Coronavirus

Come cambia la nostra percezione del futuro ai tempi del Coronavirus

A Piazza Pulita, lo scrittore Stefano Massini ci racconta come questo virus sta cambiando profondamente la nostra percezione del tempo e , in particolare del futuro
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Lo scrittore Stefano Massini ci racconta, a Piazza Pulita, come il virus sta cambiando il nostro modo di percepire il tempo e, in particolare, il futuro.

Dare il futuro per scontato

Il Coronavirus ci ha tolto questo abuso nell’uso del futuro. Noi davamo il futuro assolutamente per scontato. Stipulavamo contratti che ci vincolavano a rate per due o tre anni, fissavamo le vacanze con sette o otto mesi di anticipo, per non parlare dei mutui trentennali sulla casa. Il futuro era generalmente scontato. Adesso la macchina si è interrotta. E ci ha dichiarato che il futuro non è affatto un bene scontato. Questa cosa è stata messa in crisi dal virus.

Prima, durante e dopo

Ma c’è un’altra cosa, nel nostro rapporto col tempo, che il virus ha messo in crisi. C’è chi dice che ci sarà un tempo prima del virus e un tempo dopo il virus. Ma non è esattamente così. Esisterà un prima, un durante e un dopo. E noi il “durante” non lo accettiamo. La fase transitoria, la fase di limbo in cui tutto è sospeso, non è nella nostra mentalità di tecnologicamente avanzati. Pensiamo di poter contrarre il tempo a nostro giovamento. Per esempio, quando ordiniamo qualcosa su Internet, anche se non abbiamo alcuna urgenza, selezioniamo spedizione immediata. Perché non possiamo concepire un tempo sospeso, di attesa, prima che quello che desideriamo giunga fra le nostre mani. Questa volta no. Siamo costretti a subire un durante. Stiamo spettando questo maledetto picco che non arriva mai.

Che cosa ci lascerà il virus

Questa fase è al di là della nostra capacità di controllo, perché urta profondamente con il nostro modo di gestire il tempo, che è tendenzialmente immediato. Fra le tante cose che questo virus ci lascerà, ce n’è una non così negativa: ci darà una lezione sull’abuso del futuro. D’ora in poi, prima di coniugare un verbo al futuro, ci fermeremo a pensare se stiamo facendo il passo più lungo della gamba.

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