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Perché la letteratura ci insegna a diventare padroni del nostro destino

Perché la letteratura ci insegna a diventare padroni del nostro destino

Il destino spesso pare così incontrastabile che ci sembra di combattere una battaglia persa ma la letteratura ci insegna che possiamo controllarlo…

MILANO – Il caso ha un ruolo fondamentale nella nostra vita. Spesso pare così incontrastabile che ci sembra di combattere una battaglia persa in partenza e che l’esistenza non sia altro che – come dice Haruki Murakami in “1Q84” – “il risultato naturale di un’assurda, e talvolta persino triviale, concatenazione di eventi”. Immancabilmente, tentiamo però di governare le nostre giornate, di dar loro la direzione che desideriamo. Pianifichiamo, programmiamo, ordiniamo, progettiamo, nella (illusoria?) speranza che le cose vadano come noi abbiamo deciso di farle andare. Ma, come scrive Paul Auster, “la vita è piena di fatti ed eventi inattesi, sia miracolosi che terrificanti”. Questi eventi inattesi ci piombano addosso senza preavviso, non bussano alla porta prima di entrare e non chiamano per avvertire che stanno arrivando. Come l’autore della “Trilogia di New York“, penso “che si debba essere pazzi per negare il ruolo del caso nella vita umana”.

VOLONTA’ E DESTINO – “Tutto quello che succede tra la nascita e la morte è una combinazione di volontà e caso”, scrive Paul Auster, ammettendo di fare un discorso alla portata di un bambino. Il problema, però, è che “spesso la gente tende a dimenticarsi del caso”. Non dobbiamo dimenticarcene e, come dice Philippe Petit, non dobbiamo lasciargli niente, perché è un “ladro inafferrabile”. Il caso, d’altra parte, secondo un altro punto di vista non è altro che quel destino che pretende di disegnare la nostra vita a suo piacimento. Ma il destino, come spiega Alessandro Baricco in “Castelli di rabbia“, è molto simile a un proiettile: “Il proiettile corre e non sa se ammazzerà qualcuno o finirà nel nulla, ma intanto corre e nella sua corsa è già scritto se finirà a spappolare il cuore di un uomo o a scheggiare un muro qualunque”.

LO SPAZIO PER ESSERE LIBERI – Ma un margine d’azione lo abbiamo ed è pure ampio. La letteratura è ricca di personaggi che combattono contro dei, avversità di ogni genere, diseguaglianze sociali, crisi economiche e malattie, personaggi che combattono e che spesso ne escono vincitori. Penso a John Fante che ci ha insegnato con le storie di Arturo Bandini che non siamo costretti a dedicare la vita al mestiere di nostro padre, penso a Paulo Coelho e alle avventure di Santiago che decide di abbandonare tutto per rincorrere il proprio sogno, penso ad Antoine de Saint-Exupéry e al suo Piccolo Principe, che viaggia da un pianeta all’altro pur di tornare dalla sua rosa. Penso, infine, a William Ernest Henley e a “Invictus”, quella grande poesia che ha dato la forza a Nelson Mandela di non lasciarsi inghiottire dalla prigione in cui era stato ingiustamente costretto. “Io sono il padrone del mio destino: Io sono il capitano della mia anima”.

 

*Le citazioni di Paul Auster sono state estrapolate dall’intervista all’autore americano realizzata da Matteo Bellinelli, raccolta nel libro “Le trame della scrittura” (Edizioni Casagrande 2005). 

Perché la letteratura ci insegna a diventare padroni del nostro destino ultima modifica: 2017-01-12T09:27:59+00:00 da dario

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