Venerdì 13: il significato di questa fatidica data tra mito, letteratura e superstizione

13 Marzo 2026

Oggi è venerdì 13 e, per sfidare le superstizioni, vi raccontiamo i retroscena legati a questa particolare giornata.

Venerdì 13 il significato di questa fatidica data tra mito, letteratura e superstizione

Esistono date che, nel calendario dell’anima collettiva, sembrano scritte con un inchiostro diverso. Il Venerdì 13 è una di queste. Per i più razionali è un giorno come un altro, un semplice passaggio burocratico tra il giovedì e il weekend; per i più scaramantici, invece, è un campo minato di presagi e cautele.

Ma da dove nasce questa inquietudine che attraversa i secoli? Come mai un numero e un giorno della settimana, unendosi, riescono a generare una fobia così radicata da avere persino un nome clinico, la triscaidecafobia?

5 curiosità legate alla paura del Venerdì 13

Nella cultura occidentale si è soliti associare il numero 12 al concetto di completezza; infatti, se ci pensiamo, le vacanze di Natale durano 12 giorni, esistono 12 mesi in un anno, i segni zodiacali sono anch’essi 12. Al numero 12, inoltre, corrispondono le fatiche di Ercole, le divinità dell’Olimpo e le tribù di Israele.

Al contrario, il numero che viene dopo il 13, viene associato per diversi motivi al concetto di sfortuna. Esiste una parola, derivante dal greco treiskaídeka, “tredici”, e phóbos, “paura”, che esprime la paura irragionevole del numero 13, principalmente legata alla cultura popolare e alla superstizione. Il termine fu coniato da Isador Coriat nell’opera Abnormal Psychology.

Ecco allora 5 curiosità, insieme a qualche riflessione d’autore. sul venerdì 13 per scoprire cosa si cela dietro questa data fatidica, esorcizzando così la paura con la conoscenza.

1. L’origine del Venerdì 13: l’ombra di Loki, il tredicesimo invitato

Le radici della diffidenza verso il numero 13 affondano nei freddi e affascinanti territori della mitologia scandinava. Si narra che a un banchetto nel Valhalla fossero stati invitati dodici dèi. La festa procedeva in armonia finché non fece la sua comparsa Loki, il dio dell’inganno e della discordia, presentatosi come il tredicesimo invitato non gradito.

L’intrusione di Loki portò alla morte di Balder il Bello, l’incarnazione della luce e della benevolenza. Da quel momento, il numero 13 è diventato il simbolo della rottura dell’ordine precostituito, l’elemento perturbatore che trasforma la convivialità in tragedia. È un monito che la letteratura ha spesso ripreso: l’ospite inatteso è colui che cambia il destino del racconto.

2. L’ultima cena e il peso della cristianità

Se ci spostiamo dalla mitologia al sacro, il numero 13 assume connotazioni ancora più cupe. Nella tradizione cristiana, il pensiero corre immediatamente all’ultima cena. Intorno a quel tavolo sedevano tredici persone: Gesù e i dodici apostoli. Il tredicesimo era Giuda Iscariota, il traditore.

Questa associazione ha influenzato per secoli il galateo e le credenze popolari: sedersi in tredici a tavola è considerato un presagio di sventura, tanto che ancora oggi molti ristoratori evitano di allestire tavoli per questo numero di commensali. In questo contesto, il 13 non è solo sfortuna, ma il numero del sacrificio e del tradimento, una ferita aperta nella storia dell’umanità.

3. Perché proprio il Venerdì?

Se il 13 è il numero “maledetto”, perché il venerdì è il suo compagno ideale? Storicamente, il venerdì è il giorno della Passione di Cristo, un giorno di penitenza e lutto. Ma c’è un evento storico (anche se oggi in parte sfumato nel mito) che ha cementato questa unione: venerdì 13 ottobre 1307.

In quel giorno, il re di Francia Filippo il Bello ordinò l’arresto di massa dei Cavalieri Templari. Fu l’inizio della fine per l’ordine cavalleresco più potente del Medioevo, tra roghi e torture. Sebbene gli storici dibattano sulla precisione di questa data come origine della superstizione, la cultura pop – grazie anche a romanzi come Il Codice da Vinci di Dan Brown – ha reso questo legame indissolubile. Il venerdì 13 diventa così il simbolo del potere che si sgretola, della fine di un’era.

4. La triscaidecafobia: quando la paura diventa parola

Esiste una parola bellissima e terribile per descrivere questa ansia: triscaidecafobia. Deriva dal greco treiskaídeka (tredici) e phóbos (paura). Coniata dallo psichiatra Isador Coriat, questa definizione ci ricorda che la paura del 13 non è solo una diceria, ma un fenomeno psicologico collettivo.

In molti Paesi anglosassoni, la paura è così tangibile che negli alberghi manca il tredicesimo piano, negli aerei non esiste la fila 13 e negli ospedali si evita di numerare le stanze con questa cifra. È affascinante notare come l’uomo contemporaneo, circondato dalla tecnologia, non riesca a fare a meno di questi piccoli riti di protezione. Come diceva Eduardo De Filippo: “Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.

5. La geografia della scaramanzia: il 13 nel mondo

Non solo il 13: anche altri numeri sono da evitare nel corso dell’anno a seconda della latitudine in cui ci si trova. In Italia, ad esempio, oltre al fatidico venerdì 13 è anche il venerdì 17 a far paura (a causa dell’anagramma latino VIXI, “ho vissuto”, dunque “sono morto”). Nel nostro Paese, la cosiddetta “eptacaidecafobia” affonda le sue origine nella civiltà greca; infatti il 17 è stato associato alla sfera del maligno prima dai greci, poi dai romani e infine dalla Smorfia napoletana.

In Cina, Giappone e Corea del Sud, invece, il numero da evitare è il 4, la cui pronuncia (shi) è simile alla parola “morte”. Ma bisogna stare alla larga anche dal numero 7, perché il settimo mese del calendario cinese è legato ai fantasmi, e corrisponde al ritorno delle anime dei defunti sulla Terra.

Nel libro Apocalittico della Rivelazione della Bibbia, Giovanni l’Apostolo fa riferimento al 666 come “il numero della bestia”. Questa “bestia” è da tanti interpretata come l’Anticristo, per cui questo numero fa un po’ paura a tutti, anche a chi non è superstizioso.

Queste differenze ci insegnano che la superstizione è una costruzione culturale, un modo che l’essere umano ha inventato per dare un nome all’ignoto e cercare di controllare il caso.

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Come affrontare il Venerdì 13

Il miglior modo per affrontare un venerdì 13? Immergersi nella bellezza: invece di evitare gli specchi o incrociare le dita, è consigliabile di aprire un libro. La letteratura è piena di “sfortunati” che hanno saputo trasformare la loro condizione in epica, da Benjamin Malaussène di Daniel Pennac a Gian Burrasca.

Dopotutto, come scriveva Johann Wolfgang Goethe, “La superstizione è la poesia della vita”. È quel briciolo di irrazionalità che ci rende umani, a patto di non lasciare che ci impedisca di camminare a testa alta verso il futuro.

Quindi “Buon venerdì 13” a tutti i curiosi, ai lettori e a chi non ha paura di sfidare il destino con un buon libro in mano.

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