natale 2020

Perché quest’anno trascorrere Natale lontano da casa è un gesto d’amore

Pubblichiamo la lettera di una ragazza che vive a Barcellona da 3 anni dedicata a tutti coloro che non torneranno a casa per le vacanze di Natale, un sacrificio voluto per il bene delle persone che si ama
Perché quest'anno trascorrere Natale lontano da casa è un gesto d'amore

L’anno scorso è stato per me il terzo anno in cui non tornavo a casa per Natale e mi sono fatta una promessa “mai più un Natale fuori casa”. Mi sento fortunata, perché in ogni posto in cui sono andata, mi sono sentita amata ed ho avuto sempre (o quasi) splendide persone accanto a me. Così che, già da gennaio dell’anno scorso iniziavo a fantasticare sulle feste di Natale di quest’anno. Il 2020 è stato un anno diverso, di riconciliazione con sé stessi, di consapevolezza che quello che spesso cerchiamo disperatamente fuori da noi, ce l’abbiamo proprio qui, dentro, sotto al naso e non ce ne rendiamo conto, perché guardiamo sempre fuori dalla finestra e mai dentro casa.

Quando torni a casa dai tuoi cari, ti rendi conto che non devi far niente per sentirti parte di una famiglia, che tu, una famiglia già ce l’hai e che ti amano semplicemente per il fatto che esisti. “No debes forzarte para ser amada, el simple hecho de que existes ya es bastante” (“non devi sforzarti per essere amata, il semplice fatto che esisti è già abbastanza”) questa frase l’ho riletta qualche giorno fa, l’avevo scritta come didascalia ad un post pubblicato su Instagram l’anno scorso proprio il giorno di Natale e mi è venuto da sorridere e mi sono ricordata e ripetuta che sì, io sono forte.

“Piccola, dimmi la verità, sei felice lì?” Mi chiede mio padre, proprio la sera di Natale. Mio padre ha sempre avuto la capacità di leggermi dentro. Io stavo in silenzio dall’altra parte del telefono. “Non dimenticarti mai chi sei, sappi che qui hai sempre un porto sicuro e se non ce la fai, puoi mollare tutto e tornare”. Queste parole suonano come tocchi di campane, forti e potenti. Mio padre non parla molto, ma quando lo fa, mi fa tremare il cuore, come una foglia. Il mio silenzio dall’altra parte del telefono. Trattenevo le lacrime e mi sentivo fortunata. “Paparella, ci sei? Ma stai piangendo?” mi chiede mio padre, ed io “Qué va (“Ma va” in spagnolo), non ti sento bene, ti chiamo dopo”.

Così fuggivo da lui e da me stessa e ritornavo tra i balli, la sangria e i festeggiamenti tra amici di amici e conoscenti, qui in questa città straniera. Ero inebriata dalla musica e i colori, non pensavo più alla telefonata con mio padre. “Where are you from?” mi chiede un ragazzo americano e poi, dopo, “Quieres bailar?” un altro ragazzo venezuelano. Così succede che mi lascio andare all’ebbrezza del momento e, improvvisamente, mi sento felice e fortunata. Presa dal momento e da quell’ atmosfera multicolore, dimentico che oggi era proprio il giorno di Natale e che, qualche attimo prima, al telefono con mio padre, avevo pianto in silenzio e avevo staccato dicendo che non lo sentivo più.

“Disfruta” (“diverti/ lasciati andare” in spagnolo) mi dice la mia amica madrilena Noemí, mentre da lontano mi fa l’occhiolino. Lei balla, è assorta tra la musica e le luci colorate. Balla, sorride e lascia andare la testa all’indietro. Barcellona è un Panta rei costante. Tutto scorre, tutto cambia, quasi niente resta.

Quest’anno, in molti saranno la Noemí, il ragazzo venezuelano e il ragazzo americano dell’anno scorso. Persone straniere in città straniere. Ci sarà però una differenza: non ci saranno feste, balli, il passaggio dei bicchieri da una bocca all’altra. Quest’anno il Natale sarà diverso. Molti si sentiranno ugualmente felici e soddisfatti per aver costruito un’altra famiglia nella città straniera, che chissà adesso sentono più familiare, e quindi saranno contenti. Altri si organizzeranno come possono, a casa, con due o tre amici, fidanzati o coinquilini. Molti altri, invece, brinderanno di fronte alla videocamera del telefono. Luce accesa in cucina, trasmissioni di Natale in una lingua straniera, silenzio e luci spente nelle altre stanze.

Eh sì, questa lettera è per te, tu che stai leggendo e che non tornerai a casa per le vacanze di Natale, tu che spesso ti senti solo/a, sappi che so cosa senti, io ti capisco, sei un eroe. Sappi che questi sforzi valgono la pena, anzi la vita di chi più ami. Ti trovi in un piccolo punto in un tutto l’arco della tua esistenza, perciò, consideralo tale. “Hey Jude, don’t make it bad, take a sad song and make it better (…) don’t carry the world upon your shoulders” recita la famosissima canzone “Hey Jude” de The Beatles.

Questo è il consiglio che voglio darti, prendi questo momento, affrontalo, abbraccialo. Tu sei forte, ti voglio bene. Forse non lo sai o te ne sei dimenticato/a, ma sei speciale. Grazie. Questo momento passerà e tornerai a brillare con tutti gli altri che brilleranno anche, insieme a te. Però, ricordati che la vita è adesso: prenditi cura di te, coccolati, amati, sentiti fortunato/a. Ti lascio, con tutto l’amore del mondo, alcuni versi della splendida poesia “Lentamente muore” di Martha Medeiros:

“Lentamente muore chi evita una passione,
chi preferisce il nero al bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente,
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.”

(Martha Medeiros, Brasile, 2000).

Abbi pazienza e sii felice. Quest’anno è un anno particolare, ma passerà, come passa ogni cosa. Spero che questa poesia servirà a te come è servita a me. Ricordati, abbi cura di te, amati e vogliti bene.

 

Manuela Morrone

 

 

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