“Lilicka! (Invece di una lettera)”, la storia d’amore tra Vladimir Majakovskij e la musa Lilja Brik

Vladimir Majakovskij è stato un poeta, scrittore, drammaturgo, regista teatrale, attore, artista e giornalista sovietico, cantore della rivoluzione d’ottobre e maggior interprete del nuovo corso intrapreso dalla cultura russa post-rivoluzionaria. La sua musa ispiratrice è stata la scrittrice Lilja Brik. I due ebbero una relazione dal 1917 al 1923. A lei Majakovskij, che quando la conobbe corteggiava la sorella minore di lei Elsa Triolet, ha dedicato diverse poesie d’amore. Il 14 Aprile 1930 Majakovskji si tolse la vita. La storia con Lilja Brik era finita da qualche anno e, pur continuando un contatto epistolare, Vladimir si era legato con la giovane poetessa Veronika Vitol’dovna Polonskaja. Quel giorno, mentre scendeva le scale di casa, Veronika sente un colpo di pistola. Tornata indietro, scopre che Vladimir si è sparato un colpo di pistola dritto al cuore. Prima di suicidarsi, ha scritto questi versi, dedicati alla sua musa ispiratrice ed eterno amore Lilja Brik.

 

Lilicka! (Al posto di una lettera)

“Il fumo del tabacco ha divorato l’aria.
La stanza
é un capitolo dell’inferno di Krucènych.
Ricordi?
Accanto a questa finestra
per la prima volta,
in estasi, carezzai le tue mani.
Oggi ti vedo seduta,
il cuore in un’armatura di ferro.
Ancora un giorno,
e mi lascerai,
coprendomi forse di ingiurie.
Nella buia anticamera la mia mano, scossa dal tremito,
nella manica a lungo tenterà di infilarsi.
Balzerò fuori,
lancerò per strada il mio corpo.
Selvaggio
diverrò pazzo,
trafitto dalla disperazione.
Non si deve giungere a questo:
cara,
buona,
diciamoci adesso addio.
Nonostante questo,
il mio amore,
pesante come un macigno,
resta appeso al tuo collo,
dovunque tu fugga.
Lasciami in un estremo grido urlare
l’amarezza di offesi lamenti.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
andrà
a stendersi in gelide acque.
Ma al di là dell’amore per te,
per me
non c’è mare,
e a questo amore neanche col pianto darai una tregua.
Se anela il riposo lo stanco elefante
regalmente si sdraierà sulla rena infocata.
Ma al di là dell’amore per te,
per me
non c’è sole,
e io non so neppure dove sei e con chi.
Se l’amata avesse in tal modo torturato il poeta,
egli per la gloria e il denaro l’avrebbe lasciata,
ma per me
non c’è un solo suono di festa
oltre al suono del tuo amato nome.
No, non mi butterò nella tromba delle scale,
non berrò del veleno,
non oserò premere il grilletto contro la tempia.
Su di me,
al di fuori del tuo sguardo,
non ha potere la lama d’alcun coltello.
Domani scorderai
che ti avevo fatto regina,
che l’anima in fiore s’era bruciata d’amore,
e lo sfrenato carnevale dei futili giorni
disperderà le pagine dei miei libri…
Le foglie secche delle mie parole
potranno mai fermarti
per un sospiro?

Lascia almeno
ch’io copra con un’ultima tenerezza
il tuo passo che si allontana.”

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