Festival di Sanremo: perché le canzoni combattono lo stress e fanno tornare il sorriso

25 Febbraio 2026

Dal palco dell’Ariston al nostro cervello: ecco come le canzoni del Festival di Sanremo attivano benessere emotivo e aiutano a ritrovare leggerezza.

Festival di Sanremo: perché le canzoni combattono lo stress e fanno tornare il sorriso

Il Festival di Sanremo non è solo un momento di intrattenimento leggero  e, molte volte, di inevitabili polemiche. Uno degli eventi più importanti del costume italiano è anche un potente contenitore di benessere, capace di combattere lo stress e di stimolare positivamente la nostra dimensione emotiva.

Un grande scienziato della mente come Oliver Sacks, nel suo libro Musicophilia (2007), esplora infatti la straordinaria forza neurale della musica e i suoi profondi legami con le funzioni — e talvolta le disfunzioni — del cervello.

Nel suo viaggio attraverso i misteri della mente umana, Sacks arriva a un passaggio che sembra scritto per descrivere ciò che accade ogni anno sul palco dell’Ariston. Citando William James e parlando della nostra “suscettibilità alla musica” osserva:

La musica può influenzare tutti noi — calmarci, animarci, confortarci, emozionarci o aiutarci a organizzarci e sincronizzarci nel lavoro e nel tempo libero — e può rivelarsi particolarmente potente, con un grande potenziale terapeutico.

Non è una suggestione romantica né un semplice effetto collaterale dell’intrattenimento. La musica, come suggerisce Oliver Sacks, agisce in profondità sui nostri sistemi emotivi e cognitivi: entra nei meccanismi che regolano tensione, attenzione e benessere psicofisico. È per questo che, durante Sanremo, ci accorgiamo di respirare meglio, di sentirci più leggeri, di sorridere senza che ce lo imponiamo.

La musica non lavora su un solo canale. Lavora su più “sensi” insieme. È un’esperienza completa, che coinvolge corpo, memoria, emozioni, relazione e identità. Infatti, la musica occupa molte più aree del cervello di quanto faccia il linguaggio; è la più complessa e profonda di tutte le attività umane.

Perché la musica combatte lo stress e fa tornare il sorriso

Se il Festival di Sanremo riesce ogni anno a incidere così profondamente sull’umore collettivo, la ragione non è soltanto culturale o mediatica. È, prima di tutto, neurobiologica. Come osserva Oliver Sacks nella prefazione di Musicophilia:

per quasi tutti noi la musica possiede un grande potere, che la cerchiamo oppure no o che ci consideriamo più o meno “musicali”.

Questa predisposizione, che Sacks chiama proprio “Musicofilia”, è un dato della natura umana, innata quasi come il sentimento per le cose vive. È una constatazione che aiuta a comprendere perché le canzoni del Festival riescano, con sorprendente regolarità, a modificare il nostro stato emotivo. La musica intercetta infatti circuiti profondi del cervello legati alla regolazione dello stress, alla memoria affettiva e ai meccanismi della ricompensa.

Quando una melodia entra davvero in risonanza con chi ascolta, il corpo tende a distendersi. Questo accade perché “La musica può fornire un senso di struttura e coerenza quando tutte le altre forme di continuità sono perdute”

In un mondo stressante che spesso percepiamo come caotico, la forma chiusa e perfetta di una canzone di tre minuti ci restituisce un senso di ordine temporale. Non sorprende, allora, che proprio durante Sanremo molte persone sperimentino una sensazione immediata di alleggerimento: le canzoni agiscono come modulatori emotivi naturali.

La reazione emotiva che provocano le canzoni

Uno degli aspetti più sorprendenti dell’esperienza musicale è la velocità con cui una canzone riesce a entrare nella nostra sfera emotiva. Non serve comprenderla tecnicamente né analizzarne la struttura: la risposta arriva prima, spesso in modo immediato e involontario.

Oliver Sacks lo spiega con grande chiarezza, osservando che a un apprezzamento strutturale in gran parte inconscio “si aggiunge spesso una reazione emotiva intensa e profonda”.

Sacks va oltre, affermando che “la musica può trafiggere il cuore direttamente; non ha bisogno di mediazioni”.

È proprio in questa risposta automatica che si annida una parte decisiva del potere anti-stress della musica. Durante il Festival di Sanremo questo meccanismo diventa particolarmente evidente.  La forza della performance dal vivo e l’orchestra amplificano l’impatto emotivo, rendendo visibile ciò che avviene dentro di noi. Lo stress si allenta e, quasi senza accorgercene, torna il sorriso.

Quando la musica agisce anche sul corpo

La forza della musica non si ferma alla sfera emotiva. Una delle intuizioni più interessanti di Oliver Sacks riguarda proprio il coinvolgimento fisico dell’ascolto musicale.

