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Giuseppe Mazzini, il precursore dell’Europa unita

Giuseppe Mazzini ha contribuito con grande tenacia alla formazione di un pensiero libero e democratico. In occasione dei 150 anni dalla sua morte, scopriamo perché, ancora oggi, le sue idee su un’Europa libera e unita sono ancora attuali.

Quest’anno si celebra il 150esimo anniversario della morte di Giuseppe Mazzini (10 marzo 1872). Giuseppe Mazzini è stato un esponente di punta del Risorgimento italiano. Conosciuto per aver fondato “La Giovine Italia” prima, e la “Giovine Europa” poi, Mazzini ha contribuito con grande tenacia alla formazione di un pensiero libero e democratico dentro e fuori il Belpaese.

Le sue idee sono germogliate e hanno reso possibile la formazione della repubblica in Italia. Convinto che la vita fosse una missione, Giuseppe Mazzini ha interamente dedicato la sua alla filosofia e alla politica, combattendo per il progresso e per la liberta da ogni tipo di regime assolutista.

La democrazia e i suoi valori fondanti

Il pensiero di Mazzini, che si sviluppa a partire dagli ideali della cultura francese degli anni ’30 dell’Ottocento, ha al centro il perseguimento di una patria libera dalla tirannia. Questo deve essere il primo e inalienabile punto da ottenere per poter condurre una vita felice e realizzata.
Il concetto di democrazia è quindi uno strumento per giungere “[all’] emancipazione, [al] miglioramento, [alla] cooperazione di tutti”, come specificato in “Pensieri sulla democrazia in Europa”.

Il modo più consono per giungere a tale traguardo deve essere, secondo Mazzini, il suffragio universale, per sottrarre il potere ad una “cerchia di privilegiati” e costruire un governo rappresentativo guidato da persone capaci e sagge.

Per poter scegliere i rappresentanti migliori e ottenere una solida democrazia, Mazzini esprime la necessità di una sana educazione che tocchi tutti gli abitanti della nazione: le idee devono poter circolare in abbondanza e libere, per promuovere l’uguaglianza. Gli interessi del popolo non devono più toccare l’ambito economico e materiale: ci si deve interessare a scopi più alti, ad una morale che non si limiti ad un solo paese, ma possa attraversarli tutti per giungere al suo compimento.

Il concetto di unione fra i vari Stati democratici è infatti un momento centrale del pensiero mazziniano.

Giuseppe Mazzini, la “Giovine Europa” e l’unione fra Stati

A Giuseppe Mazzini si deve l’associazione della “Giovine Europa”, che promuoveva l’indipendenza e l’emancipazione dei popoli dalla sudditanza ai regimi assoluti. Fondata 3 anni dopo la “Giovine Italia”, quest’associazione politica ha costituito uno dei primi tentativi di dialogo internazionale e democratico.

A questo proposito, Giuseppe Mazzini riconosceva che le rivoluzioni erano state sempre fallimentari a causa “soltanto degli interessi egoistici degli uomini, del naturale desiderio di felicità; si era lottato contro il male, ma senza ricercare il bene”. È necessario dunque, secondo il pensatore, risvegliare negli esseri umani una fede sociale, che non riguardi soltanto un individuo o un gruppo limitato di essi, come un singolo Stato, ma l’umanità intera, riconosciuta come “Associazione di tutte le patrie”. Un’alleanza di nazioni per sconfiggere le alleanze dei re.

L’umanità come nuovo valore fondante della società

Quando Giuseppe Mazzini si incammina nel suo percorso di lotta per il progresso, non si dedica soltanto alla diffusione dell’idea di nazione, ma cerca anche di promuovere il suo pensiero circa la convivenza pacifica fra i popoli. È lui che, a tal proposito, quando parla della

Rivoluzione Francese e degli ideali che l’hanno scatenata, affianca alla libertà, all’uguaglianza e alla fraternità l’associazione e l’umanità:
“L’epoca passata, epoca che è finita con la rivoluzione francese, era destinata ad emancipare l’uomo, l’individuo, conquistandogli i doni della libertà, della eguaglianza, della fraternità. L’epoca nuova è destinata a costituire l’umanità; è destinata ad organizzare un’Europa di popoli, indipendenti quanto la loro missione interna, associati tra loro a un comune intento”.

Il messaggio lanciato dal pensatore – sembra inutile ribadirlo – appare assolutamente moderno, adatto ai tempi in cui viviamo. Non ci siamo mai sentiti un’unica entità. È un problema che abbiamo in piccolo e in grande: molte volte non ci sentiamo italiani, e nemmeno europei, figurarsi cittadini del mondo.

Come possiamo arrivare alla consapevolezza di appartenere tutti ad un medesimo popolo e sperare che anche i nostri governanti si comportino da rappresentanti di una società unica e unita, nonostante le sue grandi differenze – che rappresentano un’inestimabile ricchezza –, se non cominciamo noi dal basso, dal nostro piccolo?

“Un’Europa di popoli”, concetto che si potrebbe allargare oggi ad “un mondo di popoli”, è quanto di più bello e progressista possiamo auspicare per un futuro di pace e fraternità durevoli.

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