Il carcere più famoso al mondo si riempie d'Arte

Ai Weiwei, fuga da Pechino ad Alcatraz

Il 27 settembre inaugura la nuova mostra di Ai Weiwei, dal titolo esemplificativo ''@ Large: Ai Weiwei on Alcatraz'', ovvero la retrospettiva di uno degli artisti contemporanei più discussi che non a caso, ha scelto un ex-carcere di massima sicurezza per...

L’artista cinese Ai Weiwei, internazionalmente noto per i suoi lavori a cavallo tra arte e attivismo politico, sta per inaugurare una mostra del tutto particolare; non tanto per le opere esposte, quanto per il luogo scelto per esporle: l’ex penitenziario federale di Alcatraz. Rivelando nuove prospettive su questa fortezza militare del 19° secolo, oggi Parco nazionale tra i più visitati d’America, la mostra intende indagare alcune tematiche principe nel lavoro di Ai Weiwei come la libertà di espressione, la questione dei diritti umani, sia individuali che collettivi e il concetto di giustizia, che risuonano ben oltre questo particolare luogo

MILANO – Il 27 settembre inaugura la nuova mostra di Ai Weiwei, dal titolo esemplificativo ”@ Large: Ai Weiwei on Alcatraz”, ovvero la retrospettiva di uno degli artisti contemporanei più discussi che non a caso, ha scelto un ex-carcere di massima sicurezza per parlare di diritti umani e libertà d’espressione. Sculture, installazioni sonore e di opere multimediali occupano ben 4 blocchi dell’ex-penitenziario, aprendo al pubblico zone solitamente interdette ai visitatori: il Nuovo Edificio Industriale, la Sala da Pranzo, 20 celle del Blocco A e l’Ospedale psichiatrico. Incarcerato segretamente dal Governo cinese per 81 giorni durante il 2011, Ai Weiwei non ha ancora il permesso di poter viaggiare al di fuori della Cina; e infatti l’artista non ha potuto seguire da vicino l’allestimento di Alcatraz, seppur site-specific, dovendo ideare il progetto espositivo dal suo studio di Pechino in collaborazione con la For-Site Foundation di San Francisco.

LE OPERE – Tra i lavori site-specific pensati per Alcatraz, spicca Trace cioè 176 ritratti di prigionieri ed esiliati politici di tutto il mondo, realizzati con 1 milione e 200.000 mattoncini LEGO ®, dal leader sud africano Nelson Mandela al cantante pop tibetano Lolo. Stay Tuned è invece un’installazione sonora che occupa 20 celle del Blocco A, in cui Ai Weiwei invita i visitatori a sedersi e ad ascoltare le parole, le poesie e la musica pronunciate e realizzate da persone che sono state arrestate a causa della loro espressione creativa, come ad esempio le Pussy Riots, la punk band femminista in aperta opposizione a Putin. Idealmente a conforto degli ex carcerati, si colloca l’opera Blossom, bouquet di fiori in ceramica che riempiono lavandini e vasche, ironico riferimento alla famosa campagna della Cina i Cento Fiori del 1956, un breve periodo di tolleranza del governo per la libertà di espressione, immediatamente seguito da un giro di vite contro i dissidenti.

AI WEIWEI – Classe 1937, è tra i più controversi e anticonvenzionali artisti contemporanei, il cui lavoro spazia dalla scultura all’installazione, dalla fotografia al cinema, dall’architettura alla critica sociale. Ai ha infatti collaborato con gli architetti Herzog & de Meuron al progetto dello stadio a Nido d’uccello per le Olimpiadi di Pechino del 2008 e per il Padiglione della Serpentine Gallery di Londra. Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, nel 2012 gli è stato assegnato dalla Fondazione per i Diritti Umani il Premio Václav Havel per il Dissenso Creativo. Vive a Pechino senza passaporto.

22 settembre 2014

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