In Musicophilia, il neurologo osserva che l’esperienza musicale non è soltanto uditiva o emotiva, ma anche motoria. Non a caso, riprendendo un’intuizione di Friedrich Nietzsche, ricorda che “ascoltiamo la musica con i muscoli”, a conferma di quanto il corpo entri in risonanza con il ritmo prima ancora che ce ne rendiamo conto.

Sacks evidenzia come esista una “connessione profonda e fondamentale tra la musica e i sistemi motori del cervello”. È il fenomeno per cui battiamo il tempo involontariamente, anche se non stiamo prestando attenzione.

Durante Sanremo, questo ritmo funziona come un regolatore interno. Battere il piede o muoversi a tempo non è solo divertimento, ma un modo per l’organismo di sincronizzarsi (il cosiddetto entrainment) e uscire dallo stato di allerta continua tipico dello stress, ritrovando un equilibrio motorio e vitale.

È un fenomeno che tutti abbiamo sperimentato almeno una volta: il piede che batte a tempo, le spalle che si distendono, il respiro che cambia ritmo. Non sono gesti casuali, ma segnali di una sincronizzazione profonda tra stimolo musicale e fisiologia.

Proprio questa attivazione corporea contribuisce a spiegare perché la musica riesca a ridurre la percezione dello stress. Il ritmo funziona come un regolatore interno, aiutando l’organismo a uscire dallo stato di allerta continua tipico delle giornate più tese e a ritrovare una condizione di maggiore equilibrio.

Le esibizioni dal vivo, l’orchestra e la dimensione spettacolare amplificano la risposta fisica dello spettatore, trasformando l’ascolto in un’esperienza immersiva. È anche per questo che, davanti a una canzone riuscita, non ci limitiamo ad ascoltare: ci sentiamo letteralmente coinvolti.

Sacks afferma chiaramente che “noi esseri umani siamo una specie musicale non meno che linguistica”. Questo rafforza l’idea che Sanremo non sia solo “canzonette”, ma un bisogno biologico.

Ed è proprio in questo coinvolgimento totale, emotivo e corporeo insieme, che la musica rivela una delle sue funzioni più preziose: alleggerire la tensione e riaprire lo spazio del sorriso.

Sanremo, quando la musica diventa cura collettiva

Alla luce delle intuizioni di Oliver Sacks, il successo emotivo del Festival di Sanremo appare sotto una luce diversa. Non solo spettacolo, non solo competizione, ma un momento in cui diventa visibile il potere profondo della musica sul nostro equilibrio interiore. Sacks sottolinea che questo potere di legame sociale (bonding power) è fondamentale: la musica può unire un’intera comunità e riportare una persona a se stessa.

Nella prefazione di Musicophilia, Sacks ricorda che per quasi tutti noi la musica possiede “un grande potere”, capace di agire anche quando non la cerchiamo consapevolmente. È una predisposizione umana di fondo, che spiega perché l’impatto emotivo delle canzoni sia così immediato e diffuso.

Lo stesso neurologo osserva che all’ascolto musicale si accompagna spesso “una reazione emotiva intensa e profonda”. Quando questo accade, la musica diventa qualcosa di più di un semplice intrattenimento: diventa un modulatore naturale dello stato interno.

E non si tratta soltanto di emozione. Come Sacks sottolinea, l’esperienza musicale coinvolge anche i sistemi motori, confermando che “l’ascolto della musica non è solo uditivo ed emotivo, ma anche motorio”.

È proprio questa attivazione globale,  mente, emozioni e corpo, a spiegare perché una canzone possa ridurre la tensione e favorire una sensazione di distensione.

Quando questo processo avviene su scala collettiva, come durante Sanremo, l’effetto si amplifica. Milioni di persone entrano nello stesso clima emotivo, sperimentando quella funzione regolativa che Sacks attribuisce alla musica quando parla del suo «grande potenziale terapeutico».

Per qualche minuto, allora, il meccanismo è sorprendentemente semplice e potente insieme: la musica calma, riorganizza, riconnette. E in questo spazio ritrovato, biologico prima ancora che culturale, torna anche il sorriso.

Sacks scrive che il potere della musica di creare legami è fondamentale perché “può unire un’intera comunità”. In un’epoca di frammentazione, il Festival di Sanremo agisce come una “farmacia sensoriale” collettiva.

Coinvolgendo la vista (le luci e i fiori), l’udito (l’orchestra) e persino il tatto (le vibrazioni sonore che sentiamo nel petto), il Festival attiva quella risposta cerebrale totale che Oliver Sacks descrive come capace di occupare più aree del cervello di qualunque altra attività umana. La musica calma, riorganizza, riconnette.

È anche per questo che continuiamo a tornare, anno dopo anno, davanti al palco dell’Ariston. Non soltanto per scoprire la canzone vincitrice, ma per ritrovare, dentro una melodia condivisa, una forma di equilibrio che la vita quotidiana tende continuamente a disperdere.

Perché quando una canzone riesce davvero a toccarci, accade qualcosa di profondamente umano. Lo stress si allenta, l’energia emotiva si riaccende e, quasi senza accorgercene, torna il sorriso.

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