Arte

Il Tintoretto, artista “furioso” tra Rinascimento e Barocco


Oggi il mondo dell’arte celebra uno dei maggiori pittori del Rinascimento italiano, Jacopo Robusti detto il Tintoretto. Fin dalle sue prime opere si nota una forte impronta della cultura figurativa del manierismo…

MILANO – Oggi il mondo dell’arte celebra uno dei maggiori pittori del Rinascimento italiano, Jacopo Robusti detto il Tintoretto. Fin dalle sue prime opere si nota una forte impronta della cultura figurativa del manierismo. Nella sua vastissima produzione emergono le linee essenziali della sua ricerca che, privilegiando composizioni decentrate, direttrici diagonali, audaci scorci e un particolare intenso luminismo, raggiunse una grande forza narrativa ed emozionale. Anche la rapidità di esecuzione gioca un ruolo importante nella sua pittura, e i rari disegni preparatorî pervenutici sembrano confermare la sua pratica di far riferimento a modelli tridimensionali illuminati dalla luce artificiale di torce o lampade.

GLI INIZI – Jacopo Robusti, noto come il Tintoretto è stato un pittore italiano, uno dei più grandi esponenti della scuola veneziana e probabilmente l’ultimo grande pittore del Rinascimento italiano. Il soprannome “Tintoretto” gli derivò dal mestiere paterno, tintore di stoffe. Notando l’inclinazione naturale del figlio per il disegno, il padre Battista Robusti, lo collocò come apprendista nella bottega del grande pittore Tiziano Vecellio, ancora in adolescenza, per vedere se aveva le qualità dell’artista.
Alcuni storici raccontano che, dopo solo dieci giorni, il Tiziano lo avrebbe cacciato dalla sua scuola, probabilmente non per gelosia, quanto per divergenze artistiche e caratteriali, dato lo spirito ribelle del giovane allievo.

IL SUCCESSO – E’ datato 22 maggio 1539 un documento ufficiale nel quale Tintoretto si firma “maestro”, dunque in possesso di una propria bottega sita in Venezia, in campo San Cassian. È dell’anno dopo, 1540, la firma su una celebre “Sacra Conversazione”, mentre sono i suoi i due soffitti con soggetti mitologici dipinti per la casa veneziana di Pietro Aretino. A considerare da questi episodi, è possibile allora stimare che il celebre artista veneziano abbia visto crescere ed affermarsi la sua notorietà, o maestria, proprio in questi anni. A corroborare questa tesi, c’è anche la prima, vera commissione di cui si ha traccia certa, riguardante il Tintoretto. Vettor Pisani, nobile e titolare di una banca, intorno al 1541, in occasione delle nozze, chiama il giovane ventitreenne pittore per il restauro della propria residenza a San Paterniàn: sedici tavole incentrate sul tema delle Metamorfosi di Ovidio. Verso 1546 Tintoretto dipinge per la chiesa della Madonna dell’Orto tre delle sue opere principali: Adorazione del Vitello d’oro, la Presentazione della Vergine al Tempio e il Giudizio Universale.

ALLA SCUOLA DI SAN ROCCO – La massima fatica del Tintoretto è rappresentata dalle tele della Scuola di S. Rocco. Il pittore vi si dedicò in tre riprese: del 1564-66 sono quelle dell’Albergo ; del 1576-81 quelle del salone superiore; del 1583-87 quelle della sala terrena.

LA MATURITA’ – Nel 1555, l’artista, ormai soprannominato anche “Il furioso”, per il suo tratto e per l’uso drammatico della prospettiva, dipinge la celebre pala con “L’Assunta” nella Chiesa dei Gesuiti di Venezia, e “Giuseppe e la moglie di Putifarre”, altro celebre lavoro, poi acquistato da Diego Velasquez per Filippo IV. Dell’anno dopo invece, è il dipinto “Susanna e i vecchioni”. Nel 1548 è ingaggiato per quattro immagini nella Scuola Grande di San Marco. Nei suoi lavori continua ad essere evidente l’impronta tizianesca specialmente nelle scelte cromatiche e la perfezione di Michelangelo nell’anatomia dei corpi. Nel maggio 1564 i consiglieri della Scuola Grande di San Rocco decidono di far decorare a proprie spese il soffitto de “Albergo” – la sala delle riunioni della “giunta” -, nella nuova sede costruita dietro l’abside della Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari.
Tintoretto, invitato a partecipare al concorso, presenta un modello per una tela rappresentante “La gloria di San Rocco”. Inizia così una collaborazione, destinata a durare un ventennio (si concluderà soltanto nel 1587), che farà sì che le sale della Scuola di San Rocco si riempiano di opere dell’artista, fino a costituire un immenso poema figurato, la cui importanza è stata talvolta paragonata a quella della Cappella Brancacci di Firenze o della Cappella Sistina di Roma.

GLI ULTIMI ANNI – Nel 1588, alla morte di Veronese, subentra a quest’ultimo nella decorazione della parete della Sala del Maggior Consiglio. L’opera che ne risulta, una immensa tela di più di 7 metri di altezza e 24 di lunghezza, raffigura il Paradiso con al centro il Cristo Pantocratore. Tintoretto muore all’età di settantacinque anni dopo aver realizzato tre ultime opere per la Basilica di San Giorgio Maggiore: gli Ebrei nel deserto e la caduta della manna, l’Ultima Cena e laDeposizione nel sepolcro (1592 – 1594).

STILE – La sua arte pittorica è caratterizzata dalla grande energia espressiva e dall’utilizzo ardito della prospettiva. Nelle sue opere troviamo spesso grandi composizioni drammatiche e audaci contrasti di luce e ombra. Queste caratteristiche ne hanno fatto al contempo un grande innovatore del Rinascimento veneziano e un precursore dell’arte barocca.

29 settembre 2015

Il Tintoretto, artista “furioso” tra Rinascimento e Barocco ultima modifica: 2017-05-31T09:15:00+00:00 da lucia

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