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A ricordare e riveder le stelle

Luca Cottarelli, storia del ragazzo bresciano vittima innocente di Cosa Nostra

Per la campagna “A ricordare e riveder le stelle”, oggi conosciamo la storia di Luca Cottarelli, ragazzo bresciano vittima innocente di Cosa Nostra, ucciso il 28 agosto 2006.

I ragazzi dell’Istituto Superiore G. La Pira di Pozzallo sono i protagonisti della campagna “A ricordare e riveder le stelle”. L’iniziativa, che rievoca Dante Alighieri, ha visto i ragazzi adottare ognuno una stella, ovvero il nome di una vittima della mafia, fare una ricerca e ricostruirne la storia con tutti i sentimenti che può evocare e conoscere meglio queste biografie per molti sconosciute. Oggi conosciamo la storia di Luca Cottarelli, ragazzo bresciano, vittima innocente di Cosa Nostra, ucciso il 28 agosto 2006.

La storia di Luca Cottarelli

Ciao, sono Luca Cottarelli e ho sedici anni o meglio… avevo sedici anni quando quel 28 agosto 2006 mi hanno ucciso brutalmente in casa mia a Urago Mella. Era una sera come tante, una di quelle noiose di fine estate. Mi trovavo sul divano a ripensare a come sarebbe stato tornare a scuola. Frequento… scusate, frequentavo l’Istituto Piamarta Iti Artigianelli a Brescia. È difficile per me realizzare di non esistere più, di essere solo un ricordo, una vittima per qualcosa che nemmeno mi riguardava. Avevo molti sogni nel cassetto, volati via dopo quel maledetto sparo.

Mi trovavo sul divano, ad un tratto, forse verso le otto di sera, sento il campanello suonare. Ho un ricordo così confuso del momento. Davanti alla porta c’erano tre uomini, non li avevo mai visti prima; cercavo di associare loro qualche legame con la nostra famiglia, ma nulla… eppure, il legame c’era… mio padre, Angelo Cottarelli. Mi giro per chiamare la mamma, magari lei ne sapeva di più. Mi sento tirare dalla maglia del pigiama. Vengo strattonato sul divanetto della taverna senza nemmeno avere il tempo di realizzare cosa stesse accadendo. Sento stringere i polsi. Abbasso lo sguardo per capirne di più. Erano delle fascette da elettricista.

Non capivo se stessi sognando o meno, era tutto così surreale, mai avrei pensato potesse accadere una cosa del genere. Sento una presenza di fianco a me, era mia madre. Mi giro verso lei, la guardo impaurito ed inizio a piangere in silenzio. Avrei voluto tanto poterla abbracciare, perché quella sarebbe stata l’ultima volta. L’ultima volta che i nostri sguardi si sarebbero incrociati. Perché non è stata lei l’ultima cosa che ho visto. Non sono andato via con in mente il volto d chi mi aveva donato la magnifica vita che avevo, seppur breve. Infatti l’ultima cosa che ricordo è quella fredda canna della pistola. Poi buio. Mentre il mio corpo si faceva via via più freddo ho sentito altri due boati. Uno per la mamma ed uno per papà.”

Così si sono spenti Luca e la madre, trovati morti in una pozza di sangue nella taverna. Sparati e poi sgozzati per inscenare una rapina andata male, avevano ancora i polsi legati. Angelo viene trovato agonizzante, aveva assistito all’omicidio del tanto amato figlio. Angelo se ne andrà dopo qualche ora, morirà infatti, senza pace, all’ospedale civile di Brescia.

A trovarli fu la vicina insospettita dall’uscio socchiuso della casa. Ad ucciderli fu Cosa Nostra. Ad uccidere Luca fu una cosa non sua, a distruggere i suoi sogni fu una cosa non sua, qualcosa di più grande di lui: un giro di fatture false.

Francesco Tiralongo

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