si sa il nome) che accrediti l’attribuzione dell’opera a Caravaggio. Si, avete capito bene: il fantomatico museo che accoglierà questa versione della Giuditta dovrà confermare che il quadro appartiene a Caravaggio. Questo vuol dire che c’è ancora dell’incertezza su chi veramente sia l’autore dell’opera. E se il ricco acquirente avesse acquistato una copia e dell’originale non ve ne fosse traccia?

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Vero o falso?

Ritrovato nel 2014 in una soffitta di una fattoria francese, il quadro è subito finito al centro del dilemma “è un’originale o un falso?”. Le risposte sono più contrastanti che mai e gli eventi che hanno accompagnato la storia di questo quadro non aiutano di certo a schiarirsi le idee sull’originalità dell’opera, ad esempio: il Louvre inizialmente era interessato all’acquisto dell’opera, ma poi rifiutò a causa della dubbia attribuzione. Al contempo gli esperti del Merisi e gli storici dell’arte si schierano in due fazioni opposte che da una parte vedono sostenere l’idea di specialisti come Eric Turquin, talmente sicuro della mano di Caravaggio tanto da valutare l’opera tra i 100 e i 150 milioni di euro, che dichiariamo sia un’originale, mentre dall’altro lato l’opinione contrastante di altri esperti di Caravaggio come la storica dell’arte Mina Gregori che invece lo considerano un semplice falso realizzato da un copista.

Sono serviti tanti scanner a raggi X e 18 mesi di ricerche perché Tarquin potesse sostenere una tesi convincente. Da queste ricerche sono 4 i capisaldi su cui l’esperto d’arte cerca di dimostrare l’autenticità dell’opera: in prima istanza sono 2 lettere del 1607 al duca di Mantova, che descrivono il dipinto, un testamento del 1617 del mercante d’arte e pittore Louis Finson e un inventario della tenuta di Abraham Vinck, eseguito ad Anversa nel 1619. Tutto questo porta Tarquin a pensare che il dipinto sia quindi una seconda versione del noto Giuditta e Oloferne del 1598/99 esposto a Palazzo Barberini a Roma. Il quadro, nel corso del tempo appartenuto a dei discendenti di un ufficiale napoleonico, era già stato presentato al pubblico alla mostra del 2016 “Intorno a Caravaggio” presso la Pinacoteca di Brera di Milano, dove alcuni dipinti del Caravaggio vennero messi a confronto con quelli del caravaggista fiammingo Louis Finson, fra cui una sua copia della “Giuditta” del Merisi, appartenente alla Collezione Intesa Sanpaolo. Sicuramente gli studi eseguiti da Tarquin sul quadro ritrovato e appena venduto sono convincenti, ma non abbastanza per parlare dichiarare con certezza che l’opera in questione è di Caravaggio. Sapremo mai la verità? Infondo, è anche questo il bello dell’arte: il mistero che circonda delle opere in grado di regalarci emozioni uniche.

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